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Papa Francesco: "La morte di Benedetto XVI è stata strumentalizzata da gente senza etica"

(ansa)
“Con tutte le guerre il mondo rischia l’autodistruzione: fermiamoci in tempo perché una bomba richiama una bomba più grande”. Sul volo di ritorno dall’Africa il pontefice annuncia viaggi a Lisbona, Marsiglia, Mongolia e India. La salute? Bergoglio scherza: “L’erba cattiva non muore mai”
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A BORDO DEL VOLO PAPALE – La morte di Benedetto XVI “è stata strumentalizzata da gente che vuole portare acqua al proprio mulino”, persone senza “etica”, “gente di partito, non di Chiesa”, ma Joseph Ratzinger non era “amareggiato” – come ha detto, tra gli altri, il suo segretario particolare, monsignor Georg Gaenswein – ed era sempre “al fianco” di Francesco: lo ha puntualizzato lo stesso Papa, nel corso della conferenza stampa sul volo di ritorno dall’Africa, svelando un retroscena: quando Bergoglio aprì alle unioni civili, in una intervista di alcuni anni fa, un amico di Ratzinger, “una persona che si crede un grande teologo”, andò a protestare con il Papa emerito, che convocò quattro cardinali teologi per approfondire la questione e alla fine approvò la posizione di Francesco. Con tutte le guerre in corso, il mondo, ha detto il Papa, “è in …

A BORDO DEL VOLO PAPALE – La morte di Benedetto XVI “è stata strumentalizzata da gente che vuole portare acqua al proprio mulino”, persone senza “etica”, “gente di partito, non di Chiesa”, ma Joseph Ratzinger non era “amareggiato” – come ha detto, tra gli altri, il suo segretario particolare, monsignor Georg Gaenswein – ed era sempre “al fianco” di Francesco: lo ha puntualizzato lo stesso Papa, nel corso della conferenza stampa sul volo di ritorno dall’Africa, svelando un retroscena: quando Bergoglio aprì alle unioni civili, in una intervista di alcuni anni fa, un amico di Ratzinger, “una persona che si crede un grande teologo”, andò a protestare con il Papa emerito, che convocò quattro cardinali teologi per approfondire la questione e alla fine approvò la posizione di Francesco. Con tutte le guerre in corso, il mondo, ha detto il Papa, “è in autodistruzione”: “Fermiamoci a tempo perché una bomba richiama una bomba più grande, una più grande… e nell’escalation non sai dove finirai”, ha detto Bergoglio, che ha confermato il viaggio a Lisbona ad agosto per la Giornata mondiale della gioventù, a settembre a Marsiglia e, probabilmente, in Mongolia, l’anno prossimo in India. Quanto alla propria salute, il Papa, 86 anni, ha scherzato: “L’erba cattiva non muore mai”. Ad affiancare il pontefice, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby e il moderatore della Chiesa di Scozia Iain Greenschields che lo hanno accompagnato in Sud Sudan.

Pensa che dopo la morte di Benedetto è stato più difficile il suo lavoro, che si siano rafforzate le tensioni tra le ali della Chiesa?

“Ho potuto parlare di tutto con papa Benedetto, e cambiare opinione, e lui era sempre al mio fianco, appoggiandomi e, se aveva qualche difficoltà, me la diceva e parlavamo. E non c’erano problemi. Una volta ho parlato del matrimonio delle persone omosessuali, dicendo che il matrimonio è un sacramento e non possiamo farlo ma c’è una possibilità di assicurare l’aspetto materiale con una legge che permette a qualsiasi persona di poter fare una unione civile: non necessariamente di coppia. Una persona che si crede un grande teologo, tramite un amico di papa Benedetto è andato da lui e ha fatto la denuncia contro di me. Benedetto non si è spaventato, ha chiamato quattro cardinali teologi di primo livello e ha detto loro: “Spiegatemi questo”, e loro lo hanno spiegato, e così è finita la storia. E’ un aneddoto per vedere come si muoveva Benedetto quando c’era una denuncia. Alcune storie che si dicono, che Benedetto era amareggiato per questo o quell’altro che ha fatto il nuovo Papa, sono balle (“cuento chino” in spagnolo, ndr.). Benedetto anzi io l’ho consultato per alcune decisioni da prendere e lui era d’accordo. Credo che la morte di Benedetto è stata strumentalizzata da gente che vuole portare acqua al proprio mulino, gente che in un modo o nell’altro strumentalizza una persona così brava, una persona di Dio, quasi direi un padre della Chiesa. Quella gente non ha etica, è gente di partito, non di Chiesa. C’è la tendenza a fare con le posizioni teologiche dei partiti. Io lascio perdere queste cose, cadranno da sole, e quello che non cadrà andrà avanti, nella storia della Chiesa è successo. Ma ho voluto dire chiaramente chi era Papa Benedetto: non era amareggiato”.

Nel 2019 lei si inginocchio ai piedi dei leader sudsudanesi per implorare la fine della guerra civile: ripeterebbe lo stesso gesto con Vladimir Putin per la guerra in Ucraina dato che i suoi appelli sinora sono caduti nel vuoto?

“Io sono aperto a incontrare entrambi i presidenti, quello dell’Ucraina e quello della Russia, se non sono andato a Kiyv è perché non era possibile al momento andare a Mosca. Il gesto del 2019 non so come è successo, sono stato strumento di qualche impulso interiore, non è stata una cosa pianificata: non è stato pensato e le cose che non sono state pensate non puoi ripeterle. Ma quella in Ucraina non è l’unica guerra, io vorrei fare giustizia: da 12, 13 anni la Siria è in guerra, da più di 10 anni lo Yemen è in guerra, pensa al Myanmar, la povera gente rohingya che gira il mondo perché sono stati cacciati via dalla propria patria, dappertutto, nell’America latina, quanti focolai di guerra ci sono… sì ci sono guerre più importanti per il rumore che fanno, ma tutto il mondo è in guerra, è in autodistruzione. Dobbiamo pensare seriamente, è in autodistruzione: fermiamoci a tempo perché una bomba richiama una bomba più grande, una più grande… e nell’escalation tu non sai dove finirai, bisogna mantenere la testa fredda”.

L’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate anglicano, sollecitato a sua volta sullo stesso tema, dopo aver ricordato di essere stato a dicembre scorso in Ucraina, ha notato: “Non ho davvero nulla da aggiungere, salvo che questa guerra è nelle mani del signor Putin: potrebbe fermarla con il ritiro e il cessate-il-fuoco e poi negoziati su accordi di lungo termine. E’ una guerra teribile e terrificante, ma voglio dire che sono d’accordo con Papa Francesco, ci sono molte altre guerre”.

Cosa pensa della crescente dei paesi africani che scelgono nuovi partner che potrebbero non rispettare i diritti umani, come le compagnie private russe nel Sahel?

“Il tema della violenza è un tema quotidiano, lo abbiamo visto nel Sud Sudan. La vendita delle armi oggi credo che sia nel mondo la peste più grande. E’ vero che il tribalismo in Africa non aiuta, ci sono inimicizie vecchie, culture diverse, ma è anche vero che si provoca la lotta tra le tribù con la vendita delle armi e poi si sfrutta la terra delle tribù. Questo è diabolico, non mi viene altro parola, distruggere il creato, le persone, la società, vengono coinvolti anche i bambini. Insomma, credo che il problema più grave è l’ansia di prendere le ricchezze del paese, il coltan, il litio, tutte queste cose tramite la guerra, per la quale si vendono le armi e si sfruttano i bambini”.

Che impressioni ha avuto della Repubblica Democratica del Congo?

“Voi avete tante ricchezze che attirano gente che viene a sfruttare i poveri. C’è questa idea che l’Africa va sfruttata. Qualcuno dice che i Paesi che avevano le colonie hanno dato l’indipendenza dal pavimento in su, ma sotto no. L’Africa ha la propria dignità. Bisogna eliminare l’idea di sfruttare. Mi colpisce il problema dell’est, che un problema di guerra e di sfruttamento. Ho potuto avere una riunione con le vittime di quella guerra terribile, feriti, amputati, tanto dolore, e tutto per prendere le ricchezze. Non va, non va. E’ male. Il Congo ha tante possibilità. I vostri giovani sono intelligentissimi”.

Lei si è recentemente espresso contro la criminalizzazione dell’omosessualità, ma in Congo e Sud Sudan, i paesi che lei ha appena visitato, molti omosessuali vengono rigettati dalle proprie famiglie anche per motivi religiosi: cosa dice alle famiglie, ai preti e ai vescovi?

“Su questo problema ho parlato in due viaggi, dal Brasile, quando dissi: “Se una persona di tendenza omosessuale è credente e cerca Dio, chi sono io per giudicarlo?”. E poi tornando dall’Irlanda: è stato un viaggio un po’ problematico perché quel giorno era uscita la lettera di quel ragazzo (monsignor Carlo Maria Viganò, nunzio apostolico in pensione, che chiese le dimissioni del Papa per il caso del cardinale pedofilo Theodore McCarrick, ndr.), ma lì ho detto chiaramente ai genitori: i figli che hanno questo orientamento hanno diritto a rimanere a casa, voi non potete cacciarli via da casa. E poi ultimamente ho detto qualcosa, non ricordo bene cosa, nell’intervista dell’Associated press. La criminalizzazione dell’omosessualità è un problema da non ignorare. In 50 paesi c’è questa criminalizzazione in un modo o nell’altro, 10 hanno la pena di morte. Questo non è giusto, le persone di tendenza omosessuale sono figli di Dio, Dio vuole loro bene, Dio li accompagna. Condannare una persona così è peccato, criminalizzare le persone di tendenza omosessuale è una ingiustizia. Sto parlando delle persone, le lobby sono un’altra cosa, sto parlando delle persone, e credo che nel catechismo della Chiesa cattolica c’è una frase, “non vanno marginalizzati”, la cosa è chiara”.

L’arcivescovo di Canterbury, a capo di una Chiesa profondamente divisa sul tema, ha chiosato: “Può non esservi sfuggito che nella Chiesa d’Inghilterra recentemente parliamo di questo argomento appena un po’… compreso una buona quantità di dibattito in parlamento. Voglio dire che vorrei aver parlato con l’eleganza e la chiarezza che ha usato il Papa. Concordo interamente con ogni parola che ha detto e per quanto riguarda la criminalizzazione, la comunione anglicana ha approvato due risoluzioni contro la criminalizzazione ma ciò non ha davvero cambiato la mentalità di molte persone. Nei prossimi quattro giorni al sinodo generale sarà il tema principale della discussione e sicuramente citerò quel che ha detto meravigliosamente e accuratamente il Santo Padre”.

Pensa di visitare altri paesi che sono vittima di quella che lei chiama la globalizzazione dell’indifferenza? Sente di avere ancora la salute necessaria per farlo?

“La globalizzazione dell’indifferenza è ovunque. Credo di andare in India il prossimo anno. Il 23 settembre vado a Marsiglia e c’è la possibilità che da Marsiglia voli in Mongolia, ma non è deciso, è una possibilità. E poi un viaggio quest’anno, a Lisbona. Io ho scelto di visitare i paesi più piccoli dell’Europa. E’ andato in Francia? No, a Strasburgo, e ora andrò a Marsiglia, non in Francia. Voglio andare nei paesi più piccoli per conoscere un po’ l’Europa nascosta, che ha tanta cultura ma non è conosciuta da tutti, per accompagnare i paesi, ad esempio l’Albania, che è stato il primo e che ha sofferto la dittatura più crudele della storia: la scelta mia è questa, cercare di non cadere io nella globalizzazione dell’indifferenza. Quanto alla salute, tu sai che la cattiva erba non muore mai! Non sto come all’inizio del pontificato, questo ginocchIo dà fastidio, ma va avanti lentamente, poi vediamo”.