Haiti sotto il controllo delle gang, il Canada manda una missione
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoIl Canada è il primo paese a rispondere alla richiesta di aiuto da parte del premier transitorio Ariel Henry per contrastare il potere delle gang padrone ormai del 70 per cento di Haiti. L'appello era stato rilanciato dal segretario generale della Nazioni Unite António Guterres, senza però ottenere alcuna adesione. Anzi, gli stessi Usa, da sempre in prima fila nell'assistenza e sensibili per motivi geopolitici e commerciali a quanto accade sull'ex isola degli schiavi, si erano mostrati riluttanti. L'Onu, da parte sua, è ancora bruciata dal fallimento della missione Minustah, colpita da scandali anche di tipo sessuale e ritenuta responsabile della diffusione del colera da parte di alcuni caschi blu nepalesi e brasiliani. Per due volte gli Stati Uniti avevano portato al Consiglio di Sicurezza una risoluzione per l'invio di una task force "di intervento rapido" senza raccogliere un voto di maggioranza.
Il Canada è il primo paese a rispondere alla richiesta di aiuto da parte del premier transitorio Ariel Henry per contrastare il potere delle gang padrone ormai del 70 per cento di Haiti. L'appello era stato rilanciato dal segretario generale della Nazioni Unite António Guterres, senza però ottenere alcuna adesione. Anzi, gli stessi Usa, da sempre in prima fila nell'assistenza e sensibili per motivi geopolitici e commerciali a quanto accade sull'ex isola degli schiavi, si erano mostrati riluttanti. L'Onu, da parte sua, è ancora bruciata dal fallimento della missione Minustah, colpita da scandali anche di tipo sessuale e ritenuta responsabile della diffusione del colera da parte di alcuni caschi blu nepalesi e brasiliani. Per due volte gli Stati Uniti avevano portato al Consiglio di Sicurezza una risoluzione per l'invio di una task force "di intervento rapido" senza raccogliere un voto di maggioranza.
Adesso si muove Ottawa. Il governo di Justin Trudeau, scrive la Reuters, ha annunciato di aver dispiegato un aereo da pattugliamento a lungo raggio CP-140 Aurora della Royal Canadian Air Force. Fornirà assistenza di intelligence, sorveglianza e ricognizione "per affrontare la precaria situazione della sicurezza ad Haiti e per sostenere la polizia nazionale", si legge nel comunicato. L'iniziativa giunge alla vigilia della visita che il presidente Joe Biden compirà in Canada il mese prossimo. Una mossa che potrebbe spingere anche gli Usa a superare le perplessità e a unirsi nell'ennesimo tentativo di rimettere ordine nell'isola trasformata in un vero inferno. Solo la Giamaica ha detto di essere disposta a inviare delle truppe, mentre il Salvador ha offerto "assistenza tecnica".
La situazione ad Haiti è ormai fuori controllo. Secondo Insight crime, sito specializzato sul crimine internazionale, ad Haiti sono attive circa 200 gang delle quali 95 presenti nella capitale Port-au-Prince. L'Onu stima che controllino il 60 per cento della città ma la popolazione ritiene che ormai sia tutta in mano alle bande. Dieci giorni fa perfino la polizia è scesa per strada a protestare. Era esasperata dalle condizioni in cui è costretta a operare. Gli agenti sono pagati poco e male: 14 sono stati uccisi dall'inizio dell'anno. Si sono diretti in corteo verso l'aeroporto, hanno sfondato i cancelli d'ingresso e hanno accolto armi in pugno, furibondi, il primo ministro Henry di ritorno dal vertice Celac a Buenos Aires. Il premier è dovuto fuggire protetto dalla sua scorta.
Ma Henry non ha più alcuna credibilità. Dal primo gennaio sia i 119 deputati e i 30 senatori, sia i ministri, hanno concluso il loro mandato temporaneo. Haiti è nei fatti senza istituzioni legittime. Con l'assassinio di Jovenel Moïse nel luglio del 2021 la crisi è precipitata e le gang ne hanno approfittato per assumere il comando. Gran parte degli ex presidenti, ministri e alti rappresentanti istituzionali sono finiti nella lista nera e sottoposti a sanzioni nel 2022 da parte degli Usa e del Canada.