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Il Paese dei condoni edilizi. Così il boom di Erdogan ha condannato la Turchia

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Le norme antisismiche del 2018 ignorate spesso dai costruttori. Dubbi sui soldi spesi dal governo per la sicurezza 
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ADANA - Il palazzone che a Malatya, in mezzo alla neve, si è spaccato in due come una mela trascinandosi decine di vite era stato costruito nel 2019. La società l’aveva promosso come un gioiellino: «Realizzato nel rispetto delle ultime normative antisismiche. Qualità di prima classe», recitava la pubblicità che ora è scomparsa dal loro sito. Lo stesso è successo ad Antiochia, nella “città giardino” - così l’avevano chiamata i costruttori: il Güçlü Bahçe City, un parco edilizio realizzato nel 2019 in cui sono crollati due blocchi su cinque. 
 
L’ultima stretta sulle regole antisismiche il governo turco l’aveva data nel 2018 introducendo standard più rigidi. Non si sa con quali materiali fossero stati costruiti i palazzi crollati di Malatya e Antiochia, e decine di altre migliaia di edifici venuti giù come birilli, ma queste storie…
ADANA - Il palazzone che a Malatya, in mezzo alla neve, si è spaccato in due come una mela trascinandosi decine di vite era stato costruito nel 2019. La società l’aveva promosso come un gioiellino: «Realizzato nel rispetto delle ultime normative antisismiche. Qualità di prima classe», recitava la pubblicità che ora è scomparsa dal loro sito. Lo stesso è successo ad Antiochia, nella “città giardino” - così l’avevano chiamata i costruttori: il Güçlü Bahçe City, un parco edilizio realizzato nel 2019 in cui sono crollati due blocchi su cinque. 
 
L’ultima stretta sulle regole antisismiche il governo turco l’aveva data nel 2018 introducendo standard più rigidi. Non si sa con quali materiali fossero stati costruiti i palazzi crollati di Malatya e Antiochia, e decine di altre migliaia di edifici venuti giù come birilli, ma queste storie si moltiplicano sui – pochi – giornali indipendenti turchi perché la rabbia cresce per il mancato rispetto delle regole, per l’assenza di controlli e per i molti dubbi sui soldi effettivamente spesi in sicurezza dal governo del presidente Erdogan, che sulla liberalizzazione edilizia ha costruito buona parte del boom economico del Paese nei suoi venti anni al potere, prima della crisi economica. Soprattutto, molti denunciano i numerosi condoni edilizia di cui è costellata la storia politica della Turchia degli ultimi 20 anni. 
 
Dopo il terremoto del 1999 che uccise 17mila persone, il governo introdusse una tassa “sui terremoti” raccogliendo – si stima - 88 miliardi di lire turche, circa 4,6 miliardi di dollari, che avrebbero dovuto essere spesi per la prevenzione dei disastri e per imparare a gestire meglio le emergenze. 
 
«Erdogan dice che non poteva essere preparato a una tale catastrofe, è vero, è un dramma di dimensioni inimmaginabili, ma questa è una zona sismica, la scienza ci aveva messo in guardia, dovevamo essere pronti, dove sono finiti i soldi?», si sfoga un medico di Adana. In verità anche la Banca Mondiale aveva avvertito Ankara, e poco tempo fa, nel 2021, smontando peraltro l’idea per cui solo nel 2018 sono effettivamente entrati in vigore standard rigidi di sicurezza antisismica. «Gli edifici costruiti prima del 2000, quando sono stati introdotti i moderni codici di costruzione per la resistenza sismica, sono considerati a maggior rischio di gravi danni in caso di terremoto», si legge in un report dell’Istituto. «Decine di migliaia di edifici pubblici, costruiti prima del 2000, che forniscono servizi sanitari, educativi e pubblici essenziali ai cittadini, hanno urgente bisogno di un rafforzamento strutturale o di una ricostruzione». Per questo la World Bank stanziava 265 milioni di dollari per Ankara. 
 
Pelin P?nar Giritlio?lu, responsabile dell’Unione delle Camere degli ingegneri di Istanbul, ha dato alla tv Halk un dato impressionante: «Fino a 75mila edifici in tutta la zona colpita dal terremoto nel Sud della Turchia hanno ricevuto condoni». L’ultima proposta di legge per una nuova amnistia edilizia, secondo alcuni media turchi, sarebbe arrivata in Parlamento pochi giorni prima del terremoto. 
 
«La maggior parte degli edifici crollati sono stati costruiti prima che le regole antisismiche venissero implementate in Turchia», ragiona con Repubblica Ahmet Uncu, presidente del coordinamento provinciale della Camera degli ingegneri di Adana. «Ma certo i condoni legalizzano l’illegalità e noi siamo assolutamente contrari. Funzionari governativi hanno detto in passato che le tasse sul terremoto sarebbero state usate per costruire strade. E invece devono essere spese per prepararci alle emergenze e supportare le vittime dei terremoti».