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Il Vicario Apostolico dell'Anatolia Paolo Bizzeti: "Un terremoto che scriverà la Storia. A Iskenderun crollata la cattedrale"

(reuters)
Il vescovo gesuita si sta già occupando di coordinare gli aiuti e avviare una colletta: "Dobbiamo già cominciare a pensare a come aiuteremo a sopravvivere queste persone dopo l'emergenza immediata, nelle prossime settimane e mesi"
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«Un tuono potentissimo nella notte  e il terrore di vedersi crollare il soffitto sulla testa. Arrivare in strada e scoprire che pure la cattedrale della Annunciazione è venuta giù. Non è la mia esperienza, io non ero a Iskenderun, centro della Chiesa cattolica dell’Anatolia: è il racconto che mi ha fatto il mio cancelliere vescovile del Vicariato, Padre Antuan Ilgit. Mi ha detto che pure la vicina chiesa ortodossa è crollata, uccidendo i poliziotti che erano lì a garantirne la sicurezza. Grazie a Dio, i miei collaboratori più stretti, comprese le quattro suore contemplative che abbiamo nell’episcopio e le altre persone che lavorano con noi, stanno bene. Purtroppo ci sono diverse vittime fra le 1140 famiglie che seguiamo come Caritas Turchia».

«Un tuono potentissimo nella notte  e il terrore di vedersi crollare il soffitto sulla testa. Arrivare in strada e scoprire che pure la cattedrale della Annunciazione è venuta giù. Non è la mia esperienza, io non ero a Iskenderun, centro della Chiesa cattolica dell’Anatolia: è il racconto che mi ha fatto il mio cancelliere vescovile del Vicariato, Padre Antuan Ilgit. Mi ha detto che pure la vicina chiesa ortodossa è crollata, uccidendo i poliziotti che erano lì a garantirne la sicurezza. Grazie a Dio, i miei collaboratori più stretti, comprese le quattro suore contemplative che abbiamo nell’episcopio e le altre persone che lavorano con noi, stanno bene. Purtroppo ci sono diverse vittime fra le 1140 famiglie che seguiamo come Caritas Turchia».

Monsignor Paolo Bizzeti, 75 anni, il vescovo gesuita che Papa Francesco nominò Vicario Apostolico dell’Anatolia nel 2015, parlando al telefono con Repubblica sospira più volte evocando la devastazione della sua diocesi, estesa su circa 400 chilometri quadrati e di cui fanno parte 2mila cattolici. Fondatore della Onlus “Amici del Medio Oriente”, vive a Iskenderun ma in questo momento è in Italia: «Per certi incontri istituzionali organizzati da tempo. Ma è un bene: le comunicazioni laggiù vanno e vengono, non c’è elettricità e sono una bocca in meno da sfamare. Posso fare molto di più da qui, procurando notizie e occupandomi del coordinamento».

Com’è la situazione della sua diocesi?

«Drammatica. Questo è uno di quei terremoti che scriverà la Storia. Nella sola Iskenderun, l’antica Alessandretta, si parla di centinaia di morti: ma temo che saranno migliaia. Sono crollati almeno 200 edifici, non c’è elettricità e manca l’acqua potabile. Questo, alla lunga, rischia di trasformarsi in un nuovo problema, una sorta di emergenza nell’emergenza. Come se non bastasse, è crollato pure uno dei due ospedali cittadini, quindi anche soccorrere i feriti è complicato. Nella parte dell’episcopio ancora agibile si sono radunate un centinaio di persone di ogni fede, terrorizzate, a cui stiamo dando pasti e solidarietà umana. Sono in contatto con quasi tutti i parroci dell’area. Gaziantep è stata davvero fortemente colpita e purtroppo non sono ancora riuscito a comunicare con Antiochia, dove la parrocchia è ancora isolata».

Monsignor Paolo Bizzeti 

Il suo pensiero primario a chi va?

«Alle persone più povere, più disperate, ai rifugiati che già avevano perso tutto, ai bambini, a tutte le persone disagiate. Purtroppo sono sempre le persone meno attrezzate a subire le conseguenze peggiori di ciò che accade nel mondo e a dover sopportare uno choc dopo l’altro».

Come li aiuterete?

«In questo momento possiamo soprattutto occuparci di coordinare gli aiuti. Ma quello che già sto mettendo in moto è una grande colletta, sul sito di Amici del Medio Oriente ci sono tutti i dati. Raccogliere denaro è la cosa più realistica che si possa fare. Perché nel momento dell’emergenza, un qualche aiuto si trova. Ma dobbiamo guardare oltre. Pensare a come sopravviveranno queste persone che hanno perso tutto nelle prossime settimane, nei prossimi mesi».