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La Tunisia contro il presidente Saied: solo l'11,3% alle urne per il secondo turno delle legislative

Farouk Bouakser, presidente dell'autorità elettorale tunisina mentre annuncia i dati sull'affluenza (reuters)
Affluenza bassissima in elezioni divenute una sorta di referendum sulla riforma costituzionale voluta dal capo dello Stato che ha accentrato i poteri e non riesce a domare una profonda crisi economica. Gli islamici di Ennhada fanno appello al sindacato per unirsi e indire un nuovo voto
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TUNISI - I tunisini sembrano voltare definitivamente le spalle al presidente Kais Saied, 64 anni, già oscuro professore universitario di diritto costituzionale, che nel 2019 era stato eletto a sorpresa, da vero outsider. Ieri nel Paese si è tenuto il secondo turno delle legislative: l’elezione del nuovo Parlamento, sulla base della Costituzione iperpresidenzialista voluta proprio da Saied. Il tasso di partecipazione era atteso come un indice della popolarità del presidente, che, assieme a diversi esponenti del suo Governo, aveva lanciato svariati appelli al voto nei giorni scorsi. Ebbene: non sono serviti a nulla. Secondo i dati resi noti in serata dall’Isie, l’autorità elettorale, è andato a votare appena l’11,3% dei tunisini, una percentuale ridicola per quella che resta praticamente la sola democrazia del mondo arabo. 

Appena reso noto il dato, la principale coalizione dei partiti di opposizione, il Fronte di salvezza…

TUNISI - I tunisini sembrano voltare definitivamente le spalle al presidente Kais Saied, 64 anni, già oscuro professore universitario di diritto costituzionale, che nel 2019 era stato eletto a sorpresa, da vero outsider. Ieri nel Paese si è tenuto il secondo turno delle legislative: l’elezione del nuovo Parlamento, sulla base della Costituzione iperpresidenzialista voluta proprio da Saied. Il tasso di partecipazione era atteso come un indice della popolarità del presidente, che, assieme a diversi esponenti del suo Governo, aveva lanciato svariati appelli al voto nei giorni scorsi. Ebbene: non sono serviti a nulla. Secondo i dati resi noti in serata dall’Isie, l’autorità elettorale, è andato a votare appena l’11,3% dei tunisini, una percentuale ridicola per quella che resta praticamente la sola democrazia del mondo arabo. 

Appena reso noto il dato, la principale coalizione dei partiti di opposizione, il Fronte di salvezza nazionale (che comprende gli islamisti moderati di Ennahdha), ha proposto ad altre formazioni politiche, Ong e soprattutto al potente sindacato confederale, l’Ugtt, di unire le forze per “far dimettere Saied e andare verso elezioni anticipate”, visto “il fallimento totale del presidente”. La situazione resta confusa. 

   Ritornando al tasso di partecipazione, si abbassa ulteriormente se si considerano gli elettori con meno di 35 anni: si è presentato ai seggi soltanto il 4,84% dei votanti di quella fascia d’età. E dire che proprio i giovani avevano determinato il successo di Saied nel 2019, nella speranza che ridesse slancio alla Tunisia, politicamente ed economicamente. E, prima ancora, erano stati i giovani a scendere in piazza nel 2011, al momento della rivoluzione dei gelsomini, quando era stato cacciato il dittatore Ben Ali. Nel 2019 Saied aveva vinto con la promessa di essere un uomo fuori dai giochi, finalmente onesto. E forse lo è davvero, ma questo non basta alla Tunisia, in preda a una crisi socio-economica senza precedenti e che si aggrava sempre più. Nei giorni scorsi un video, che ha fatto il boom sui social, già dava un’idea di come evolvesse la sua popolarità. Vi si vedeva Saied che, senza prevenire, era andato in visita in un bar della Medina, quartiere popolare del centro di Tunisi, dalla caratteristica architettura arabo-musulmana. C’erano dei giovani ai tavolini, che non si sono neppure girati per guardarlo. Lui ha detto: “Vi darò tutto quello di cui avete bisogno”, aggiungendo poi: “Finché avrete la fiducia”. E uno dei giovani gli ha risposto: “Ma noi non abbiamo più fiducia”, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo. 

Il 25 luglio 2021 Saied aveva sciolto il Parlamento, dopo una decina d’anni d’instabilità politica e di corruzione dilagante (con Ennahdha a dominare la scena politica). In quell’occasione in tanti (ancora moltissimi giovani) erano scesi in piazza a sostenerlo. Lui aveva promesso una riforma costituzionale, che, però, ha preparato in solitudine, senza alcuna concertazione con i partiti politici e la società civile. Il nuovo testo fondamentale, accusato di deriva autoritaria, è stato approvato mediante un referendum popolare lo scorso luglio, quando poco più del 30% dei votanti si era presentato ai seggi. Iperpresidenzialista, la sua costituzione svuota di ogni reale potere la Camera dei deputati. Prevede la firma di dieci deputati per presentare un progetto di legge e, in ogni caso, i testi del presidente saranno votati in priorità. Per buttare giù un Governo, sarà necessaria l’approvazione di due mozioni di censura, votata ai due terzi della Camera dei deputati e del Consiglio nazionale delle regioni, un organo non ancora eletto. La Costituzione ha pure imposto che i candidati alle legislative non possano esplicitare la loro filiazione partitica.

Siamo così arrivati a queste legislative per l’elezione dei futuri 131 deputati. I nomi saranno resi noti nei prossimi giorni, ma, viste le premesse, non è importante chi sia stato davvero eletto (e i candidati erano perlopiù degli illustri sconosciuti):avranno pochissimi poteri. Era invece atteso il tasso di partecipazione, come test elettorale rispetto a Saied. Ebbene, al primo turno, il 17 dicembre si era fermato a un magro 11,2%. E questa volta, per il secondo, siamo all’11,3%. È un dato preliminare: forse quello definitivo sarà più elevato, ma di poco. Sì, in un Paese dove a certe elezioni, dopo l’inizio della democrazia, erano andati a votare quasi il 70% degli aventi diritto. Insomma, i tunisini a Saied sembrano proprio non credere più.