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I manifestanti a Parigi (ansa)

Francia, quarta mobilitazione contro la riforma pensionistica di Macron. I sindacati: "Siamo due milioni e mezzo"

Ma per il ministero dell'Interno in tutto il Paese hanno sfilato in 963mila. Mentre il testo è in esame al parlamento, cresce il numero di manifestanti con picchi di quasi 100mila persone nella sola Parigi. I sindacati promettono di bloccare il Paese il 7 marzo se non verrà ritirato
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Da Nizza a Tolosa, da Rennes a Marsiglia, i francesi non hanno intenzione di desistere e lo hanno dimostrato nella quarta mobilitazione indetta contro la riforma del sistema pensionistico del governo Macron che il parlamento francese sta discutendo in questi giorni e che mira a ritardare l'età minima di pensionamento dagli attuali 62 anni a 64. Due milioni e mezzo di persone in piazza in tutto il Paese secondo i sindacati per circa 250 manifestazioni (pochissimi gli scioperi, si segnala quello a sorpresa all'aeroporto di Orly); 963mila secondo il ministero dell'Interno con picchi record di più di 93mila persone (martedì scorso erano stati 57mila) nella sola Parigi, dove l'istituto di ricerche privato Occurrance ne segnala 112mila.

Da Nizza a Tolosa, da Rennes a Marsiglia, i francesi non hanno intenzione di desistere e lo hanno dimostrato nella quarta mobilitazione indetta contro la riforma del sistema pensionistico del governo Macron che il parlamento francese sta discutendo in questi giorni e che mira a ritardare l'età minima di pensionamento dagli attuali 62 anni a 64. Due milioni e mezzo di persone in piazza in tutto il Paese secondo i sindacati per circa 250 manifestazioni (pochissimi gli scioperi, si segnala quello a sorpresa all'aeroporto di Orly); 963mila secondo il ministero dell'Interno con picchi record di più di 93mila persone (martedì scorso erano stati 57mila) nella sola Parigi, dove l'istituto di ricerche privato Occurrance ne segnala 112mila.

Tutte proteste relativamente tranquille se si escludono sparsi scontri tra polizia e manifestanti con lancio di lacrimonegi, in particolare a Rennes, e alcune automobili incendiate. A Parigi la polizia ha arrestato un uomo per possesso di arma da fuoco e ha fermato dieci persone per atti di vandalismo; a Saint Nazaire si registra un ferito. Ma il clima generale delle manifestazioni è stato disteso, con numerose famiglie che hanno sfilato per le strade delle città, genitori e figli fianco a fianco. E in alcuni casi con figli dagli striscioni decisamente eloquenti come quello visto a Parigi con la scritta "Non voglio che i miei genitori muoiano sul lavoro". In molti cortei, oltre alle classiche Internationale e Bella ciao, è stata diffusa anche la canzone Freed from desire, dell'italiana Gala, ascoltata spesso nelle precedenti mobilitazioni.

L'inverno del malcontento

Continua dunque il grande inverno del malcontento con lo scopo di fare pressione sul governo affinché faccia marcia indietro sulla riforma del sistema pensionistico voluto dalla premier Elisabeth Borne. E le otto sigle sindacali, che da quasi un mese animano le proteste, annunciano di essere pronte a "bloccare la Francia il 7 marzo", ovvero il giorno in cui il testo approderà in Senato, se governo e parlamento non ascolteranno le loro motivazioni, ovvero "ritirare il progetto di legge". Quello di oggi è stato, ha spiegato il segretario generale della Cfdt, Laurent Berger, "un appuntamento particolarmente importante". È la prima volta che la protesta contro le pensioni viene organizzata di sabato. "Per molti stipendiati, che lavorano durante la settimana, è stata l'occasione giusta di scendere in piazza". Le nuove giornate di mobilitazione sono in programma il 16 febbraio e il 7 marzo.

Macron invita alla responsabilità

Intanto il presidente Emmanuel Macron insiste sullo "spirito di responsabilità" dei sindacati. Al termine del summit europeo a Bruxelles, il presidente francese ha auspicato che la mobilitazione "non blocchi la vita del Paese, in linea con quanto previsto dalla Costituzione" e dall'altro che "il lavoro possa proseguire in Parlamento, poichè è in questo modo che una democrazia deve funzionare". Guardando in direzione dell'Assemblea nazionale, dove prosegue l'esame della legge di riforma in un clima di forte tensione politica, Macron valuta come "importante che questo lavoro possa svolgersi nel contesto più sereno e professionale possibile, che maggioranza e opposizione possano esprimersi".

Cosa prevede la riforma

In base al calendario ufficiale, i deputati hanno solo 10 giorni di tempo per esaminare il progetto di legge e diverse migliaia di emendamenti prima di sottoporlo al voto. Oltre al rinvio dell'età pensionabile, la soppressione dei regimi pensionistici speciali e il nodo delle carriere lunghe per chi lavoro dall'età di 20-21 anni, c'è anche quello della pensione minima a 1.200 euro. Secondo uno studio realizzato dall'Istituto delle politiche pubbliche, il meccanismo di valorizzazione delle piccole pensioni "in definitiva riguarderà un numero di persone davvero esiguo". Sulla base dello studio appena pubblicato, l'aumento massimale di 100 euro coinvolgerà meno del 10% dei nuovi pensionati. Secondo i dati ufficiali, della misura beneficeranno circa 54mila persone che andranno in pensione dal 2023, cifra che poi salirà a 200mila nel 2030. Quanto a coloro che già percepiscono una pensione, saranno 18 milioni a beneficiare del regime. Costo totale del meccanismo: 1,7 miliardi di euro entro il 2030.