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Gli Usa restituiscono un cucchiaio di 3000 anni fa alla Palestina, insorge Israele: "Controlliamo noi l'archeologia anche in Cisgiordania"

Un dettaglio del cucchiaio restituito 
La disputa sul reperto confiscato a un miliardario americano e consegnato all'Anp accende un altro capitolo dello scontro per l'estensione della giurisdizione sui Territori occupati perseguita dal governo Netanyahu
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GERUSALEMME – Un utensile assiro risalente a quasi tremila anni fa è diventato protagonista dell’ennesimo capitolo del conflitto israelo-palestinese, con il ministro israeliano del Patrimonio Culturale Amihai Eliyahu che ha annunciato di aver aperto un’inchiesta sulla decisione del procuratore distrettuale di New York di restituire il reperto – confiscato a un collezionista – all’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).

Tutto comincia nel 2021, quando le autorità americane sequestrano circa 180 reperti archeologici di provenienza illecita al miliardario Michael Steinhardt. Come previsto dalla legge, diversi oggetti vengono restituiti ai paesi di origine tra cui Italia, Bulgaria, Grecia, Turchia, Giordania, Libia e la stessa Israele.

All’inizio di gennaio, il procuratore distrettuale di New York Alvin Bragg annuncia che il reperto assiro verrà consegnato all’Anp. Secondo il comunicato stampa, l’utensile ch…

GERUSALEMME – Un utensile assiro risalente a quasi tremila anni fa è diventato protagonista dell’ennesimo capitolo del conflitto israelo-palestinese, con il ministro israeliano del Patrimonio Culturale Amihai Eliyahu che ha annunciato di aver aperto un’inchiesta sulla decisione del procuratore distrettuale di New York di restituire il reperto – confiscato a un collezionista – all’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).

Tutto comincia nel 2021, quando le autorità americane sequestrano circa 180 reperti archeologici di provenienza illecita al miliardario Michael Steinhardt. Come previsto dalla legge, diversi oggetti vengono restituiti ai paesi di origine tra cui Italia, Bulgaria, Grecia, Turchia, Giordania, Libia e la stessa Israele.

All’inizio di gennaio, il procuratore distrettuale di New York Alvin Bragg annuncia che il reperto assiro verrà consegnato all’Anp. Secondo il comunicato stampa, l’utensile che veniva utilizzato per l’incenso durante cerimonie funebri o religiose proviene da El Kom, noto anche come Al Kum, un villaggio palestinese circa 13 chilometri a sud di Hebron. Vicino al villaggio si trova un sito archeologico noto come Khirbet el-Qom, databile nello stesso periodo, in cui in passato tra l’altro sono state ritrovate due iscrizioni ebraiche che menzionano il Dio di Israele.

Secondo i documenti del tribunale, visionati dall’Associated Press, Steinhardt aveva acquistato l’utensile in avorio nel 2003 dal commerciante di antichità israeliano Gil Chaya per seimila dollari. Il reperto non aveva alcuna certificato di provenienza ma lo stesso Chaya ne ha comunicato l’origine alle autorità americane.

Il rimpatrio del reperto era stato descritto come la prima restituzione di un oggetto culturale al popolo palestinese da parte degli Stati Uniti.

“È nostro diritto riavere qualsiasi manufatto che provenga illegalmente dalla Palestina”, ha detto all’Associated Press Jihad Yassin, direttore generale degli scavi e dei musei del Ministero palestinese del Turismo e delle Antichità. “Ogni reperto racconta una storia della storia di questa terra”.

Secondo gli Accordi di Oslo stipulati nel 1993, l’archeologia in Cisgiordania è materia su cui Israele e Anp dovrebbero coordinarsi. In pratica però questo non accade.

Il Cogat, unità dell’esercito israeliano responsabile delle questioni civili in Cisgiordania, ha al suo interno un dipartimento dedicato all’archeologia, che si occupa dei siti in Area C (sotto completo controllo israeliano). Gerusalemme accusa spesso l’Anp di non fare abbastanza per proteggere le aree sotto il suo controllo da tombaroli e incuria, se non addirittura di favorirne il danneggiamento quando si tratta di aree legate alla storia ebraica nella regione. Accuse respinte dall’Anp.

"Cerchiamo di fare del nostro meglio per proteggere i siti archeologici, ma incontriamo difficoltà", ha detto Yassin, che ha sottolineato come circa il 60% dei siti archeologici della Cisgiordania si trovi sotto il completo controllo militare israeliano e che gli addetti alla prevenzione dei furti del suo ministero riescono a prevenire un’alta percentuale di saccheggi nelle zone sotto controllo palestinese.

Negli scorsi giorni Elyahu, un esponente del partito religioso di estrema destra Otzma Yehudit (“Potere ebraico”), ha dichiarato l’intenzione di estendere l’operato dell’Autorità per le Antichità israeliana anche alla Cisgiordania.

“Il patrimonio culturale israeliano verrà protetto da entrambi i lati della Linea Verde,” ha scritto su Facebook, annunciando l’approvazione di un piano del governo a questo scopo e facendo riferimento alla linea di confine determinata con l’armistizio al termine della Guerra d’indipendenza nel 1949 che fu poi superata quando nel 1967 Israele conquistò la Cisgiordania e Gerusalemme Est dalla Giordania.

Secondo i critici, applicare la giurisdizione della legge israeliana in materia di antichità alla Cisgiordania equivarrebbe a un’annessione di fatto – un obiettivo che almeno in teoria è parte del programma di governo, sebbene già in passato il Primo Ministro Benjamin Netanyahu si fosse impegnato in questo senso e fosse poi tornato sui suoi passi.

Intanto, per quanto riguarda l’utensile assiro, non è chiaro se la valutazione del ministero israeliano possa avere alcun impatto pratico sulla proprietà dell’oggetto che ormai si trova a Betlemme per essere studiato dagli archeologhi palestinesi, ma potrebbe creare problemi per simili restituzioni in futuro.