Taiwan, incursioni della Cina: 34 aerei e nove navi militari attorno all'isola
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Trentaquattro aerei e nove navi militari intorno a Taiwan. Continuano le incursioni cinesi sullo Stretto, mai abbandonate in realtà dopo la visita dell’agosto scorso della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi a Taipei. In risposta questa mattina Taiwan ha fatto decollare jet da combattimento, ha messo in allerta la sua marina e ha attivato sistemi missilistici. Venti degli aerei cinesi, secondo il Ministero della Difesa di Taipei, avrebbero oltrepassato la linea mediana, zona cuscinetto non ufficiale (ma ampiamente rispettata fino all’estate scorsa) tra la Repubblica Popolare e l’isola democratica. Le forze armate di Taiwan hanno "monitorato la situazione per rispondere a queste attività”, dichiara in una nota il Ministero dell'isola.
Ad indispettire Pechino è stata molto probabilmente la telefonata di lunedì sera tra il neo-presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel, e la leader dell’isola Tsai Ing-wen. …
PECHINO - Trentaquattro aerei e nove navi militari intorno a Taiwan. Continuano le incursioni cinesi sullo Stretto, mai abbandonate in realtà dopo la visita dell’agosto scorso della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi a Taipei. In risposta questa mattina Taiwan ha fatto decollare jet da combattimento, ha messo in allerta la sua marina e ha attivato sistemi missilistici. Venti degli aerei cinesi, secondo il Ministero della Difesa di Taipei, avrebbero oltrepassato la linea mediana, zona cuscinetto non ufficiale (ma ampiamente rispettata fino all’estate scorsa) tra la Repubblica Popolare e l’isola democratica. Le forze armate di Taiwan hanno "monitorato la situazione per rispondere a queste attività”, dichiara in una nota il Ministero dell'isola.
Ad indispettire Pechino è stata molto probabilmente la telefonata di lunedì sera tra il neo-presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel, e la leader dell’isola Tsai Ing-wen. La Cina ha protestato, interpretando la telefonata come un sostegno alla sovranità dell’isola, un “segnale sbagliato alle forze indipendentiste”. La telefonata di lunedì ha rappresentato una svolta diplomatica per l'isola rivendicata dalla Cina, che non ha relazioni formali con Praga. “Pavel ha ignorato i ripetuti tentativi della Cina di dissuaderlo e le nostre ripetute rimostranze", ha dichiarato ieri la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. "Ha continuato a calpestare la linea rossa della Cina, interferendo seriamente negli affari interni della Cina e ferendo i sentimenti del popolo cinese”.
Il tour di Stoltenberg in Asia
La notizia arriva pure mentre il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg è impegnato nel suo tour, in Corea del Sud nei giorni scorsi e ora in Giappone. Stoltenberg ha detto che la Cina sta investendo sempre più in armi nucleari e missili a lungo raggio senza fornire trasparenza o impegnarsi in colloqui sul controllo degli armamenti. Nelle scorse ore aveva criticato la Cina per "la prepotenza verso i suoi vicini e la minaccia nei confronti di Taiwan”. In un'intervista rilasciata oggi a Tokyo al quotidiano Nikkei, il Segretario ha ribadito il punto, affermando che qualsiasi tentativo della Cina di cambiare lo status quo nello Stretto di Taiwan avrà conseguenze per gli alleati della Nato. “Mentre i membri Nato continueranno a impegnarsi con la Cina sul controllo degli armamenti, sul cambiamento climatico e su altre questioni, è importante prevenire ed evitare qualsiasi cambiamento dello status quo che porti ad un'unificazione con l'uso del potere militare. Questo è il messaggio alla Cina".
Il Ministero degli Esteri cinese ha risposto accusando l’Alleanza atlantica di esagerare con “la minaccia cinese”. "Vorrei sottolineare che l'Asia-Pacifico non è un campo di battaglia per la contesa geopolitica e non accoglie la mentalità della Guerra Fredda e il confronto tra blocchi”, afferma la portavoce di Pechino, Mao Ning.
La possibile visita di McCarthy
Pechino è in fermento anche per la visita che dovrebbe esserci in primavera del nuovo speaker della Camera Usa, Kevin McCarthy. Lo stesso Ministero degli Esteri cinese ha invitato il presidente della Camera degli Stati Uniti a non visitare Taiwan, sollevando lo spettro di una ripetizione delle manovre militari dello scorso anno, quando Nancy Pelosi si recò sull’isola. Diversi analisti sostengono che possa esserci una risposta meno violenta di quella dello scorso agosto, visto che McCarthy è un repubblicano e dunque non dovrebbe essere visto come un emissario della Casa Bianca. Pechino si sentirà comunque “in dovere” di rispondere in qualche modo.
Sebbene le relazioni tra Stati Uniti e Cina siano migliorate da quando, a novembre, Joe Biden ha avuto il suo primo incontro faccia a faccia con Xi Jinping, Pechino ha ripetutamente indicato che non c'è spazio per un compromesso sulla sovranità di Taiwan.
Ad agitare le acque nello Stretto anche il memo trapelato lo scorso fine settimana del generale dell’Aeronautica Mike Minihan: "il mio istinto mi dice che combatteremo nel 2025. Xi si è assicurato il suo terzo mandato e ha fissato il suo consiglio di guerra nell'ottobre 2022”. La nota non era destinata al pubblico, ma è trapelata su Twitter nel fine settimana e non è probabilmente indicativa di una tempistica ufficiale del Pentagono, viste le dichiarazioni con tempistiche diverse di altri alti ufficiali. Ma è un segno che molti militari americani ritengono che un conflitto con la Cina sia sempre più inevitabile.