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Papa Francesco celebra la messa in Congo davanti a un milione di persone: "In un mondo scoraggiato da guerra e violenza i cristiani mostrino la via della pace"

Francesco esorta il martoriato Paese africano a superare le differenze etniche e sociali. Celebrazione secondo il rito “zairese”, che Bergoglio ha voluto valorizzare come modello per l’Amazzonia e altre culture
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KINSHASA - Oltre un milione di fedeli hanno assistito alla messa all’aperto di papa Francesco a Kinshasa con canti, balli ritmati, abbigliamenti sgargianti. Fin dall’alba migliaia di persone hanno cominciato ad affluire nell’area dell’aeroporto Ndolo, scalo secondario della capitale della Repubblica Democratica del Congo, sotto l’energico controllo dell’esercito e della polizia. Giunto attorno alle 8.30 a bordo della “papamobile” aperta, Francesco, affiancato dal cardinale Fridolin Ambongo Besungu, ha fatto diversi giri tra la folla. Alla messa, celebrata ad una temperatura di poco meno di 30 gradi, ha assistito anche il presidente congolese Felix Tshisekedi. Secondo le autorità locali, alla fine si erano radunate “oltre un milione di persone”.

(reuters)

“Una grande amnistia del cuore”

“In un mondo scoraggiato…

KINSHASA - Oltre un milione di fedeli hanno assistito alla messa all’aperto di papa Francesco a Kinshasa con canti, balli ritmati, abbigliamenti sgargianti. Fin dall’alba migliaia di persone hanno cominciato ad affluire nell’area dell’aeroporto Ndolo, scalo secondario della capitale della Repubblica Democratica del Congo, sotto l’energico controllo dell’esercito e della polizia. Giunto attorno alle 8.30 a bordo della “papamobile” aperta, Francesco, affiancato dal cardinale Fridolin Ambongo Besungu, ha fatto diversi giri tra la folla. Alla messa, celebrata ad una temperatura di poco meno di 30 gradi, ha assistito anche il presidente congolese Felix Tshisekedi. Secondo le autorità locali, alla fine si erano radunate “oltre un milione di persone”.

(reuters)

“Una grande amnistia del cuore”

“In un mondo scoraggiato per la violenza e la guerra, i cristiani fanno come Gesù”, ha detto Francesco nell’omelia. “Lui, quasi insistendo, ha ripetuto ai discepoli: Pace a voi!”. In un Paese segnato dalla guerra sia nel Sud che, soprattutto, nella regione Nord-orientale del Kivu, Jorge Mario Bergoglio ha insistito sull’importanza del perdono: “Il perdono diventa la via della pace”, ha detto. “Non si tratta di lasciarsi tutto alle spalle come se niente fosse, ma di aprire agli altri il proprio cuore con amore”. Gesù, ha detto il Papa rivolto ad un immaginario interlocutore congolese, “conosce le tue ferite, conosce le ferite del tuo Paese, del tuo popolo, della tua terra! Sono ferite che bruciano, continuamente infettate dall’odio e dalla violenza, mentre la medicina della giustizia e il balsamo della speranza sembrano non arrivare mai. Fratello, sorella, Gesù soffre con te, vede le ferite che porti dentro e desidera consolarti e guarirti, porgendoti il suo Cuore ferito”, ha proseguito Francesco, esortando i congolesi a “perdonare sé stessi, gli altri e la storia” e ad avere “il coraggio di compiere una grande amnistia del cuore. Quanto bene ci fa ripulire il cuore dalla rabbia, dai rimorsi, da ogni rancore e livore”.

Non manca, ovviamente, chi anche tra i cristiani compie violenze: “Sia il momento propizio per te, che in questo Paese ti dici cristiano ma commetti violenze”, ha detto Bergoglio: “A te il Signore dice: Deponi le armi, abbraccia la misericordia”. 

(ansa)

La "povertà interiore"

Nell’omelia, il Papa ha anche messo in guardia i cattolici dal rischio di ricercare “il potere, la carriera, le ambizioni”, di “cadere nei trabocchetti del potere e del denaro” e di “cedere alle divisioni, alle lusinghe del carrierismo che corrodono la comunità, alle false illusioni del piacere e della stregoneria che rinchiudono in sé stessi”. L’antidoto migliore “contro la tentazione di dividerci e mondanizzarci”, ha detto Francesco, è “ripartire dai poveri”, e scoprire che “tutti condividiamo la povertà interiore”. Per Bergoglio, ancora, i veri cristiani ritengono che “le differenze etniche, regionali, sociali e religiose vengono dopo e non sono ostacoli; che gli altri sono fratelli e sorelle, membri della stessa comunità umana; che ognuno è destinatario della pace portata nel mondo da Gesù”. Per questo, “noi cristiani siamo chiamati a collaborare con tutti, a spezzare il circolo della violenza, a smontare le trame dell’odio. Sì, i cristiani, mandati da Cristo, sono chiamati per definizione a essere coscienza di pace del mondo”.

(fotogramma)

La liturgia africana

La messa a Kinshasa è stata celebrata “secondo il messale romano per le diocesi dello Zaire”: si tratta dell’adattamento del messale alla realtà congolese, introducendo nella liturgia elementi linguistici e rituali propri della cultura dell’area. Ispirato al Concilio vaticano II e approvato nel 1988, questo messale è stato valorizzato dal Papa latino-americano, che ha sempre puntato alla “inculturazione della fede”, in Africa e in altri luoghi, come l’Amazzonia; e che, in particolare, ha voluto presiedere una messa a San Pietro secondo il rito zairese nel 2019. Su suo impulso, poi, la Libreria editrice vaticana ha pubblicato un libro su questo “rito promettente per le altre culture” curato da suor Rita Mboshu Kongo, religiosa che ora accompagna il Papa in Congo.