Il ritorno del dodo: un'azienda biotecnologica vuole riportarlo in vita
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – A volte ritornano, anche dopo essersi estinti. Un’azienda di biotecnologia e ingegneria genetica ha annunciato piani per riportare in vita il dodo, leggendario volatile delle isole Mauritius, l’ultimo esemplare dei quali risale al 17esimo secolo. Fondata due anni or sono e già impegnata in iniziative analoghe come quella di ricreare il mammuth e la tigre della Tasmania, la Colossal Biosciences di Boston ha reso noto di avere raccolto 150 milioni di dollari per finanziare il progetto, che sarebbe il primo mai tentato sulle uova di un uccello. La notizia ha immediatamente suscitato interrogativi di carattere etico sull’opportunità di fare rinascere geneticamente una creatura scomparsa ma anche eccitazione, perché il dodo occupa un posto particolare nell’immaginazione collettiva: è stato ritratto in romanzi, film, videogiochi, ha acquisito un significato che va al di là del mondo animale, è diventato insomma…
LONDRA – A volte ritornano, anche dopo essersi estinti. Un’azienda di biotecnologia e ingegneria genetica ha annunciato piani per riportare in vita il dodo, leggendario volatile delle isole Mauritius, l’ultimo esemplare dei quali risale al 17esimo secolo. Fondata due anni or sono e già impegnata in iniziative analoghe come quella di ricreare il mammuth e la tigre della Tasmania, la Colossal Biosciences di Boston ha reso noto di avere raccolto 150 milioni di dollari per finanziare il progetto, che sarebbe il primo mai tentato sulle uova di un uccello. La notizia ha immediatamente suscitato interrogativi di carattere etico sull’opportunità di fare rinascere geneticamente una creatura scomparsa ma anche eccitazione, perché il dodo occupa un posto particolare nell’immaginazione collettiva: è stato ritratto in romanzi, film, videogiochi, ha acquisito un significato che va al di là del mondo animale, è diventato insomma un personaggio e un concetto, sebbene in natura non esista da circa trecentocinquant’anni.
“La preistoria c’è già stata, ma non è mai stata riportata in vita dalla scienza” è il motto della Colossal Biosciences. Nel caso del dodo non si tratta di andare così indietro nel tempo ma solo fino al 1662 o al 1681, le date in cui viene collocato il suo avvistamento finale. A provocarne la scomparsa sarebbe stato lo sbarco sull’isola di Mauritius di colonizzatori portoghesi e olandesi, che ne distrussero l’habitat introducendo specie antagoniste come maiali, cani e gatti. Alto fino a 50 centimetri, con un becco pronunciato, il dodo infatti non aveva ali che gli permettevano di volare, per cui si cibava e nidificava al suolo. Non sembra che venne cacciato dai marinai europei, perché la sua carne è poco gustosa, ma può darsi che i coloni facessero incetta delle uova.
Fatto sta che da allora non se ne sono avute più tracce. Per motivi che hanno probabilmente a che fare con la sua strana forma, lo sgraziato uccello incapace di volare ha tuttavia acquisito nel corso del tempo un’inaspettata popolarità che ne ha prolungato la presenza fino ai giorni nostri. Appare in Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll e in Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain, in un romanzo di Thomas Pynchon e nel mondo magico di J.K. Rowling, nel film animato L’era glaciale e in una serie tivù ispirata ai Pokemon. Viene citato in un album dei Genesis, in un brano di Roger Waters e nella serie a fumetti Martin Mystère. Un gruppo rock si chiama proprio così, The Dodos, la marca di gioielli Pomellato ha una collezione chiamata Dodo, un dodo è raffigurato nel marchio di una birra e naturalmente nello stemma delle Mauritius. In inglese è diventato un’espressione, per indicare una persona incapace di adeguarsi a nuove circostanze o qualcosa di anacronistico e fuori moda.
Avrebbe già un buon numero di fans, insomma, se tornasse fra di noi in carne e ossa. Eticamente, l’esperimento comporta tecniche meno scioccanti di quelle considerate per ricreare il mammuth, per le quali l’ingegneria genetica dovrebbe agire sul corpo di un elefante: si tratterebbe di intervenire su uova di piccione, il volatile più parente prossimo del dodo. Anche così, l’operazione incontra obiezioni: “E’ senza dubbio un animale iconico, ma non si capisce l’utilità del progetto”, commenta sul Guardian il professor Ewan Birney, direttore dello European Molecular Biology Laboratory, “meglio concentrarsi sulle specie esistenti, prima che si estinguano”.
Ben Lamm, co-fondatore e amministratore delegato della Colossal, risponde che il tentativo di fare rivivere il dodo potrebbe contribuire agli sforzi dei conservazionisti, sviluppando tecniche che permettano agli scienziati di sviluppare determinati tratti genetici per aiutare specie minacciate di estinzione ad adattarsi al cambiamento climatico. Di certo c’è che il dna del dodo è reperibile: ne esistono centinaia di esemplari perfettamente conservati in musei di mezzo mondo. Se l’esperimento avrà successo, la società di ingegneria genetica americana pensa di reintrodurre il mitico volatile alle Mauritius. Ma al cinema, nelle pagine dei libri e nella fantasia popolare, il dodo non se n’è mai andato.