Terremoto in Turchia e Siria, la terra si apre per 150 chilometri: migliaia di morti
dal nostro inviato Corrado Zunino , dal nostro inviato Corrado ZuninoADANA (TURCHIA) - Lo hanno sentito, alle 4,17 di ieri mattina, quindici milioni di turchi. Lo hanno avvertito da Istanbul a Baghdad. In Libano, a Cipro. "Un boato come una bomba", dicono al centro dell'inferno, la provincia di Kahramanmaras. Poi, il crollo di grattacieli alti diciassette piani e cattedrali cristiane. Il potentissimo terremoto che ha squassato dieci province dell'Anatolia del Sud, il più forte registrato sulla Terra negli ultimi sei anni, il più violento in Turchia da otto secoli, ha raso al suolo, e la conta è delle dieci di ieri sera, 5.606 edifici. Una maceria da Dyarbakir a Gaziantep, la nona città del Paese, quella con più vittime. Un groviglio di cemento e ferro che soffoca centinaia di piccole città e villaggi di quella Turchia che guarda a oriente: "L'80% degli edifici è a terra". Il bilancio a sera, di una parzialità che mette i brividi, dice: oltre 3.700 persone estratte s…
ADANA (TURCHIA) - Lo hanno sentito, alle 4,17 di ieri mattina, quindici milioni di turchi. Lo hanno avvertito da Istanbul a Baghdad. In Libano, a Cipro. "Un boato come una bomba", dicono al centro dell'inferno, la provincia di Kahramanmaras. Poi, il crollo di grattacieli alti diciassette piani e cattedrali cristiane. Il potentissimo terremoto che ha squassato dieci province dell'Anatolia del Sud, il più forte registrato sulla Terra negli ultimi sei anni, il più violento in Turchia da otto secoli, ha raso al suolo, e la conta è delle dieci di ieri sera, 5.606 edifici. Una maceria da Dyarbakir a Gaziantep, la nona città del Paese, quella con più vittime. Un groviglio di cemento e ferro che soffoca centinaia di piccole città e villaggi di quella Turchia che guarda a oriente: "L'80% degli edifici è a terra". Il bilancio a sera, di una parzialità che mette i brividi, dice: oltre 3.700 persone estratte senza vita, 2.316 in Turchia, 1.444 nella Siria del Nord, sia nei territori controllati dal governo che nelle aree sotto le forze di opposizione.
I geologi americani azzardano una soglia minima di vittime possibili: diecimila. L'Organizzazione mondiale della sanità crede si possa arrivare al doppio. Ma l'ampiezza della superficie colpita, pianure, altipiani e montagne, è tale - la frattura sulla crosta terrestre è di 150 chilometri - che ogni previsione oggi sembra un palliativo. Magnitudo 7,8, questa registrata con epicentro a 4,4 chilometri da Ekinozu, distretto, appunto, della provincia di Kahramanmaras. Sono mille volte Amatrice, trenta volte l'Irpinia. "È venuto giù tutto, ci sono famiglie intere sotto i tetti delle case", hanno urlato i sopravvissuti, scalzi, in cielo fulmini a rischiarare il disastro. Le linee telefoniche sono crollate nell'istante del boato e i soccorsi, come accade sempre quando il sisma è alto nella scala Richter, hanno faticato a capire anche solo dove dirigersi.
Fa freddo, in Turchia. La lontana Istanbul ha vissuto una tempesta di neve e in questa regione lontana dal mare ha fatto svegliare persone terrorizzate con 3 gradi, pioggia e nevischio. A Malatya il giovane Ozgul Konakci, 25 anni, racconta: "Molti amici e la mia famiglia volevano tornare a casa perché faceva troppo freddo, ma sono arrivate le scosse di assestamento e chi era rientrato è uscito di nuovo. Servono vestiti, almeno per i piccoli. Siamo assiderati".
Un terremoto potente e neppure superficiale, 10 chilometri in profondità. Devastante. Nel porto siriano di Latakia, a sud, lontano 200 chilometri, sono caduti cinquanta palazzi. Si parla di mille dispersi ad Aleppo, dove è stato estratto vivo dalla sua abitazione l'arcivescovo greco-melkita emerito, Monsignor Jean-Clement Jeanbart. In Turchia, nel porto meridionale di Iskenderun sono saltate le banchine e in città la cattedrale del vicariato, la chiesa dell'Annunciazione, è crollata. Alcuni poliziotti sono stati colpiti dalle mura screziate della questura. Il sindaco di Adana, 100 chilometri dall'epicentro, racconta: "In centro sono venuti giù due palazzi di 14 e 17 piani. Sbriciolati".
Sono crollati diversi bastioni dello storico castello di Gaziantep, in cima alla collina, risale agli ittiti ed è patrimonio Unesco. Hanno seppellito le auto parcheggiate intorno. Ha crepe a Est, a Ovest, ma non c'è tempo per puntellarlo. E così la storica moschea Sirvani, questa del diciassettesimo secolo: è crollata in parte. È venuto giù l'ospedale principale. Gökce Bay, degente lì, un rene trapiantato domenica scorsa, racconta: "Ero al secondo piano quando è iniziato a tremare tutto, non finiva più. Ho strappato la flebo al braccio e sono scappato. Hanno fatto tutti così, al secondo piano. Ci siamo presi per mano, aggrappati uno all'altro per restare in piedi e trovare l'uscita. Ci sentivano morti, ma abbiamo continuato, giù per le scale che non stavano ferme. Siamo arrivati in strada e abbiamo iniziato a piangere".
Le strade attorno a Hatay si sono aperte in due, in alcuni tratti inghiottite dal terreno, e con loro le auto, i guidatori. Ad Antiochia, stessa provincia, il palazzetto dello sport si è afflosciato in pochi secondi. "Le quattordici giocatrici della squadra di pallavolo femminile sono là sotto", ha scritto su Twitter il giocatore Belediyespor Eneshan Can: "Accorrete, dobbiamo salvarle". Era disperso Christian Atsu, calciatore ghanese di 31 anni, ex stella del Chelsea e del Newcastle, ora nell'Hatayspor: in serata è stato estratto vivo dalle macerie. È in salvo, sempre ad Adana, uno stretto amico di Cristiano Malgioglio: "Attorno vede solo morte e distruzione".
L'esplosione del viadotto della provincia, in due punti, tre chilometri uno dall'altro, ha acceso bagliori infernali nella notte gelida e tolto energie a tre province. Tre aeroporti sono inservibili, le piste fratturate: Kahramanmaras e Gaziantep accolgono solo i voli delle protezioni civili, Hatay è chiuso a tutti. Al confine turco-siriano, area di guerra endemica controllata dai caschi bianchi di Damasco, la situazione è tragica: "Ci sono centinaia di famiglie disperse". Medici senza frontiere da Iblid ha raccontato a Repubblica: "Nelle nostre strutture stiamo ricevendo molti feriti e molti morti". Alla scossa delle 4,17 ne sono seguite duecento, solo nelle prime ore: una di 7,5, un'altra di 6,7. Diversi geologi parlano di tre epicentri distinti: hanno completato la desertificazione urbana.
Il presidente Erdogan, che a maggio giocherà una difficile partita per la rielezione, si è messo a capo dell'Afad, la Protezione civile turca. Dieci squadre di ricerca e soccorso in ambiente urbano sono state mobilitate da otto Paesi dell'Est Europa più la Francia. L'Italia ha offerto un team Usar con cinquanta uomini. Trecento soldati russi sono già scesi sul territorio mentre Volodymyr Zelensky si è detto pronto a dirottare in Turchia il genio civile ucraino. Il ministero degli Esteri italiano ha spiegato che nella regione colpita ci sono 21 italiani: "Li abbiamo raggiunti e ci risulta che stiano tutti quanti bene". In un'area più ampia ne sono stati contati 168. Ma in serata emerge che un connazionale sarebbe disperso per il crollo di un albergo a Kahramanmaras.
I palazzi di cartapesta dell'Est turco sono rimasti tali nonostante i 17mila morti del 1999 a Izmit e nonostante 10 anni fa il governo abbia varato una legge per rinnovare il patrimonio edilizio. I lavori si sono concentrati nella capitale Istanbul e i finanziamenti non sono arrivati qui. Padre Claudio Morge, responsabile in Turchia del Centro dominicano per il dialogo, dice: "In pieno inverno, in un'area già ferita, dove si erano rifugiati tanti siriani, la gente è quasi tutta in strada".