Devastante terremoto al confine fra Turchia e Siria: ecco cosa sappiamo
di Anna Lombardi , di Anna LombardiMentre la triste conta dei morti non fa che aumentare e già supera, di parecchio, il migliaio di vittime (bilancio destinato a salire) emergono sempre più ampie le proporzioni del disastro naturale che alle 4.17 del mattino ora locale - le 2.17 in Italia - ha devastato il sud est della Turchia e il nord Ovest della Siria, provocando il crollo delle centinaia di edifici che hanno intrappolato migliaia di persone.
La scossa devastante
Si è trattato di un terremoto di magnitudo altissima, addirittura il 7,8 della scala Richter: quella che gli esperti, insomma, definiscono "maggiore". A provocare una faglia lunga almeno 150 chilometri è stato lo spostamento di quella che viene definita "placca araba" (una delle tre placche tettoniche che da milioni di anni si muove, ma di pochi millimetri, verso nord in direzione di una collusione inevitabile con l'Eurasia, secondo la descrizione che ne da il sito della Nasa) mossasi di ben t…
Mentre la triste conta dei morti non fa che aumentare e già supera, di parecchio, il migliaio di vittime (bilancio destinato a salire) emergono sempre più ampie le proporzioni del disastro naturale che alle 4.17 del mattino ora locale - le 2.17 in Italia - ha devastato il sud est della Turchia e il nord Ovest della Siria, provocando il crollo delle centinaia di edifici che hanno intrappolato migliaia di persone.
La scossa devastante
Si è trattato di un terremoto di magnitudo altissima, addirittura il 7,8 della scala Richter: quella che gli esperti, insomma, definiscono "maggiore". A provocare una faglia lunga almeno 150 chilometri è stato lo spostamento di quella che viene definita "placca araba" (una delle tre placche tettoniche che da milioni di anni si muove, ma di pochi millimetri, verso nord in direzione di una collusione inevitabile con l'Eurasia, secondo la descrizione che ne da il sito della Nasa) mossasi di ben tre metri rispetto alla "placca anatolica" lungo la direttiva Nordest-Sudovest. La prima lunga scossa - una frattura verticale con movimento orizzontale - è stata seguita da altre 28 di assestamento, ed è stata avvertita anche nei Paesi limitrofi: Libano, Israele, Grecia e pure Cipro. Inizialmente è stato lanciato un allarme tsunami anche in Italia, poi rientrato. Una nuova scossa di magnitudo 7,5 ha sconquassato nuovamente la terra alle 13.24 locali, le 11.24 italiane, nei pressi della città di Ekinozu, a circa 100 chilometri di distanza dall'epicentro della prima scossa.
L'epicentro
L'osservatorio sismico di Kandilli ha localizzato l'epicentro a Sofalici, nei pressi di Gaziantep, capoluogo di una delle due province più colpite. Due milioni di abitanti e nona città del Paese, è uno dei principali centri commerciali dell'Anatolia meridionale, situato su un altopiano di 800 metri a nord del confine siriano. Qui si contano numerosi morti e importanti crolli. Secondo le prime immagini, pure l'antico castello che la dominava è andato distrutto. Nulla per ora si sa invece delle condizioni del Museo dei Mosaici di Zeugma, sempre a Gaziantep, considerato il più grande museo dedicato alla delicata arte del mosaico del mondo. Gaziantep ospita un terzo degli 1,5 milioni di rifugiati siriani che vivono nelle province colpite dal sisma ed è il principale punto di passaggio per il commercio con la Siria. Secondo il servizio di emergenza turco Afad, epicentro della scossa sarebbe stato invece il villaggio di Pazarcik, nella provincia montuosa di Kahramanmaras. Di sicuro l'intera area, abitata da circa 1 milione di persone, ha subito danni gravissimi ma la situazione non è ancora chiara, coi soccorsi rallentati dalle recenti forti nevicate. Si teme fra l'altro che le temperature sotto lo zero metteranno seriamente a rischio la possibilità di salvare eventuali sopravvissuti.
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Le aree più colpite
Anche Adana, settima città più grande del Paese e uno dei suoi principali centri industriali, 170 chilometri a ovest, è stata devastata: qui abbiamo notizia del crollo di un condominio di 14 piani. È molto grave la situazione anche a Diyarbakir, considerata la "capitale" delle regioni a popolazione curda dell'Anatolia sud-orientale. Nonostante sia a oltre 250 chilometri a est dall'epicentro del terremoto, anche qui sono crollati molti edifici. D'altronde è proprio da qui che passa la faglia geologica dell'Anatolia orientale, quella cioè che separa le placche tettoniche dell'altopiano anatolico dalle pianure arabe estendendosi fino ad Adana. Distruzione e morti pure sul versante siriano: la maggior parte si contano ad Hama, Aleppo e Latakia. Testimonianze raccolte da queste aree riferiscono di blackout delle comunicazioni e scosse di assestamento ancora in corso.
Le prime testimonianze: Turchia
Padre Claudio Monge, responsabile in Turchia del Centro domenicano per il dialogo interreligioso e culturale ha raccontato all'agenzia Dire che "nelle zone più colpite dal terremoto l'80 per cento degli edifici è inagibile: in pieno inverno, in un'area già ferita, dove si erano rifugiati tanti siriani, la gente è quasi tutta in strada". Parla da Istanbul, a 1000 chilometri dall'epicentro, informato da confratelli e fonti che si trovano nelle aree del sud-est dell'Anatolia dove i danni sono stati maggiori. "Le linee internet e telefoniche sono intasate e non è stato facile avere notizie. La priorità ora è soccorrere i sopravvissuti ma ci saranno conseguenze anche sul medio e lungo periodo perché i danni sono devastanti. Nell'area di Iskenderun ci sono campi profughi di persone giunte da Idlib e dal nord-ovest della Siria, che già erano in una condizione di sofferenza e vulnerabilità. Sciagura si somma a sciagura, insomma". Tra gli edifici crollati, racconta, c'è la cattedrale cattolico-latina di Iskenderun, rasa al suolo
Le prime testimonianze: Siria
Fra le prime testimonianze, c'è quella dal nord-ovest della Siria del program manager della ong Still I Rise Abdulkafi Alhamdo: "Questa ennesima tragedia si somma alla già devastante situazione vissuta quotidianamente nel Nord Ovest della Siria, dove da quasi 12 anni si consuma una delle crisi umanitarie più gravi del nostro secolo. Qui vive una popolazione di 4,6 milioni di persone, di cui 2,9 milioni sono gli sfollati interni, poco meno di due terzi dei quali vivono nei campi, stando a dati dell'ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari. Bombardamenti, rappresaglie e conflitti armati non si sono mai interrotti e nel dicembre 2022 sono stati accertati oltre 500 casi di colera nel Nord-Ovest della Siria, a seguito di un'epidemia dichiarata pochi mesi prima. Tutto questo nella totale indifferenza della comunità internazionale". Il terremoto, dice "è una catastrofe naturale che si somma alla devastazione in cui riversa il Nord Ovest della Siria, rendendo tutto ancora più tragico". A causa dell'assenza di infrastrutture e del bombardamento degli ospedali avvenuto nel corso degli anni, spiega £il supporto socio-sanitario è quasi inesistente".
Gli incendi
Gravi danni già si registrano alle infrastrutture energetiche e in particolare ai gasdotti. Un incendio si è sviluppato al gasdotto di Hatay, nel sud della Turchia e proprio al confine con la Siria in seguito alla formazione di due diverse spaccature a 3 chilometri di distanza l'una dall'altra. È stato domato e la fornitura è ripresa, ma in modo irregolare e non verso le tre province più colpite. Sempre secondo la stessa compagnia altri danni e due incendi si sono infatti già verificati proprio nella tratta di gasdotto tra Gaziantep e Kahrmanmaras
Le proposte di aiuto
La comunità internazionale è già mobilitata. proposte di aiuto sono arrivate da Nato, Unione Europea (Italia compresa) e almeno altri 45 paesi. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha però voluto sottolineare che la protezione civile turca è già al lavoro e gli aiuti dall'estero devono essere coordinati con la loro azione per non creare confusione. I primi numeri parlano di almeno 9mila soccorritori già in campo. Le persone tratte dalle macerie sarebbero già circa 3mila. In alcune zone, però, si scava ancora con le mani. E a quanto pare Ankara ha rifiutato pure la proposta di Elon Musk di attivare il suo sistema satellitare Starlink. Lo ha confermato un alto funzionario di Ankara, che parlando in forma anonima, ha ringraziato ma ha detto che la Turchia ha una sufficiente capacità satellitare.
I terremoti del passato
A dimostrare l'intensa attività della faglia, qui solo negli ultimi cento anni si sono registrati decine di terremoti di magnitudo fino a 6 gradi della scala Richter e almeno altri sette di magnitudo superiore. Il più devastante fu certo quello che nel 1999 colpì la città di Izmit alle 3 del mattino locali del 17 agosto. Di magnitudo 7,6 - di poco inferiore a questo - fece tremare l'intera Turchia nord-occidentale provocando ben 17mila morti, 50mila feriti, mezzo milione di senza tetto e danni stimati per oltre 6,5 milioni di dollari. Nel 2011 un terremoto di magnitudo 7,2 colpì all'ora di pranzo del 23 ottobre la città di Van, provocando 604 morti.