Siria: la speranza negli occhi di Raghad Ismail, viva sotto le macerie a 18 mesi
di Anna Lombardi , di Anna LombardiMani forti l’hanno strappata urlante dalle viscere di quella Terra traditrice e crudele che l’aveva inghiottita nel cuore della notte. Mentre, avvolta nel suo pigiamino bianco, ancora dormiva al caldo fianco della sua mamma col pancione: e dei due fratellini più grandi di cinque e quattro anni, che invece sono stati uccisi dal crollo. Oltre a lei, solo il papà ce l’ha fatta: estratto sì, ma con la schiena spezzata dalle macerie del caseggiato a due piani diviso anche con un’altra famiglia.
A salvarla, è stato un “Elmetto bianco” di cui non si conosce il nome – ovvero un membro della ong di volontari che in Siria fungono da protezione civile nelle aree controllate dai ribelli. E poi l’ha tenuta stretta al petto sporca e impolverata com’era, le guance paffute imbrattate di lacrime, fino a quando non ha trovato a chi affidarla: lo zio Abu Hassam, unico parente sfuggito alla mala sorte toccata al resto …
Mani forti l’hanno strappata urlante dalle viscere di quella Terra traditrice e crudele che l’aveva inghiottita nel cuore della notte. Mentre, avvolta nel suo pigiamino bianco, ancora dormiva al caldo fianco della sua mamma col pancione: e dei due fratellini più grandi di cinque e quattro anni, che invece sono stati uccisi dal crollo. Oltre a lei, solo il papà ce l’ha fatta: estratto sì, ma con la schiena spezzata dalle macerie del caseggiato a due piani diviso anche con un’altra famiglia.
A salvarla, è stato un “Elmetto bianco” di cui non si conosce il nome – ovvero un membro della ong di volontari che in Siria fungono da protezione civile nelle aree controllate dai ribelli. E poi l’ha tenuta stretta al petto sporca e impolverata com’era, le guance paffute imbrattate di lacrime, fino a quando non ha trovato a chi affidarla: lo zio Abu Hassam, unico parente sfuggito alla mala sorte toccata al resto della sua famiglia.
Raghad Ismail ha 18 mesi appena e già tanto orrore da affrontare: eppure, quei suoi occhioni spauriti emersi dalla devastazione scatenata dal forte terremoto che ieri ha raso al suolo parte del Sud Est della Turchia e del Nord Ovest della Siria provocando migliaia di morti, si sono già trasformati nel volto della speranza.
Le immagini del suo salvataggio, riprese dal fotografo della Reuters Mahmoud Hassano in quella Azaz, Siria, dove nel 1125 i crociati inflissero una pesante sconfitta ai turchi selgiuchidi e oggi è una delle più importanti roccaforti dei ribelli anti-Assad, hanno fatto rapidamente il giro del mondo.
Così come i due ritratti un po’ più rassicuranti scattati poco dopo. Nel primo, la piccina dalla chioma scompigliata e i lobi già adornati da orecchini d’oro, mangiucchia un boccone di Saj (il tipico pane schiacciato che si prepara da quelle parti) sulle ginocchia dello zio Abu.
Nell’altro, adagiata da sola fra grandi cuscini, avvolta in una coperta rosa con su scritto a chiare lettere Saudi Airlines, guarda dritto verso l’obiettivo, le sopracciglia corrugate in un’incredibile espressione già adulta. Nei prossimi giorni saranno tante le piccole vittime che toccherà contare. Ma gli occhi scuri di Raghad ci regalano la speranza di altre storie come la sua da raccontare.