New York, una donna russa tentò di uccidere una sosia ucraina per rubarle l'identità: presto il verdetto
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK - Per la corte del Tribunale di New York è colpevole di tentato omicidio. Per i vicini è “il diavolo in persona”. Per gli sceneggiatori, una manna dal cielo. Viktoria Nasyrova, 47 anni, russa, trapiantata a Brooklyn, è stata dichiarata colpevole di aver tentato di avvelenare una donna di 12 anni più giovane, Olga Tsvyk, di origine ucraina, così incredibilmente somigliante a lei, per rubarle l’identità e ricostruirsi una nuova vita.
Per mesi nel quartiere russofono di Forest Hills, al Queens, tutti dicevano che le due donne sembravano gemelle: stessi capelli neri, identici occhi verdi, labbra carnose, zigomi alti, e persino le sopracciglie disegnate ad arco. Sulla somiglianza scherzavano anche loro, e questo aveva finito per facilitare la loro amicizia. Nell’isolato le chiamavano ‘le gemelle russe’, anche se in realtà una era ucraina. Ma in una delle due, questo continuo raffronto …
NEW YORK - Per la corte del Tribunale di New York è colpevole di tentato omicidio. Per i vicini è “il diavolo in persona”. Per gli sceneggiatori, una manna dal cielo. Viktoria Nasyrova, 47 anni, russa, trapiantata a Brooklyn, è stata dichiarata colpevole di aver tentato di avvelenare una donna di 12 anni più giovane, Olga Tsvyk, di origine ucraina, così incredibilmente somigliante a lei, per rubarle l’identità e ricostruirsi una nuova vita.
Per mesi nel quartiere russofono di Forest Hills, al Queens, tutti dicevano che le due donne sembravano gemelle: stessi capelli neri, identici occhi verdi, labbra carnose, zigomi alti, e persino le sopracciglie disegnate ad arco. Sulla somiglianza scherzavano anche loro, e questo aveva finito per facilitare la loro amicizia. Nell’isolato le chiamavano ‘le gemelle russe’, anche se in realtà una era ucraina. Ma in una delle due, questo continuo raffronto ha scavato nel tempo, fino a portarla a mettere in pratica un piano diabolico, il 28 agosto del 2016. Il tentativo non ha funzionato solo per l’intervento del caso che, come in un mistery di secondo livello, ha ribaltato le carte.
Nasyrova si era presentata a casa di Tsvyk e le aveva venduto un cheescake preparato con le sue mani, ma riempito di farmaci letali. Olga aveva assaggiato una fetta di torta al formaggio, ma si era sentita subito male e aveva perso i sensi. L’ultimo ricordo, racconterà alla polizia, era stato vedere la vicina aggirarsi stranamente per l’appartamento come in cerca di qualcosa. Olga sarebbe morta se, il mattino dopo, non fosse arrivata in casa un’amica, insospettita perché non riusciva a contattarla. Una volta entrata nell’appartamento, aveva trovato la donna a terra, in coma, e sul pavimento decine di pillole, come se avesse tentato il suicidio. Trasportata d’urgenza in ospedale, Olga era stata disintossicata appena in tempo.
Ma è stato al ritono a casa, che la vittima ha trovato qualcosa di strano: erano spariti tutti i suoi documenti, compreso il passaporto e il permesso di lavoro, oltre a un anello di valore e altri oggetti preziosi, più quattromila dollari in contanti. Fin dall’inizio era apparso uno strano furto: perché rubare il permesso di lavoro che è nominale? E il passaporto? Nessun altro avrebbe potuto utilizzarli. E poi perché la vicina, invece di occuparsi di lei, se n’era andata in giro per la casa? E poi quelle pillole sparse per terra. Ma alla fine era stato commesso un errore risultato fatale: Nasyrova aveva lasciato sul tavolo di cucina quello che restava del cheescake. Una fetta è stata analizzata in laboratorio dalla polizia ed è emerso che conteneva phenazepam, un potente sedativo dagli effetti mortali, dopo una lunga e dolorosa agonia, se preso in dosi massicce. Nasyrova era stata arrestata e incriminata per tentato omicidio.
All’epoca qualche giornale scandalistico newyorkese aveva sconsigliato il consumo di “cheesecake russo”, ma questa era parsa fin dall’inizio una storia su cui c’era poco da scherzare. Nel corso delle indagini era emerso un precedente inquietante: la donna, in passato, era già stata accusata di aver avvelenato una vicina, ma in Russia, nel 2014, a Krasnodar, sul Mar Nero, per portare via alla vittima i risparmi di una vita. Victoria aveva guidato per 600 chilometri. Le telecamere di sicurezza avevano ripreso l’auto con lei al volante, e accanto il corpo di una persona. La donna aveva lasciato la Russia, subito dopo, per trasferirsi negli Stati Uniti. Del caso si era occupata nel 2017 la Cbs, che aveva realizzato un docufilm d’inchiesta. Nasyrova, intervistata, aveva respinto le accusa: “Non sono un’assassina”.
In realtà, neanche a New York avrebbe perso la passione per le “torte indigeste”: su di lei c’erano una serie di denunce per aver drogato alcuni uomini, adescati sulle chat per incontri, allo scopo di derubarli. I precedenti cominciavano a essere troppi e forse per questo la donna ha pensato di trovare una soluzione definitiva: uccidere la sua sosia per cambiare identità, ringiovanendo ufficialmente di 12 anni e guadagnando una fedina penale pulita. Ma il secondo avvelenamento è stato fatale per lei. Adesso, 6 anni e mezzo dopo, la corte di New York l’ha dichiarata colpevole. “Siamo delusi dal verdetto della corte - ha detto il suo avvocato, Christopher Hoyt - ma lo rispettiamo e stiamo valutando tutte le opzioni”. Nasyrova rischia fino a venticinque anni di carcere. Conoscerà il proprio destino il 21 marzo.