Caso ChatGPT, da Big Tech a Pechino la sfida dell'Intelligenza artificiale diventa globale
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Vedrete cose che voi umani, ci avvertì Blade Runner. L'Economist l'ha ribattezzata "una gara epica per la supremazia nell'Intelligenza artificiale (AI). L'esito determinerà quando l'era della AI entrerà nei computer di tutto il mondo. E soprattutto chi la dominerà". I contendenti? Agguerrite start-up della Silicon Valley, ma anche i titani hi-tech come Apple, Microsoft, Google e Meta. Fino al Partito comunista cinese.
A scatenare la battaglia è stato ChatGPT, un chatbot intelligente della start-up di San Francisco OpenAI fondata da Sam Altman e Trevor Blackwell nel 2015 (e pure Elon Musk) che a novembre ha sconvolto la galassia AI. ChatGPT è già così intelligente che spesso si comporta come un umano: scrive testi di ogni genere, dai saggi alle canzoni ("È grottesco!", risponde sdegnato Nick Cave), dalle poesie all'introduzione di un recente discorso del ministro delle F…
LONDRA - Vedrete cose che voi umani, ci avvertì Blade Runner. L'Economist l'ha ribattezzata "una gara epica per la supremazia nell'Intelligenza artificiale (AI). L'esito determinerà quando l'era della AI entrerà nei computer di tutto il mondo. E soprattutto chi la dominerà". I contendenti? Agguerrite start-up della Silicon Valley, ma anche i titani hi-tech come Apple, Microsoft, Google e Meta. Fino al Partito comunista cinese.
A scatenare la battaglia è stato ChatGPT, un chatbot intelligente della start-up di San Francisco OpenAI fondata da Sam Altman e Trevor Blackwell nel 2015 (e pure Elon Musk) che a novembre ha sconvolto la galassia AI. ChatGPT è già così intelligente che spesso si comporta come un umano: scrive testi di ogni genere, dai saggi alle canzoni ("È grottesco!", risponde sdegnato Nick Cave), dalle poesie all'introduzione di un recente discorso del ministro delle Finanze britannico, Jeremy Hunt.
Ma ChatGPT è stato anche accusato di aiutare gli studenti agli esami, risponde a qualsiasi domanda, dalle ricette ai codici di programmazione, assicura di saper riconoscere un testo scritto da un umano, assiste nelle ricerche Google grazie alla enorme quantità di dati online cui accede (seppur per ora aggiornati al 2021) e crea straordinarie immagini a comando, anche complesse. Insomma, una eccezionale ultra-evoluzione degli assistenti vocali Alexa e Siri. "E siamo solo all'inizio", avverte il settimanale britannico. Tanto che OpenAI ha già lanciato una versione "plus" di ChatGPT a pagamento per 20 dollari al mese. Forbes: "La guerra è ufficialmente iniziata".
Solo a gennaio 2023, ChatGPT ha attratto almeno 100 milioni di utenti attivi unici sul suo sito, ed è ancora di una versione base. Secondo uno studio Ubs, è l'applicazione che nella storia ha tagliato più in fretta questo traguardo. Per fare un confronto, TikTok è arrivata a 100 milioni di utenti unici attivi "solo" a nove mesi dal suo lancio mondiale, mentre a Instagram sono serviti due anni e mezzo.
Ma com'è possibile che ChatGPT sia stato sviluppato e lanciato da una start-up (che ormai già vale oltre 100 miliardi di dollari) e non dai colossi "Big Five" come Meta (Facebook e Instagram) e Alphabet (Google), Amazon e Apple, oltre a Microsoft? Non c'entra solo la depressione dei giganti hi-tech, che stanno tagliando decine di migliaia di posti di lavoro. La vera discriminante è che le "piccole" start-up possono rischiare di più e dunque piazzare sul mercato un prodotto straordinario seppur ancora imperfetto o grezzo (già, ChatGPT commette ancora errori come gli umani). Al contrario, Meta, Google e Apple non possono permetterselo, soprattutto per questioni di immagine, e devono testare un prodotto in maniera ossessiva prima di esporsi. La creatura di Mark Zuckerberg ne sa qualcosa, quando ad agosto un suo bot sperimentale, BlenderBot, stimolato dagli utenti, si abbandonò a commenti razzisti. E lo stesso capitò a Microsoft con il Tay.
Proprio Google-Alphabet pare al momento il gigante più frustrato sulla AI, dopo gli astronomici investimenti e avveniristici progetti degli ultimi anni, come il laboratorio di AI DeepMind nel 2014 e dal 2016 il comandamento "AI come priorità" del ceo Sundar Pichai. Non a caso, da inizio anno Pichai twitta promesse e "annunci imminenti" sull'intelligenza artificiale. A Cupertino è infatti scattato "il codice rosso" quando Microsoft ha iniziato a investire sempre di più su OpenAI, madre di ChatGPT. Il co-fondatore Bill Gates: "Il 2023 anno dell'Intelligenza artificiale? Potete dirlo forte".
Già. Perché Microsoft, nonostante abbia arrancato negli ultimi anni rispetto a golem come Google e Apple, nel 2019 ha azzeccato la mossa giusta: investire in OpenAI. Prima un miliardo sulla fiducia per lo sviluppo, poi un altro, infine due settimane fa un'iniezione da altri 10 miliardi di dollari che la piazza in pole position sulla AI. Non a caso, Microsoft non vede l'ora di includere ChatGPT in tutti i suoi software e nelle app.
Ma gli altri "Big Four" sferreranno presto la controffensiva con i loro chatbot. Anche Baidu, il motore di ricerca cinese collegato allo Stato e dunque al Partito comunista, ha annunciato che entro marzo renderà noto il suo ChatGPT. E così Google, dopo il caso Lamda, altro chatbot che per un ex ingegnere di Alphabet, Blake Lemoine, è già "diventato senziente". Secondo uno studio Blackberry, il 51% dei dirigenti della Information Technology teme che ChatGPT possa presto lanciare addirittura un attacco cyber: "Lui e i suoi fratelli dovranno essere controllati al più presto dai governi". Sperando non finisca come nel film Terminator, dove le macchine, diventate senzienti e autonome, decidono di spazzare via la "minaccia" del genere umano.