Il Papa e i racconti dell’orrore della guerra in Congo: "No alla logica della vendetta"
dal nostro inviato Iacopo Scaramuzzi , dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziKINSHASA - Coltelli, machete, martelli, asce utilizzati dai guerriglieri per sgozzare, sventrare, mutilare, rapire, schiavizzare e stuprare, deposti dalle vittime ai piedi di una croce per "disarmare il cuore", rifiutare la logica della vendetta e "tramutare il dolore in speranza". Papa Francesco ha assistito a questo rito, nella sede della nunziatura apostolica di Kinshasa, non senza denunciare la "insaziabile avidità di materie prime e di denaro" all'origine della guerra che insanguina il Congo nord-orientale.
KINSHASA - Coltelli, machete, martelli, asce utilizzati dai guerriglieri per sgozzare, sventrare, mutilare, rapire, schiavizzare e stuprare, deposti dalle vittime ai piedi di una croce per "disarmare il cuore", rifiutare la logica della vendetta e "tramutare il dolore in speranza". Papa Francesco ha assistito a questo rito, nella sede della nunziatura apostolica di Kinshasa, non senza denunciare la "insaziabile avidità di materie prime e di denaro" all'origine della guerra che insanguina il Congo nord-orientale.
I racconti dell'orrore
Nella sede diplomatica della Santa Sede a Kinshasa, un'elegante palazzina coloniale, Francesco ha voluto incontrare un gruppo di sfollati e ascoltare le loro testimonianze. Raccapriccianti. "Un giorno stavamo andando a prendere l'acqua al fiume, era il 2020, e durante il tragitto abbiamo incontrato alcuni ribelli", ha raccontato Bijoux Mukumbi Kamala. "Ognuno dei ribelli scelse chi voleva. Il comandante mi voleva. Mi ha violentato come un animale. È stata una sofferenza atroce. Mi violentava più volte al giorno, quando voleva, per diverse ore. E questo è andato avanti per 19 mesi, 1 anno e 7 mesi. Era inutile urlare, perché nessuno poteva sentirmi o venire in mio soccorso". Anche Emelda è stata tenuta come schiava sessuale per tre mesi: "Ogni giorno, da cinque a dieci uomini abusavano di ciascuna di noi. Ci hanno fatto mangiare la pasta di mais e la carne degli uomini uccisi. A volte mescolavano le teste delle persone con la carne degli animali. Chi si rifiutava di mangiarlo veniva fatto a pezzi e gli altri erano costretti a mangiarlo. Vivevamo nudi perché non scappassimo. Ero una di quelle che obbedivano, fino al giorno in cui, per grazia, riuscii a fuggire quando ci mandarono a prendere l'acqua dal fiume". Désiré Dhetsina, scomparso alcuni mesi fa, ha lasciato il suo racconto di sopravvissuto a un attacco al campo di sfollati: "Ho visto la ferocia: persone tagliate come carne di macelleria, donne sventrate, uomini decapitati". Ladislas Kambale Kombi, 16 anni, ha visto massacrare il padre: "Dal mio nascondiglio, ho seguito il modo in cui lo hanno fatto a pezzi, poi la sua testa mozzata è stata messa in un cesto. Infine, se ne andarono con la mamma. L'hanno rapita. Siamo rimasti orfani, io e le mie due sorelline. La mamma non è più tornata fino ad oggi. Non sappiamo cosa ne abbiano fatto". Vittime che hanno trovato nella Chiesa un rifugio e un sostegno per riiniziare la vita. Alla nunziatura hanno deposto le armi degli aggressori dinanzi ad una croce, "affinché Cristo mi perdoni per le condanne che ho fatto nel mio cuore contro questi uomini", ha detto Bijoux. "Anche la croce era uno strumento di dolore e di morte, il più terribile ai tempi di Gesù", ha chiosato il Papa, "ma, attraversato dal suo amore, è divenuto strumento universale di riconciliazione, albero di vita".
Il presidente congolese Felix Tshisekedi ha denunciato, all'arrivo di Bergoglio in Congo, l'uccisione di 10 milioni di persone, vittime delle "crudeli atrocità" compiute dalle potenze straniere "avide dei nostri minerali", e in particolare il sostegno "diretto e codardo" del vicino Ruanda, nel "silenzio complice" della comunità internazionale.
Il Ruanda, i minerali, le corresponsabilità interne
Il Papa ha analizzato la dinamica di queste "lotte di parte in cui si intrecciano dinamiche etniche, territoriali e di gruppo; conflitti che hanno a che fare con la proprietà terriera, con l'assenza o la debolezza delle istituzioni, o in cui si infiltra la blasfemia della violenza in nome di un falso dio. Ma - ha detto - è, soprattutto, la guerra scatenata da un'insaziabile avidità di materie prime e di denaro, che alimenta un'economia armata, la quale esige instabilità e corruzione". Violenze "vergognosamente alimentate non solo da forze esterne, ma anche dall'interno, per trarne interessi e vantaggi", ha puntualizzato Bergoglio, condannando "le violenze armate, i massacri, gli stupri, la distruzione e l'occupazione di villaggi, il saccheggio di campi e di bestiame che continuano a essere perpetrati nella Repubblica Democratica del Congo". "Basta arricchirsi sulla pelle dei più deboli, basta arricchirsi con risorse e soldi sporchi di sangue!", ha scandito ancora il Papa, che ha invocato Dio perché converta i cuori di compie queste atrocità e apra gli occhi "a coloro che li chiudono o si girano dall'altra parte davanti a questi abomini".
"Perdono non significa impunità"
Francesco non ha chiesto alle vittime di dimenticare il passato, ma ha indicato come modello il loro "coraggio di disarmare il cuore". "Davanti alla violenza disumana che avete visto con i vostri occhi e provato sulla vostra pelle si resta scioccati. E non ci sono parole; c'è solo da piangere, rimanendo in silenzio", ha detto. Ma "la fede porta con sé una nuova idea di giustizia, che non si accontenta di punire e rinuncia a vendicare, ma vuole riconciliare, disinnescare nuovi conflitti, estinguere l'astio, perdonare. E tutto questo è più potente del male" perché "trasforma la realtà da dentro invece che distruggerla da fuori". E dunque no alla logica della vendetta, perché "l'odio genera solo altro odio e la violenza altra violenza". Il che, ha precisato, "non vuol dire smettere di indignarsi di fronte al male e non denunciarlo, questo è doveroso. Nemmeno significa impunità e condono delle atrocità, andando avanti come se nulla fosse". Ma, appunto, "smilitarizzare il cuore".