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Russia, lo stupidario della repressione: condanne per un sogno o una caramella

Il quadro del collettivo Mitki ritirato da una mostra per lo slogan "politico" 
Dallo scorso marzo quasi 5.200 russi sono stati incriminati per "discredito delle Forze armate" e circa 300 per "fake news". Rischiano ammende salatissime o persino il carcere per i motivi più futili e disparati
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MOSCA - State molto attenti ai vostri sogni perché corrono il rischio di portarvi dritti in tribunale. Quanto meno in Russia. È quello che è successo a un ventiseienne di Chita, capoluogo della Transbajkalja, Siberia meridionale. Ivan Losev ha avuto l'ardire di sognare Volodymyr Zelensky e di raccontarlo ai suoi circa 2.600 follower su Instagram.

"Oggi ho sognato di essere stato mobilitato e portato in un campo di addestramento e poi l'esercito ucraino, guidato da Zelensky, faceva irruzione. Ci avevano catturati e stavano per spararci. Ma Zelensky mi passa vicino e dice: 'Ho visto le tue storie su Instagram, Gloria all'Ucraina'. Io rispondo: 'Gloria agli eroi'. Zelensky mi dà una pacca sulla schiena e dice: 'Lasciamolo andare, ma uccidiamo tutti gli altri'. Allora mentre guardiamo che accada gli chiedo: 'Posso farmi un selfie con lei per Istangram'. Zelensky dice: 'Puoi'", raccontava. Non propri…

MOSCA - State molto attenti ai vostri sogni perché corrono il rischio di portarvi dritti in tribunale. Quanto meno in Russia. È quello che è successo a un ventiseienne di Chita, capoluogo della Transbajkalja, Siberia meridionale. Ivan Losev ha avuto l'ardire di sognare Volodymyr Zelensky e di raccontarlo ai suoi circa 2.600 follower su Instagram.

"Oggi ho sognato di essere stato mobilitato e portato in un campo di addestramento e poi l'esercito ucraino, guidato da Zelensky, faceva irruzione. Ci avevano catturati e stavano per spararci. Ma Zelensky mi passa vicino e dice: 'Ho visto le tue storie su Instagram, Gloria all'Ucraina'. Io rispondo: 'Gloria agli eroi'. Zelensky mi dà una pacca sulla schiena e dice: 'Lasciamolo andare, ma uccidiamo tutti gli altri'. Allora mentre guardiamo che accada gli chiedo: 'Posso farmi un selfie con lei per Istangram'. Zelensky dice: 'Puoi'", raccontava. Non proprio un panegirico del presidente ucraino.

Un mese fa è stato condannato a pagare un'ammenda di 30mila rubli (circa 400 euro) per "discredito delle forze armate", in base a una draconiana legge approva il 3 marzo scorso in fretta e furia sulla scia della cosiddetta "operazione militare speciale" russa in Ucraina. Vietata chiamarla altrimenti in base alla normativa sulle "fake news sull'esercito" siglata lo stesso giorno.

Il lato più assurdo della faccenda del giovane siberiano, come ha raccontato lo stesso Losev in un'intervista con la redazione in esilio della tv indipendente Dozhd, è che il suo profilo conteneva post "ben più pesanti" e il giudice si sarebbe potuto "risparmiare il ridicolo e la vergogna".

 

Il figlio condannato per un sogno, la madre per un Like

Ma a quanto pare il "ridicolo" non era abbastanza visto che la magistratura di Chita se l'è presa anche con la madre di Ivan, Nelli Loseva. Il 23 gennaio l'ha condannata sempre per "discredito dell'esercito russo" per un semplice "Like", Mi piace, sul social network russo OdnoKlassniki sotto al seguente testo: "Arrivano notizie dei primi morti di soldati mobilizzati. Altre ne arriveranno. Non stanno difendendo la loro patria, la loro stessa patria ha attaccato un Paese vicino. Muoiono per nulla".

Come se non bastasse Loseva dovrà tornare sul banco degli imputati dopodomani primo febbraio. Stavolta per "discredito dei simboli statali", ma sempre per un banale "Like" sotto al seguente slogan "Per la gente che visita il mio Paese: Putin è un **** e la Crimea è Ucraina".

Le condanne per "discredito" o "fake news" sull'esercito

Lo stupidario della nuova repressione russa si arricchisce di giorno in giorno di sentenze. Da marzo circa 300 russi sono stati incriminati per "fake news sull'esercito" e quasi 5.200 sono stati denunciati per "discredito" con le accuse più futili e disparate: ascoltare musica ucraina in auto, mostrare un foglio bianco o con otto asterischi tanti quanti "No alla g...." in russo, distribuire copie di 1984 di George Orwell, paragonare il presidente russo Vladimir Putin al protagonista di Delitto e Castigo di Fjodor Dostoevskij, imbrattare la lettera "Z" assurta a simbolo dell'offensiva russa contro Kiev.

Il 23 gennaio un tribunale di Mosca ha multato due studenti, Natalia Fomicheva e Savely Kashirin, di 55mila rubli (oltre 700 euro) ciascuno perché avevano lasciato una caramella accanto al monumento alla poetessa Lesja Ukrajnka dove è sorto un memoriale spontaneo per le vittime del raid contro un condominio di Dnipro.

La settimana prima a San Pietroburgo Regina Mishchenko è stata condannata a una multa di 50mila rubli (circa 650 euro) per una tshirt con la scritta "Fanculo la g....". La sua colpa non era neppure nella scritta stessa, ma nel fatto che avesse osato posare vestita così accanto a un ritratto di Putin e scattare un selfie.

Il prigioniero

C'è chi rischia il carcere

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Perché ci sono russi che si sono visti congelare i conti perché non avevano abbastanza soldi per pagare una multa come un camionista della Ciuvascia che aveva contrassegnato come "interessanti" due video sulla "verità sui bombardamenti ucraini nel Donbass" su OdnoKlassniki. E perché altri rischiano molto di più che una pur salata ammenda. E non sono soltanto noti oppositori e attivisti, ma comuni e indifesi cittadini.

Due teenager di Chita, la sedicenne Ljubov Lizunova e il diciannovenne Aleksandr Snezhkov, che rischiano rispettivamente tre e cinque anni di carcere per "attività terroristiche", "separatismo" e "vandalismo" perché stavano dipingendo su un garage il graffito "Morte al regime".

La diciannovenne Olesja Krivtsova, studentessa dell'Università federale settentrionale di Arkhangelsk, è finita nella lista degli "estremisti", alla stregua dei terroristi dello Stato Islamico o di Al Qaeda per una "storia" su Instagram e un commento pacifista in una chat di Telegram. È stata detenuta e incriminata due volte.

La prima è stata condannata a un regime di comunicazioni limitate, la seconda è finita agli arresti domiciliari in attesa di un processo che potrebbe portarla in carcere per dieci anni. Ora su una caviglia indossa il braccialetto elettronico, sull'altra esibisce un tatuaggio con Putin in guisa di serpente e la scritta "Il Grande Fratello ti guarda".

Il rischio che si punti a un verdetto esemplare è alto dal momento che la propaganda sta cavalcando molto il suo caso. Rossija24 le ha dedicato un talk show in cui Alekseandr Novikov, capo locale del Partito Comunista, l'ha chiamata "idiota". Secondo il noto proverbio del bue che dà cornuto all'asino. Il tutto perché due suoi compagni di corso si sono presi la briga di fare degli screenshot dei suoi post e di inviarli alle forze di sicurezza.

Il ritorno della delazione

Dietro alle più paradossali sentenze c'è quasi sempre un ottuso delatore. A Saratov, sul Volga, ad esempio, un medico è stato multato di 30mila rubli (circa 400 euro) per "discredito" perché parlando con i colleghi, ha espresso la sua opinione sull'offensiva in Ucraina.

L'ottusa censura

Anche la censura segue lo stesso insensato copione. A Mosca un dipinto di Dmitrij Shagin, uno dei fondatori del collettivo creativo di San Pietroburgo "Mitki", è stato rimosso da una mostra presso il Museo panrusso delle arti decorative. Il direttore del museo aveva ravvisato "sfumature politiche" nello slogan rappresentato nel dipinto: "Mitki non vuole sconfiggere nessuno". Peccato che fosse stato coniato come motto dell'associazione artistica a San Pietroburgo nel 1984 quando la capitale del Nord non voleva davvero sconfiggere nessuno.