Intervista a Ben Wallace, ministro Difesa britannico: "L'Ucraina deve attaccare, lo stallo favorisce la Russia. Jet a Kiev? Non ora"
di Antonello Guerrera , di Antonello GuerreraROMA - È il ministro della Difesa europeo che ha fornito più armi e aiuti all’Ucraina, che si rumoreggia prossimo segretario generale della Nato (ma lui non commenta), è il politico conservatore britannico più popolare che però ha rinunciato a essere primo ministro “per proteggere la famiglia”. E poi è un ex militare di 52 anni e anche per questo ha prima trasportato il feretro di Lady Diana da Parigi a Londra e poi scortato quello della regina Elisabetta a Westminster Hall. Oggi, però, Ben Wallace era a Roma, per il summit di Pontignano 2023 organizzato dall’ambasciata britannica, ha partecipato al vertice "2+2" con il pari italiano Crosetto e gli altri due colleghi degli Esteri, Antonio Tajani e James Cleverly, che ha rafforzato una convergenza militare, politica ed economica tra Italia e Regno Unito. Ma Wallace ha anche rilasciato questa intervista a Repubblica in cui pa…
ROMA - È il ministro della Difesa europeo che ha fornito più armi e aiuti all’Ucraina, che si rumoreggia prossimo segretario generale della Nato (ma lui non commenta), è il politico conservatore britannico più popolare che però ha rinunciato a essere primo ministro “per proteggere la famiglia”. E poi è un ex militare di 52 anni e anche per questo ha prima trasportato il feretro di Lady Diana da Parigi a Londra e poi scortato quello della regina Elisabetta a Westminster Hall. Oggi, però, Ben Wallace era a Roma, per il summit di Pontignano 2023 organizzato dall’ambasciata britannica, ha partecipato al vertice "2+2" con il pari italiano Crosetto e gli altri due colleghi degli Esteri, Antonio Tajani e James Cleverly, che ha rafforzato una convergenza militare, politica ed economica tra Italia e Regno Unito. Ma Wallace ha anche rilasciato questa intervista a Repubblica in cui parla di tutto: la verità sui caccia a Zelensky, perché Putin "non è normale", il "fronte occidentale sempre più unito", le convergenze tra Italia e Gran Bretagna e perché gli ucraini devono attaccare ora.
Ministro Wallace, ieri il leader britannico Sunak ha aperto agli aerei da guerra all’Ucraina, Downing Street ha aggiunto che lei se ne sta occupando, del quando e come.
“In realtà il primo ministro mi pare abbia detto altro. Innanzitutto, i jet Typhoon britannici appartengono collettivamente a quattro Paesi (Regno Unito, Italia, Germania e Spagna, ndr), e dunque ci vuole il consenso di tutti. Ma questi sono armamenti a lungo termine, anche per quando la guerra sarà finita e l’Ucraina si dovrà difendere da sola. Del resto, noi britannici consideriamo questo aspetto da anni, vedi l’Operazione Orbital dal 2015 (incluso addestramento di soldati ucraini, ndr) e in questo contesto è importante addestrare piloti da guerra di Kiev: sia per il futuro e sia perché così lasciamo tutte le ipotesi aperte. Una delle cose principali che ho imparato da questo conflitto è mai dire mai. Ciò non significa donare i Typhoon all’Ucraina domani. Inoltre quelli della prima generazione sono intercettori e operano aria-aria, mentre in questo momento l’Ucraina ha bisogno soprattutto di sostegno sul campo. Insomma, per me la strada è ancora lunga per arrivare a una eventuale cessione di aerei”.
Però, a differenza vostra, altri alleati occidentali come i tedeschi sono più riluttanti sui caccia.
“Non direi, molti Paesi dell’Europa dell'Est sono favorevoli, abbiamo consegnato elicotteri, altri sono pronti a offrire Mig e Sukhoi. Persino il recente dibattito sui carri armati per me è bizzarro: la Polonia ha già donato circa 200 tank a Kiev. E la differenza tra i loro T72 sovietici e i carri armati occidentali non è enorme: se sei l’obiettivo, ti uccidono comunque. L’Ucraina può vincere questo conflitto solo con formazioni combinate di armi in una guerra di movimento. L’offensiva aerea è importante ma per esempio un aspetto di essa è colpire il nemico in profondità, e ciò si può fare anche senza i caccia, ma con missili a lunga gittata come gli Himars. O le truppe possono essere supportate dai droni. Combattimenti aria-aria possono essere sostituiti anche da sistemi anti-aerei. Insomma, la resilienza dell’Ucraina si può costruire anche senza dover necessariamente sbloccare Typhoon o F-16 a Kiev”.
E a breve termine, la consegna di tank, tra cui i britannici Challenger 2 e i tedeschi Leopard, possono essere decisivi in questa fase di guerra con la campale “battaglia di primavera” alle porte?
“Ora sono due le cose fondamentali per far prevalere l’Ucraina: costruire un’alleanza di nazioni che forniscono tank come i polacchi, i tedeschi, i francesi, gli olandesi e i canadesi, e dare agli ucraini gli strumenti per colpire in profondità i russi”.
Lei però ha già detto che non esiste la “bacchetta magica” in questa guerra. Il conflitto durerà a lungo?
“Di certo, il 2023 sarà un anno importante. Di fronte abbiamo un leader come Vladimir Putin il cui ultimo pensiero sono i suoi connazionali uccisi in battaglia. La Russia ha già perso 188mila soldati, tra morti e feriti, e migliaia di mercenari di Wagner. Il presidente russo si farà problemi di sacrificare altri 100mila soldati? Perciò è difficile prevedere quando finirà questa guerra. In un mondo normale, con perdite di oltre 180mila militari, in qualsiasi Paese si fermerebbe tutto. Ma con Putin non siamo in un mondo normale. Perciò è cruciale che il fronte internazionale sia forte e compatto: una delle cose che terrorizza di più Putin è proprio se rimaniamo uniti, cosa che lui fino a qualche tempo fa non credeva possibile”.
Lei pensa che il fronte occidentale possa restare unito?
“Molti commentatori l’anno scorso non credevano fosse possibile. Invece, è successo esattamente l’opposto. Il Congresso americano ha appena approvato una marea di aiuti all’Ucraina, abbiamo un’alleanza sui tank, le sanzioni e le condanne internazionali sono aumentate”.
Ma lei sa bene che per esempio il governo italiano ha personaggi come Salvini e Berlusconi, in passato molto vicini a Putin.
“Non commento sull'esecutivo italiano. Ma io e il ministro Crosetto siamo molto vicini. Regno Unito e Italia stanno collaborando sempre di più in campo militare: i Typhoon, Leonardo, il Tempest/Gicap, l'azienda di missili Mbda. L’Italia ha uno degli eserciti più dinamici, capaci e globali d’Europa. E lo stesso vuole essere il Regno Unito”.
Putin in che “fase” è? Tempo fa lei lo ha definito “full tonto”, ossia impazzito.
“Ma no, c’è stato un malinteso. In slang militare significa che ha fatto “all in”, ossia che si sta giocando il tutto per tutto…”.
E crede che oggi sia lo stesso?
“Sì, lo dimostra la recente nomina di Valerij Gerasimov a capo delle operazioni in Ucraina al posto di Surovikin. Putin non si fa problemi di queste pesantissime e patetiche perdite, va avanti a testa bassa. Non so se qualcuno in Russia glielo faccia notare. Eppure ha riversato quasi tutto il suo esercito in Ucraina, da Vladivostok a Murmansk. È qualcosa di eccezionale. A Kaliningrad quasi tutti i letti dei militari sono vuoti perché morti in Ucraina, quali di Murmansk idem, quasi tutti deceduti a Odessa. Altre unità militari russe hanno perso l’80% dei loro uomini. Non c’è quasi più vita nel loro circolo polare artico”.
Il rischio di escalation nucleare è minore oggi?
“Noi non c’entriamo”.
Però la guerra in Ucraina sta diventando un conflitto molto statico, quasi di trincea, simile alla Prima guerra mondiale. Questo non è un vantaggio per i russi, la cui popolazione è il quadruplo degli ucraini?
“Per questo bisogna cogliere il momento e mettere l’Ucraina in condizione di attaccare per riguadagnare terreno. Se la guerra si "congela", va tutto a vantaggio di Mosca che ha il tempo di riorganizzarsi a lungo termine. Lo abbiamo visto anche nell’offensiva del 2014”.
Secondo lei un giorno l’Ucraina dovrebbe entrare nella Nato?
“Londra è sempre stata favorevole e la posizione non è cambiata. Francia e Germania sono meno dirette e più caute. Ma mai dire mai, l’Ucraina un giorno dovrà essere capace di difendersi da sola. In vista di quel giorno però Kiev dovrà modernizzare le sue forze armate, e anche quello era lo scopo dell’operazione Orbital”.
E che cosa ne pensa di Boris Johnson lodato da Zelensky a Londra e ormai sempre più radicale sulla guerra in Ucraina? Sta ridimensionando il suo successore Sunak? E quanta influenza ha ancora?
“Boris è ancora molto popolare in varie parti d'Europa, come lo era Berlusconi. Ma non credo che gli ex primi ministri attivisti siano un problema. La posizione di Johnson non è diversa da quella ufficiale del governo britannico e persino da quella del Labour. Il punto è che Boris adesso non ha più responsabilità di governo e quindi per esempio si abbandona ad esternazioni come “diamo tutti gli aerei e carri armati all’Ucraina”. Mentre io ho la responsabiità di proteggere anche il mio Paese e la Nato: se spostiamo tutti i mezzi che abbiamo in Estonia, per i Baltici diventa un problema. Ma il più grande fomentatore della comunità internazionale unita non è Johnson, né Sunak, né Meloni, né Biden: è Putin con la sua colossale incompetenza strategica, i crimini di guerra e la distruzione di un Paese democratico”.