In picchiata sugli sci nel centro di Kiev: l’Ucraina che difende la vita oltre la guerra
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraNel cuore della capitale c’è una vera e propria stazione sciistica in piena attività, Protasiv Jar: una lezione costa circa dieci euro
KIEV - Migliaia di cannoni devastano il fronte e tolgono il sonno, ma a Kiev per fortuna ci sono questi tre. Niente piombo: sparano neve, regalano scintille di serenità. Se c’è qualcosa che non ti aspetti, in un Paese travolto da un anno di conflitto, è Protasiv Jar. Una vera e propria stazione sciistica in piena attività nel centro della capitale. Fondo ghiacciato, un filo di neve fresca… perfetto, oggi si scia. Facciamo il giornaliero, dieci euro. Noleggiamo l’attrezzatura — altri dieci euro per sci, racchette e scarponi — e via. A Kiev, in piena guerra, nel cuore di una metropoli da tre milioni di abitanti. Ottocento metri di piste a un chilometro dalla cattedrale di San Nicola, a due chilometri dalla stazione centrale.
Per due volte sono risuonati gli allarmi, stamattina. Non c’è da prenderli sotto gamba, sono trascorsi dieci giorni dall’ultima tempesta di droni e missil…
KIEV - Migliaia di cannoni devastano il fronte e tolgono il sonno, ma a Kiev per fortuna ci sono questi tre. Niente piombo: sparano neve, regalano scintille di serenità. Se c’è qualcosa che non ti aspetti, in un Paese travolto da un anno di conflitto, è Protasiv Jar. Una vera e propria stazione sciistica in piena attività nel centro della capitale. Fondo ghiacciato, un filo di neve fresca… perfetto, oggi si scia. Facciamo il giornaliero, dieci euro. Noleggiamo l’attrezzatura — altri dieci euro per sci, racchette e scarponi — e via. A Kiev, in piena guerra, nel cuore di una metropoli da tre milioni di abitanti. Ottocento metri di piste a un chilometro dalla cattedrale di San Nicola, a due chilometri dalla stazione centrale.
Per due volte sono risuonati gli allarmi, stamattina. Non c’è da prenderli sotto gamba, sono trascorsi dieci giorni dall’ultima tempesta di droni e missili: qui a Kiev uccise un 55enne di fronte al suo garage. Forse tiravano alla fabbrica di cioccolato di Poroshenko, dall’altro lato della strada; forse hanno sbagliato mira, o forse la contraerea ha deviato il tiro: per lui, e per gli altri due feriti dalle schegge, fa poca differenza.
Ora tutti sanno che sta arrivando la prossima ondata. Ma la guerra non può essere solo ansia e terrore, sangue e funerali. È anche Ilya, che a quattro anni prende la sua seconda lezione col maestro. Lo segue già a spazzaneve, abbozza le prime curve. Mamma, Tatiana Kharchuk, sorride orgogliosa accanto a papà Sergej: «Sciare è una tradizione di famiglia. Ci andavamo ogni anno. Andrej, che oggi ha 18 anni, ha imparato a 7. Con Ilya vogliamo anticipare. Ma ci dobbiamo nascondere ogni volta che lui e il maestro arrivano qui in fondo, perché se ci vede gli viene nostalgia... comincia a dire che è stanco, che vuole smettere».
Oddio è tutto così normale, così Prato Nevoso; è tutto così Canazei in miniatura che riesci davvero a volare in montagna, via da tutta questa follia della guerra. Le tute colorate, i matti con le tavole da snowboard che ti si schiantano addosso, la cameriera sorridente: «Che spezie vuole, nel vin brulé?». «Avevamo più di 70 maestri», dice Alexej Dobrovsky, 35 anni, responsabile della scuola di sci invernale di Protasiv Jar: «Abbiamo fatto di tutto per non lasciare nessuno a casa, anche se gli sciatori sono diminuiti. Sono rimasti 51 maestri, 35 per lo sci e 16 per lo snowboard». La lezione costa 400 grivne l’ora, una decina di euro. Non sono pochi, in Ucraina gli stipendi sono bassi e la perequazione inesistente. Miliardari in Rolls Royce, ceto medio in utilitaria e va già bene. Quelli col Suv vanno all’estero e fanno scandalo, come l’oligarca Konstantin Zhevago immortalato sulla terrazza di un ristorante vip sulle piste di Courchevel, in Francia, con sei bottiglie di champagne Crystal. Gli altri, classe media, vanno a Bukovel, nei Carpazi: 16 impianti, 68 chilometri di piste.
Protasiv Jar è la versione urbana, popolare. Ma c’era tutto il glamour della vecchia Kiev, prima che Putin e i suoi missili spegnessero le luci. Qui si sciava fino alle 4 del mattino, impianti aperti e tutto illuminato. Kiev non si fermava mai, quello sì che ora è un altro mondo. Oggi il cartello sul gabbiotto dei biglietti d’ingresso è perentorio: si scia «dalle 9 alle 21», poi tutti a casa. Alle 23 scatta il coprifuoco e non c’è il quarto d’ora all’italiana. Le 23 sono le 23.
Però certo fa strano lo stesso, sciare mentre scendi dall’unica pista aperta in questi giorni. «Non c’è abbastanza freddo con sufficiente costanza per aprire l’altra. Siamo a cavallo dello zero, e se sparassimo la neve sulla pista con più pendenza non si attaccherebbe e la porterebbero via alla prima sciata», spiegano negli uffici della scuola di sci. Oggi ci sono due gradi sotto zero. Mamme e bambini, uno sciame di maestri col bollino sulla giacca a vento. Dalla vetta di questa collina innevata ecco i grattacieli del centro e i condomini ordinati, tra i grandi castagni che disegnano i lineamenti di Kiev addolcendola dall’asfalto e dal cemento.
Ma non t’imbarazza un po’, chiediamo a un ragazzo di una trentina d’anni, essere qui a disegnare serpentine sulla neve mentre il Paese gronda sangue al fronte? «No — dice Stas — non mi imbarazza affatto. Ognuno di noi ha il diritto di riposare, la vita deve andare avanti al di là della guerra. Sono sicuro che la maggior parte delle persone aiutino il nostro Paese in molti modi: io, per esempio, faccio diverse donazioni».
Eppure pare un paradiso per i reclutatori. Si appostano nelle strade dello struscio, dove gironzolano i ragazzi, a distribuire cartoline per il fronte a chi non ha un motivo valido per evitarlo, come lo studio. Ma «a Protasiv Jar non si sono ancora visti». «Beh, vengano pure, io non ho paura. Basta conoscere i propri diritti», dice Vladimir, 35 anni. Raccoglie scommesse clandestine sul calcio internazionale, è abituato a dribblare le leggi e chi le fa rispettare: «I soldati per darti la cartolina devono avere i tuoi documenti, e non sei obbligato a consegnarglieli», spiega aprendo un simposio sulle leggi ucraine.
C’è un mondo, a Protasiv Jar. Un piccolo mondo normale che si gode il fine settimana, e domani chissà. Le piste sono aperte tutti i giorni, ma nel weekend c’è il pienone: birre e tè caldi, mano nella mano dei fidanzati in pista. «Peso a valle!», urla lei mentre li incrociamo sciando. Se ti piace l’inverno non c’è solo lo sci, a Kiev: nei padiglioni della vecchia fiera sovietica ecco la pista all’aperto del pattinaggio sul ghiaccio, e lì accanto i ragazzini sugli scivoli con le slitte a canotto, tra la mostra di farfalle e lo zoo di animali da toccare, tra lo zucchero filato e la ruota della giostra. E se suona l’allarme? Se piovono missili? «Abbiamo due rifugi, scegli il più vicino!».