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Il Papa striglia i leader del Sud Sudan: "Basta guerra o il Paese sarà un cimitero"

Papa Francesco con il presidente del Sud Sudan Salva Kiir (ansa)
“Basta sangue versato, basta conflitti, basta violenze e accuse reciproche su chi le commette”. Francesco in “pellegrinaggio ecumenico di pace” con l’arcivescovo di Canterbury e il moderatore della Chiesa scozzese. Il presidente sudsudanese annuncia l’intenzione di tornare al tavolo negoziale di Sant’Egidio a Roma
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GIUBA – Con parole “franche e dirette” papa Francesco ha strigliato i leader del Sud Sudan, protagonisti di una guerra civile che su una popolazione di 12 milioni di persone ha fatto in un decennio 400mila morti, affinché non riducano il Paese “a un cimitero”: “Basta sangue versato, basta conflitti, basta violenze e accuse reciproche su chi le commette”, ha detto Jorge Mario Bergoglio, che nel 2019 si era inginocchiato ai piedi dei politici sudsudanesi, in guerra tra loro pur facendo formalmente parte di un governo di unità nazionale, per implorare la pace. Senza successo.


“Affinché questa terra non si riduca a un cimitero, ma t…

GIUBA – Con parole “franche e dirette” papa Francesco ha strigliato i leader del Sud Sudan, protagonisti di una guerra civile che su una popolazione di 12 milioni di persone ha fatto in un decennio 400mila morti, affinché non riducano il Paese “a un cimitero”: “Basta sangue versato, basta conflitti, basta violenze e accuse reciproche su chi le commette”, ha detto Jorge Mario Bergoglio, che nel 2019 si era inginocchiato ai piedi dei politici sudsudanesi, in guerra tra loro pur facendo formalmente parte di un governo di unità nazionale, per implorare la pace. Senza successo.


“Affinché questa terra non si riduca a un cimitero, ma torni a essere un giardino fiorente, vi prego, con tutto il cuore, di accogliere una parola semplice: non mia, ma di Cristo”, ha detto il Papa. “Egli la pronunciò proprio in un giardino, nel Getsemani, quando, di fronte a un suo discepolo che aveva sfoderato la spada, disse: Basta! Signor presidente, signori vice-presidenti, in nome di Dio, del Dio che insieme abbiamo pregato a Roma, del Dio mite e umile di cuore nel quale tanta gente di questo caro Paese crede, è l’ora di dire basta, senza se e senza ma”, ha rimarcato Francesco: “Basta sangue versato, basta conflitti, basta violenze e accuse reciproche su chi le commette, basta lasciare il popolo assetato di pace. Basta distruzione, è l’ora della costruzione! Si getti alle spalle il tempo della guerra e sorga un tempo di pace!”.

Guerra tra cristiani e pellegrinaggio ecumenico

Nato nel 2011 da una scissione dal Sudan, a maggioranza musulmana, il Sud Sudan, terra di missione da metà dell’Ottocento, è cattolico, secondo i dati vaticani, al 52%, e anche le altre confessioni cristiane sono diffuse. Una presenza che rende la guerra tra gruppi etnici tanto più imbarazzante per le Chiese. E che ha spinto il Papa, il primate anglicano e il moderatore della Chiesa scozzese ad agire congiuntamente. A Roma nel 2019, dove ospitarono per un “ritiro spirituale” il presidente Salva Kiir e tre vicepresidenti, tra i quali il suo principale rivale, Riek Machar. E, ora, direttamente nel Sud Sudan per un “pellegrinaggio ecumenico di pace”: “Insieme”, ha detto il Papa affiancato da Justin Welby e Iain Greenschields, “ci presentiamo a voi e a questo popolo nel nome di Gesù Cristo, Principe della pace”.


“Amici”, ha detto Francesco ai vertici dello Stato sudsudanese, “è tempo di passare dalle parole ai fatti. È tempo di voltare pagina, è il tempo dell’impegno per una trasformazione urgente e necessaria. Il processo di pace e di riconciliazione domanda un nuovo sussulto. Ci si intenda e si porti avanti l’Accordo di pace, come anche la Road Map! In un mondo segnato da divisioni e conflitti, questo Paese ospita un pellegrinaggio ecumenico di pace, che – ha sottolineato – costituisce una rarità; rappresenti un cambio di passo, l’occasione, per il Sud Sudan, di ricominciare a navigare in acque tranquille, riprendendo il dialogo, senza doppiezze e opportunismi. Sia per tutti un’occasione per rilanciare la speranza: ciascun cittadino possa comprendere che non è più tempo di lasciarsi trasportare dalle acque malsane dell’odio, del tribalismo, del regionalismo e delle differenze etniche; è tempo di navigare insieme verso il futuro”. Perché, ha detto ancora, “se dietro ogni violenza ci sono rabbia e rancore, e dietro a ogni rabbia e rancore c’è la memoria non risanata di ferite, umiliazioni e torti, la direzione per uscire da ciò è solo quella dell’incontro: accogliere gli altri come fratelli e dare loro spazio, anche sapendo fare dei passi indietro”. La cerimonia di accoglienza si è svolta, a 35 gradi all’ombra, nei giardini del palazzo presidenziale di Giuba.

Si riapre il tavolo negoziale di Sant’Egidio

Nel suo discorso introduttivo, il presidente sudsudanese, in onore del pontefice, ha annunciato l’intenzione del governo di tornare al tavolo promosso dalla comunità di Sant’Egidio, la “Rome Initiative”: si tratta di un negoziato, avviato nel 2019 e sospeso dall’esecutivo, che coinvolge, oltre alle due etnie principali rappresentate al governo, dinka e nuer, gli altri gruppi politici e militari rimasti sinora ai margini del processo di pace. “La sua visita”, ha detto Salva Kiir al Papa, “lascerà un impatto positivo sulla nostra coscienza nazionale e sulla pace nel nostro Paese”.

Le generazioni future

Bergoglio non ha lesinato critiche: chiamando i politici sudsudanesi a coinvolgere maggiormente giovani e donne; combattendo “corruzione”, “giri iniqui di denaro, trame nascoste per arricchirsi, affari clientelari, mancanza di trasparenza”, fonte di una povertà che rappresenta “il terreno fertile nel quale si radicano odi, divisioni e violenza”; arginando “l’arrivo di armi che, nonostante i divieti, continuano a giungere in tanti Paesi della zona e anche in Sud Sudan”; promuovendo ospedali e scuole, “unica via perché i figli di questa terra prendano in mano il loro futuro”. 

Ai politici del Paese più giovane del mondo, due milioni e mezzo di rifugiati nei Paesi limitrofi e due milioni di sfollati interni, Francesco ha chiesto di essere “padri e madri”, “perché di questo hanno bisogno i figli del Sud Sudan: di padri, non di padroni; di passi stabili di sviluppo, non di continue cadute”, ha detto: “Le generazioni future onoreranno o cancelleranno la memoria dei vostri nomi in base a quanto fate ora”. “So – ha concluso il Papa – che alcune mie espressioni possono essere state franche e dirette, ma vi prego di credere che ciò nasce solo dall’affetto e dalla preoccupazione con cui seguo le vostre vicende, insieme ai fratelli con i quali sono venuto qui, pellegrino di pace”. Per promuovere il cammino di pace, “un cammino tortuoso – ha detto Bergoglio – ma non più rimandabile”.