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Vincenzo Montella: “Ho rivissuto il mio orrore di bambino nell’Irpinia distrutta”

L'allenatore dell'Adana Demirspor, in Turchia: "Ci siamo salvati perché dovevamo giocare a Istanbul. I miei calciatori sono molto preoccupati per i familiari"
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"Ho subito pensato al 23 novembre del 1980. Ricordo perfettamente che ero nel cortile di casa mia, tra le altre case. All'improvviso sentii un boato terribile. Ancora oggi non posso dimenticare quel rumore".

Allora Vincenzo Montella aveva sei anni e mezzo e viveva a Castello di Cisterna, nell'entroterra napoletano dove fortissimo arrivò il terremoto dell'Irpinia a sconvolgere la sua vita di bambino innamorato del pallone. Adesso ha 48 anni e, dopo una grande carriera da calciatore, fa l'allenatore in Turchia, all'Adana Demirspor, club di una città devastata da un sisma trenta volte più potente di quello che colpì il Sud Italia quarantadue anni fa.

Il calendario del vostro campionato vi ha tenuti lontani dall'epicentro.
"Sì, noi adesso siamo a Istanbul, dove avremmo dovuto giocare per la Super Lig, la Serie A del Paese, contro l'Umraniyespor. Partita che ovviamente è stata annullata. Siamo lont…

"Ho subito pensato al 23 novembre del 1980. Ricordo perfettamente che ero nel cortile di casa mia, tra le altre case. All'improvviso sentii un boato terribile. Ancora oggi non posso dimenticare quel rumore".

Allora Vincenzo Montella aveva sei anni e mezzo e viveva a Castello di Cisterna, nell'entroterra napoletano dove fortissimo arrivò il terremoto dell'Irpinia a sconvolgere la sua vita di bambino innamorato del pallone. Adesso ha 48 anni e, dopo una grande carriera da calciatore, fa l'allenatore in Turchia, all'Adana Demirspor, club di una città devastata da un sisma trenta volte più potente di quello che colpì il Sud Italia quarantadue anni fa.

Il calendario del vostro campionato vi ha tenuti lontani dall'epicentro.
"Sì, noi adesso siamo a Istanbul, dove avremmo dovuto giocare per la Super Lig, la Serie A del Paese, contro l'Umraniyespor. Partita che ovviamente è stata annullata. Siamo lontani quasi mille chilometri da Adana. Io non ho sentito le due scosse più forti, nel cuore della notte, qualche mio giocatore sì. Dopo, in giornata, ce ne sono state molte altre, di assestamento. Ogni volta una gran paura".

Da Adana arrivano notizie drammatiche.
"L'hotel dove vivo è stato fatto sgomberare e poi ha preso fuoco. Ci hanno riferito di palazzi crollati in un attimo e di tante, tante persone che si sono riversate per strada, nella notte, sotto la pioggia. I miei calciatori erano molto preoccupati per la sorte dei loro familiari. Stanno tutti bene, fortunatamente, ma in questi casi, quando non sei vicino ai tuoi cari, è la lontananza a fare paura".

Cosa sta facendo il Demirspor per voi?
"Il club ha organizzato il trasferimento ad Antalya, sul Mediterraneo, dove rimarremo fino a quando la situazione non si sarà stabilizzata. Lì saremo raggiunti anche dalle famiglie dei giocatori, se lo vorranno. Il calcio non è ovviamente una priorità per la Turchia, in questo momento. Il calendario della Super Lig sarà cambiato. Domenica prossima dovremmo giocare contro l'Hatayspor, il club di Antiochia, che è molto vicina all'epicentro. La città e la squadra sono state colpite in modo terribile. Sicuramente anche quella partita verrà rinviata".

Come sta reagendo la Turchia a questa tragedia?
"Io sono qui da settembre del 2021 e ho imparato a conoscere un popolo forte e orgoglioso, che sa essere unito nelle difficoltà. In televisione vedo scene apocalittiche. Ma so che quando finiranno di contare i danni e di piangere i loro morti, inizieranno subito a ricostruire".