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Nikki Haley for president: annuncerà la corsa per la Casa Bianca il 15 febbraio

Nikki Haley 
L'ex governatrice della Carolina del Sud, già ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, è la prima repubblicana a scendere in campo contro Donald Trump. Ma al tycoon non sembra dare fastidio
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Nikki Haley for President. L’ex governatrice della Carolina del Sud, 51 anni, figlia di immigrati indiani che fu ambasciatrice alle Nazioni Unite ai tempi di Donald Trump, ha deciso. Annuncerà ufficialmente la sua corsa il prossimo 15 febbraio a Charleston, nello Stato da lei a lungo guidato: lo rivela il quotidiano locale Post and Courier. Sarà dunque una donna la prima sfidante ufficiale di Trump nella corsa alla Casa Bianca. Una discesa in campo che arriva proprio mentre altri potenziali candidati stanno rallentando le proprie mosse per non finire fin dall’inizio nel mirino dell’affilata e cattivissima ironia vendicativa di The Donald.

Haley quasi certamente pubblicherà un video già questa settimana dove si racconta alludendo alla sua decisione, una strategia già messa in atto da altri con la speranza di rendere la sua figura virale e aumentare l’attenzione sul discorso. La sua intenzione di tentare la sfida, d’altro…

Nikki Haley for President. L’ex governatrice della Carolina del Sud, 51 anni, figlia di immigrati indiani che fu ambasciatrice alle Nazioni Unite ai tempi di Donald Trump, ha deciso. Annuncerà ufficialmente la sua corsa il prossimo 15 febbraio a Charleston, nello Stato da lei a lungo guidato: lo rivela il quotidiano locale Post and Courier. Sarà dunque una donna la prima sfidante ufficiale di Trump nella corsa alla Casa Bianca. Una discesa in campo che arriva proprio mentre altri potenziali candidati stanno rallentando le proprie mosse per non finire fin dall’inizio nel mirino dell’affilata e cattivissima ironia vendicativa di The Donald.

Haley quasi certamente pubblicherà un video già questa settimana dove si racconta alludendo alla sua decisione, una strategia già messa in atto da altri con la speranza di rendere la sua figura virale e aumentare l’attenzione sul discorso. La sua intenzione di tentare la sfida, d’altronde, era emersa già due settimana fa, durante un’intervista concessa a Nbc dove era andata vicinissima all’annuncio: "La situazione corrente richiede un nuovo tipo di leadership e quel nuovo leader potrei essere io". Ricordando, pure i successi ottenuti nel corso della sua carriera: "Ho preso la guida di uno Stato profondamente malmesso e l’ho trasformato nel motore del Sudest. E come ambasciatrice all’Onu ho fatto in modo che tutti ci rispettassero".

Di sicuro, Donald Trump non sembra infastidito dal guanto di sfida che la sua ex ambasciatrice è pronta a lanciargli. Anzi, parlando coi giornalisti sabato ha raccontato di averne già parlato con lei e di averle risposto: “Segui il tuo cuore”. Certo, una frecciatina gliel'ha lanciata: “Aveva promesso che non si sarebbe mai candidata contro il suo presidente”. Ma ha subito aggiunto magnanimo: “Deve correre”. Peccato che durante lo stesso colloquio con la stampa l’ex inquilino della Casa Bianca non è stato affatto altrettanto magnanimo nei confronti di un altro suo ex pupillo che pure mira alla presidenza, il governatore della Florida Ron DeSantis. Lo ha infatti attaccato pesantemente, accusandolo di voler “riscrivere la Storia della risposta al Covid nel suo Stato. E' un uomo molto sleale”. Ripetendo le minacce già espresse: “Meglio per lui che non corra. Sono io che l’ho creato, posso distruggerlo. So certe cose su di lui...”.

D’altronde, se pure Haley si prepara ad essere la prima, la lista dei papabili candidati repubblicani alla presidenza - che dovranno prima di tutto sbaragliare Trump alle primarie – potrebbe essere lunga. Oltre al governatore della Florida DeSantis, unico trionfatore del Partito dell’Elefante alle elezioni di MidTerm c’è Mike Pence, l’ex vicepresidente che rifiutò di cedere alla richiesta di non certificare il voto nel 2020 e fu minacciato di morte dai rivoltosi del 6 gennaio, esperienza su cui ha scritto pure nel suo recente libro "So Help me God", dove accusa il suo ex Boss. E in lizza potrebbero esserci pure altri ex alleati di Trump: l’ex governatore del New Jersey Chris Christie, il governatore pro-armi del Texas Greg Abbott, e quel Brian Kemp rieletto governatore della Georgia che è un conservatore fanatico, ma rifiutò di truccare il risultato del voto a favore di Trump: e per quello, ora, è considerato un moderato.

Di sicuro Haley, nata Nimrata Randhawa a Bamberg, nella sua Sud Carolina, potrebbe piacere a molti. Anche perché è esattamente l’opposto della vicepresidente Kamala Harris, che pure vanta sangue indiano. Proprio come la democratica, infatti, pure Haley è una donna dai tanti primati. La sua storia, l'ha racconta lei stessa in due libri usciti di recente (pubblicare è un'altra mossa tipica di chi si prepara a correre per la Casa Bianca): With All Due Respect: Defending America with Grit and Grace, ovvero "Col dovuto rispetto: difendere l'America con grinta e grazia", del 2019. E poi If You Want Something Done: Leadership Lessons from Bold Women, che tradotto significa, Se vuoi che qualcosa sia fatto: a lezioni di leadership da donne coraggiose del 2022.

Proveniente da una famiglia di fede sikh, si è convertita al cristianesimo già da ragazza, ha preso il cognome del marito sposato nel 1996 ed è entrata in politica nel 2004, quando - a 32 anni - viene eletta nel Parlamento locale dove è poi riconfermata nel 2006 e nel 2008. Nel 2010 ha vinto la poltrona di governatrice (prima donna dello Stato e prima appartenente a una minoranza etnica) grazie al sostegno dei Tea Party, l’ala intransigente e conservatrice che in quegli anni va per la maggiore. Riconfermata nel 2014, fa scalpore un anno dopo per la decisione coraggiosa – almeno per un membro del suo partito - di rimuovere la bandiera confederata, considerata razzista, dalla Camera del Parlamento locale a pochi giorni dall’atroce strage di Charleston, dove il 21enne suprematista bianco Dylann Roof uccise 9 persone – sei donne e 3 uomini, tutti afroamericani – che lo avevano accolto nella loro chiesa, la Emanuel African Methodist Episcopal. Scatenando poi ampie polemiche dichiarando, 4 anni dopo, che l’omicida aveva profanato il significato di “servizio, sacrificio e eredità” di quel vessillo per colpa di certe foto in cui stringeva il drappo confederato fra le mani.

La sua carriera prende il volo nel 2016, quando viene scelta per pronunciare la risposta del suo partito all’ultimo discorso sullo Stato dell’Unione di Barack Obama, onore solitamente riservato agli astri nascenti dell’uno o dell’altro partito. All’epoca non risparmia critiche all’allora candidato alla presidenza Trump. Alle primarie punta prima su Marco Rubio e poi su Ted Cruz: e attacca duramente la proposta del tycoon di vietare l’ingresso negli Usa ai musulmani. Poi però, al momento del voto lo sostiene: al punto di guadagnarsene le grazie: e la nomina alle Nazioni Unite. Un impegno che la fa notare su scala globale. Fra le altre cose, riesce a convincere Pechino e Mosca a sostenere sanzioni alla Corea del Nord. Attacca duramente l’Iran e sostiene con altrettanta fermezza Israele. Durante il suo mandato, gli Stati Uniti abbandonano gli accordi di Parigi e si ritirano dal Consiglio per i diritti umani. Nel 2018, annuncia a sorpresa le dimissioni. Un atto, già allora equiparato da molti alla scelta di Hillary Clinton di abbandonare l’incarico di segretario di Stato in vista delle presidenziali di qualche anno dopo. I suoi rapporti con Trump sono sempre rimasti buoni. Tanto da far pensare che potrebbe tentare la corsa anche disposta ad accettare un secondo posto: come vicepresidente. Tanto più che, almeno ad oggi, il gradimento nei suoi confronti è limitato. Appena il 3 per cento degli elettori repubblicani. Per il tycoon in cerca di nuovo mandato potrebbe insomma non rappresentare un rischio: ma anzi un nuovo alleato. Il volto nuovo che potrebbe aiutarlo a vincere: una vice donna contro un presidente che ha già una sua numero due.