Siria, l'appello di Abdulkafi Alhamdo della ong Still I Rise: "Aiutateci, il freddo ucciderà chi è sotto le macerie"
di Anna Lombardi , di Anna Lombardi"Bisogna far presto. Qui ad Al-Dana, regione di Idlib, nel Nord della Siria al confine con la Turchia, ci sono già centinaia di morti. E se non estrarremo in fretta chi è ancora intrappolato sotto le macerie, i cadaveri domani saranno il doppio". "Padre, insegnante, attivista, sopravvissuto all'Olocausto di Aleppo", come si descrive sul suo profilo Facebook, Abdulkafi Alhamdo, 37 anni, è il coordinatore locale dalla ong italiana Still I Rise, che qui ha creato Ma'am, una scuola per bambini e bambine dai 10 ai 14 anni.
Com'è la situazione?
"Terribile e caotica. Ci sono centinaia di morti abbandonati nelle strade e feriti che nessuno sa come assistere perché qui le strutture sanitarie sono state rase al suolo da bombardamenti susseguitisi negli anni. I soccorritori sono pochi, appena un pungo di "Elmetti bianchi". Non c'è coordinamento. Si spostano pietre a mani nude, si scava con c…
"Bisogna far presto. Qui ad Al-Dana, regione di Idlib, nel Nord della Siria al confine con la Turchia, ci sono già centinaia di morti. E se non estrarremo in fretta chi è ancora intrappolato sotto le macerie, i cadaveri domani saranno il doppio". "Padre, insegnante, attivista, sopravvissuto all'Olocausto di Aleppo", come si descrive sul suo profilo Facebook, Abdulkafi Alhamdo, 37 anni, è il coordinatore locale dalla ong italiana Still I Rise, che qui ha creato Ma'am, una scuola per bambini e bambine dai 10 ai 14 anni.
Com'è la situazione?
"Terribile e caotica. Ci sono centinaia di morti abbandonati nelle strade e feriti che nessuno sa come assistere perché qui le strutture sanitarie sono state rase al suolo da bombardamenti susseguitisi negli anni. I soccorritori sono pochi, appena un pungo di "Elmetti bianchi". Non c'è coordinamento. Si spostano pietre a mani nude, si scava con ciò che si trova, pure i cucchiai. Ovunque si sentono pianti e grida: di chi è sotto le macerie e dei familiari che ne urlano i nomi. Stamattina, mentre giravo un video per la mia organizzazione, un uomo mi ha tirato una pietra: "Aiutami invece di riprendermi", ha urlato. Poi si è messo a piangere: "Mia moglie è qui sotto ma da stamattina nessuno si è fermato a darmi una mano".
La sua famiglia come sta?
"Siamo molto scossi. Ci ha svegliato un gran rombo e la terra ha iniziato a tremare. Ho pensato a nuovi bombardamenti ma il tremore era troppo lungo. Con mia moglie e i nostri due bambini di 7 e 4 anni ci siamo riparati sotto un tavolo e ci siamo rimasti due ore. Per fortuna la mia casa, costruita sulla roccia, ha subito solo danni lievi. I bambini sono sotto choc, appena mi allontano piangono. Sono uscito per assicurarmi delle condizioni della scuola, che ha tenuto, e cercare notizie dei nostri studenti ma le scosse si susseguivano e mia moglie mi ha impolorato di rientrare a calmarli".
E ora?
"In quest'area piena di rifugiati la gente già era allo stremo. Qui ci sono 565 campi profughi affollati da un milione di persone, per il 58 per cento bambini. Gente che ha perso tutto molte volte e ora è di nuovo senza cibo, vestiti, casa. E domani sarà anche peggio. Già regna la disperazione. È quasi buio, fa molto freddo e non è arrivato nessun tipo di soccorso. Chi è sopravvissuto ma ha perso tutto è già sopraffatto. In tanti sono seduti sulle macerie delle loro case, al gelo, in attesa. Di aiuto o della morte".
Che tipo di aiuti vi servono?
"Innanzitutto persone in grado di scavare e medici. E poi servono tende, coperte, cibo, medicine. Se non arriveranno entro domani al massimo, qui i morti diventeranno migliaia. Purtroppo siamo in un'area politicamente instabile e difficile da raggiungere. Ho paura che da noi arriveranno in pochi".