New York - La posizione di Donald Trump nello scandalo sul pagamento in nero per mettere a tacere le rivelazioni della porno star Stormy Daniels, si fa più rovente. La procura distrettuale di Manhattan ha deciso di selezionare un nuovo grand jury, un passo che viene fatto solo in presenza di prove concrete emerse durante un'inchiesta. E il capo della procura, Alvin Bragg, secondo il New York Times, sarebbe convinto di essere arrivato a un passaggio importante dell'indagine. Lui stesso aveva congelato l'inchiesta del suo predecessore, sostenendo che le prove raccolte non avrebbero retto alla prova di un grand jury. La scelta era stata criticata da un paio di ex investigatori, che si erano dimessi in segno di protesta.
Stormy Daniels
Adesso Bragg è tornato a quel punto, convinto di aver trovato prove capaci di reggere all'esame di una giuria popolare selezionata …!-->!-->
New York - La posizione di Donald Trump nello scandalo sul pagamento in nero per mettere a tacere le rivelazioni della porno star Stormy Daniels, si fa più rovente. La procura distrettuale di Manhattan ha deciso di selezionare un nuovo grand jury, un passo che viene fatto solo in presenza di prove concrete emerse durante un'inchiesta. E il capo della procura, Alvin Bragg, secondo il New York Times, sarebbe convinto di essere arrivato a un passaggio importante dell'indagine. Lui stesso aveva congelato l'inchiesta del suo predecessore, sostenendo che le prove raccolte non avrebbero retto alla prova di un grand jury. La scelta era stata criticata da un paio di ex investigatori, che si erano dimessi in segno di protesta.
Stormy Daniels
Adesso Bragg è tornato a quel punto, convinto di aver trovato prove capaci di reggere all'esame di una giuria popolare selezionata da un elenco di ventitré residenti a Manhattan. Una delle nuove "prove" è rappresentata da una testimonianza chiave: quella dell'ex capo del National Enquirer, David Pecker, che ha deciso di collaborare con gli investigatori. Pecker è uno dei personaggi più importanti della storia: nell'ottobre 2016, a un mese dalle elezioni presidenziali, il proprietario del tabloid aveva ricevuto una richiesta di denaro dal legale della porno star Stormy Daniels. Se non avesse pagato il silenzio, la donna avrebbe rivelato di aver fatto sesso con il tycoon nel 2006, in Nevada, quando Trump era già sposato con la moglie, e futura first lady, Melania Trump. La storia avrebbe potuto danneggiare l'immagine del candidato presidenziale. Pecker discusse con l'avvocato di Daniels la possibilità di acquisire in esclusiva i diritti della storia, con l'obiettivo di non pubblicarli mai. Una pratica chiamata "catch and kill", letteralmente cattura e uccidi, cioé prendi la storia e falla sparire. Ma alla fine Pecker, che aveva già speso 150 mila dollari per mettere a tacere un'altra storia di Trump con una modella di Playboy, si era rifiutato di pagare.
Lui e il direttore del National Enquirer, Dylan Howard, decisero che di questo caso si sarebbe dovuto occupare materialmente l'avvocato personale del tycoon, quel Michael Cohen che ha poi raccontato tutto ai magistrati di Manhattan e al super procuratore Robert Mueller, nell'audizione davanti al Congresso. Cohen si è dichiarato colpevole di aver anticipato, per conto di Trump, soldi alla porno star. "Dobbiamo coordinare una cosa, o finirà in modo imbarazzante per tutti", gli aveva scritto per messaggio il direttore del tabloid, a fine ottobre 2016. Due giorni dopo Cohen aveva trasferito sul conto del legale di Daniels 130mila dollari. La volontà dell'editore di collaborare rappresenta una svolta, anche perché gli investigatori vogliono portare davanti al grand jury altre tre persone ritenute a conoscenza della storia: lo stesso direttore del tabloid, Howard, e due dipendenti della compagnia di Trump, Jeffrey McConney e Deborah Tarasoff. I procuratori hanno cominciato a contattare esponenti della campagna di Trump nel 2016 e chiesto il sequestro di alcuni documenti, alla ricerca di conferme. L'incriminazione non è certa per Trump, che può sempre sostenere di essere stato all'oscuro del pagamento.
Michael Cohen
La testimonianza di Cohen, che non ha portato poi all'incriminazione dell'allora presidente degli Stati Uniti, è stata definita dai legali del tycoon come una "vendetta personale" per essere stato fatto fuori. Ma il procuratore distrettuale è convinto di aver trovato nuove prove. Trump, unico candidato ufficiale per corsa alla Casa Bianca per il 2024, è coinvolto in altre inchieste, da quella per una presunta frode fiscale, a quella in Georgia che potrebbe vederlo incriminato per il tentativo di sovvertire il risultato delle presidenziali 2020, quando chiese al segretario di Stato della Georgia di trovare più di undicimila voti per ribaltare l'esito del voto.