Tunisia: arrestato uno dei leader sindacali dell'Ugtt perché aveva organizzato uno sciopero
di Leonardo Martinelli , di Leonardo MartinelliUn sindacalista è stato arrestato in Tunisia. Perché? Semplicemente per aver indetto uno sciopero. A tanto si è arrivati nel Paese maghrebino, lo stesso della rivoluzione dei gelsomini del 2011, quando dette il là alle "primavere arabe". Da allora la Tunisia è rimasta praticamente l'unica democrazia del mondo arabo, una sorta di laboratorio politico. Le cose, però, stanno progressivamente cambiando con Kais Saied, presidente dal 2019. Negli ultimi tempi dalla società civile (ancora molto attiva) arrivavano le accuse di una "deriva autoritaria". Ecco, l'ultimo arresto ne sembra una conferma.
Ripercorriamo l'inquietante tempistica …
Un sindacalista è stato arrestato in Tunisia. Perché? Semplicemente per aver indetto uno sciopero. A tanto si è arrivati nel Paese maghrebino, lo stesso della rivoluzione dei gelsomini del 2011, quando dette il là alle "primavere arabe". Da allora la Tunisia è rimasta praticamente l'unica democrazia del mondo arabo, una sorta di laboratorio politico. Le cose, però, stanno progressivamente cambiando con Kais Saied, presidente dal 2019. Negli ultimi tempi dalla società civile (ancora molto attiva) arrivavano le accuse di una "deriva autoritaria". Ecco, l'ultimo arresto ne sembra una conferma.
Ripercorriamo l'inquietante tempistica della vicenda. Ieri sera viene diffuso sui social un discorso di Saied. La scorsa domenica si è tenuto il secondo turno delle legislative, per eleggere la Camera dei deputati (che, in realtà, avrà scarsi poteri, sulla base di una Costituzione iperpresidenzialista, fatta approvare da Saied). Alle urne si è presentato poco più dell'11% dei votanti: i tunisini non credono più alla politica (e alla democrazia) e sembrano voltare le spalle al loro presidente.
Il discorso di Saied
Lui, nel discorso di ieri sera, appare aggressivo e confuso. Ma a un certo momento punta il dito contro chi "blocca le strade e minaccia di bloccare le autostrade", aggiungendo che "non devono più beneficiare dell'impunità". "Il diritto sindacale - precisa Saied - è garantito dalla Costituzione, ma non può diventare una copertura per fini politici". Lunedì e martedì i dipendenti delle autostrade (che sono pubbliche) avevano fatto sciopero. In realtà, nessun blocco del Traffico: semplicemente il pedaggio non era stato incassato alle stazioni.
E così ieri sera, dopo il discorso del presidente, la polizia si è presentata a sorpresa a casa di Anis Kaabi, sindacalista dell'Ugtt, la confederazione nazionale (tradizionalmente molto potente), e segretario generale proprio per il settore autostradale. Oggi l'Ugtt ha reagito con un comunicato, definendo l'arresto "un colpo duro per il lavoro dei sindacati, una violazione dei nostri diritti e degli trattati internazionali", firmati dalla Tunisia per il rispetto delle libertà dei lavoratori.
L'Ugtt ha pure sottolineato come il blitz sia avvenuto proprio dopo il minaccioso discorso di Saied. L'organizzazione ha ricordato il "carattere legale" dello sciopero, legato a semplici rivendicazioni salariali, in un Paese in preda a una crisi economica senza precedenti. Sami Tahri, vice segretario generale dell'Ugtt, ha precisato che il discorso del presidente gli ricordava quelli che pronunciava, ai tempi dalla dittatura, Habib Bourguiba, il padre dell'indipendenza del 1956 (rimasto in carica fino al 1987), proprio prima di arrestare esponenti sindacali.
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Il sindacato e la lotta per l'indipendenza
L'Ugtt ha più di un milione d'iscritti. Fondato nel 1946, sotto la dominazione coloniale del protettorato francese, fu un attore importante nella lotta per l'indipendenza, come nel 2011 in quella per la democrazia. Nel 2015 è stato ricompensato per avere svolto un ruolo fondamentale nella transizione democratica con il Nobel della Pace, assegnato a un "quartetto", con altre tre organizzazioni della società civile.
L'Ugtt viene anche spesso criticato per il suo peso eccessivo in certe aziende pubbliche e nell'amministrazione dello Stato, dove, in certi contesti, ha spinto verso assunzioni di massa. Ma conserva in ogni caso un ruolo sociale e politico importante in un Paese oggi in crisi profonda e dove i partiti (anche quelli dell'opposizione) sono screditati. Secondo l'organizzazione, l'arresto di Kaabi sarebbe giustificato dalle forze dell'ordine per "aver provocato delle perdite finanziarie" alla società pubblica delle autostrade e, quindi, delle casse dello Stato.
La deriva autoritaria
Da tempo le Ong tunisine denunciano la "deriva autoritaria" del presidente, portando a esempio casi di arresti arbitrari e processi di civili dinanzi ai tribunali militari. Saied venne eletto nel 2019 con grande entusiasmo dai tunisini, esasperati da anni da un gioco parlamentare diventato disfunzionale, senza considerare che la crisi sociale era allora già forte. Speravano che il nuovo presidente ridesse slancio al Paese, politicamente ed economicamente. Lui, da vero outsider, incarnava la speranza di una politica nuova e pulita.
Poi, però, l'uomo si è bloccato in una bolla irreale, portatore di un populismo venato di un messianismo panarabo e anti-imperialista, mentre la situazione economica e sociale si degrada sempre più e lo Stato tunisino sta scivolando sull'orlo del default. Il Paese ha un terribile bisogno di un prestito da 1,9 miliardi di dollari promesso dal Fondo monetario internazionale. L'organizzazione, però, lo sta rimandando, probabilmente per la sfiducia che nutre nei confronti di Saied a gestire il programma di riforme richiesto per concedere il prestito.