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Il Fondo monetario apre la borsa: pronto un prestito a Kiev da 16 miliardi

(ansa)
Negoziati in corso, presto a Varsavia i colloqui decisivi per dare respiro alle casse dello Stato ucraine
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Washington -  Il Fondo Monetario Internazionale sta considerando di finanziare l’Ucraina con un prestito che può arrivare a 16 miliardi di dollari. I contatti decisivi sono attesi nei prossimi giorni. Una svolta per le casse di Kiev, ma anche un segnale politico sui motivi per cui il tempo non sembra lavorare a favore di Putin, almeno sul piano economico.

La guerra ha danneggiato pesantemente l’Ucraina, che si aspetta un deficit di 38 miliardi di dollari nel 2023. A dicembre l’Unione Europea ha varato un pacchetto di aiuti da 18 miliardi di euro, mentre la Banca Mondiale finora ha dato 16 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti 3 miliardi di euro della European Bank for Recostruction and Development e 1,7 della Banca Europea per gli Investimenti. Il Fondo ha concesso 2,7 miliardi di finanziamenti d’emergenza, ma Kiev vorrebbe un suo aiuto più sistematico, e secondo il Financial Times a metà febbraio Varsavia ospiterà i colloq…

Washington -  Il Fondo Monetario Internazionale sta considerando di finanziare l’Ucraina con un prestito che può arrivare a 16 miliardi di dollari. I contatti decisivi sono attesi nei prossimi giorni. Una svolta per le casse di Kiev, ma anche un segnale politico sui motivi per cui il tempo non sembra lavorare a favore di Putin, almeno sul piano economico.

La guerra ha danneggiato pesantemente l’Ucraina, che si aspetta un deficit di 38 miliardi di dollari nel 2023. A dicembre l’Unione Europea ha varato un pacchetto di aiuti da 18 miliardi di euro, mentre la Banca Mondiale finora ha dato 16 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti 3 miliardi di euro della European Bank for Recostruction and Development e 1,7 della Banca Europea per gli Investimenti. Il Fondo ha concesso 2,7 miliardi di finanziamenti d’emergenza, ma Kiev vorrebbe un suo aiuto più sistematico, e secondo il Financial Times a metà febbraio Varsavia ospiterà i colloqui decisivi fra le parti per sbloccare il prestito.

Come membro dell’Fmi, l’Ucraina ha diritto di chiedere questa assistenza, ma la guerra complica l’operazione perché rende difficile un piano che garantisca poi la restituzione dei fondi. Gli Stati Uniti però premono per trovare una soluzione, che è stata caldeggiata fortemente anche dal vice presidente esecutivo della Commissione Europea Valdis Dombrovskis.

Il vantaggio sarebbe almeno triplice. Primo, Zelensky riceverebbe una cifra che gli garantirebbe la tenuta economica del Paese, almeno fino al termine delle operazioni militari di primavera ed estate, che si spera facciano un po’ di chiarezza sui destini del conflitto. Secondo, l’intervento del Fondo potrebbe generare un effetto trascinatore anche per altri donatori, del G7 e oltre, come Giappone, Canada e vari paesi asiatici. Terzo, il segnale politico avrebbe un impatto importante, perché consentirebbe di finanziare l’Ucraina senza passare attraverso i complicati meccanismi di autorizzazione dei vari parlamenti, dove si potrebbero incontrare resistenze che vanno dalla nuova maggioranza repubblicana alla Camera americana, a paesi come l’Italia dove può diventare un problema persino ospitare Zelensky al Festival di Sanremo.

Il messaggio inviato a Putin sarebbe che se lui punta sul fattore tempo, perché ha maggiori risorse umane sacrificabili, forse dovrebbe prestare più attenzione all’economia. Perché da una parte gli alleati dell’Ucraina non sono disposti a mollare, e dall’altra la Russia nel 2023 rischia di soffrire di più. Il professore di Ucla Oleg Itskhoki ha appena pubblicato un articolo in cui spiega che nel 2022 Mosca ha evitato il collasso perché l’aumento dei prezzi dell’energia, e la diminuzione delle importazioni a causa delle sanzioni, le hanno garantito un surplus commerciale e di bilancio. Il 2023 però sarà diverso: i prezzi scendono mentre entrano in vigore i limiti alle esportazioni, e Putin avrà meno soldi per finanziare la sua guerra.