Il capo dell'intelligence estone: "Putin saldo al potere. Ecco i suoi piani in Ucraina"
di Rosalba Castelletti , di Rosalba Castelletti"Lo so. È incredibile. Ma per quello che sappiamo l'obiettivo di Vladimir Putin resta la presa totale dell'Ucraina". Il neo-direttore dell'intelligence estera dell'Estonia, Kaupo Rosin, non è uomo da assecondare pii desideri. Basa le sue considerazioni sulle informazioni raccolte dai suoi uomini sul campo. E il quadro che traccia in vista del primo anniversario del conflitto in Ucraina, commentando il rapporto annuale dei Servizi Segreti Stranieri estoni sulla sicurezza internazionale, è all'insegna del realismo. Primo: "Putin ha il pieno controllo del potere". Secondo: ha ancora mezzi e uomini per continuare l'aggressione militare contro l'Ucraina. Terzo: dopo lo stallo dei mesi invernali, lancerà una nuova grande offensiva "nelle prossime settimane o mesi".
Nessuna avvisaglia di golpe in Russia
"Non bisogna sperare che il regime devastato da guerra e sanzioni crolli e adotti valori democrati…
"Lo so. È incredibile. Ma per quello che sappiamo l'obiettivo di Vladimir Putin resta la presa totale dell'Ucraina". Il neo-direttore dell'intelligence estera dell'Estonia, Kaupo Rosin, non è uomo da assecondare pii desideri. Basa le sue considerazioni sulle informazioni raccolte dai suoi uomini sul campo. E il quadro che traccia in vista del primo anniversario del conflitto in Ucraina, commentando il rapporto annuale dei Servizi Segreti Stranieri estoni sulla sicurezza internazionale, è all'insegna del realismo. Primo: "Putin ha il pieno controllo del potere". Secondo: ha ancora mezzi e uomini per continuare l'aggressione militare contro l'Ucraina. Terzo: dopo lo stallo dei mesi invernali, lancerà una nuova grande offensiva "nelle prossime settimane o mesi".
Nessuna avvisaglia di golpe in Russia
"Non bisogna sperare che il regime devastato da guerra e sanzioni crolli e adotti valori democratici", spiega Rosin in videocollegamento con Repubblica, New York Times, Washington Post e Guardian. L'élite è radicalizzata tanto quanto il suo leader. Chiunque gli succederà, se mai gli succederà, continuerà nel suo solco. E se pure proverà a riposizionarsi e a ricostruire le relazioni con l'Occidente, sarà un mero cambio di facciata per pure ragioni economiche. Ma non c'è nessun nuovo Gorbaciov all'orizzonte. "La Russia si avvia sempre più verso la dittatura totale. Il confronto con il mondo democratico e l'Occidente è permanente e destinato a durare".
Certo, vi sono lotte di potere tra figure emergenti, come il capo di Wagner Evgenij Prigozhin, che cercano di posizionarsi alla corte dello Zar cercando capri espiatori in altre direzioni. Ma, avverte Rosin, Putin non esiterà a sbarazzarsene in un battere di ciglia se diventeranno troppo ambiziosi. Per quanto riguarda l'opposizione, è stata azzerata. E ogni segnale di malcontento, anche relativo alla mobilitazione "parziale" dello scorso autunno, è stato contenuto. Per monitorarlo il Cremlino commissiona continui sondaggi privati e ha raddoppiato i fondi destinati alla sicurezza interna che ora rappresentano circa il 15% del budget federale proprio per essere pronto a "tenere tutto sotto controllo".
Le riserve di armi
Quanto agli armamenti, la Russia "non ha ancora raggiunto la cosiddetta riserva strategica". Nei depositi ha ancora munizioni, pezzi d'artiglieria e tank. Ha perso circa metà dei suoi carri armati, ma ne ha ancora tra 8mila e 10mila e può renderne operativi, benché non dal giorno alla notte, almeno tra 3mila e 4mila. Non solo. Al momento ha autonomia per almeno un anno, ma intanto ha mobilitato le industrie che continuano a sfornare armi di precisione per sostituire quelle perdute sul campo di battaglia, benché a ritmi meno serrati che in tempi di pace, e importa da Iran, Corea del Nord e Cina i componenti mancanti.
La nuova grande offensiva da Sud e Est
La pressione sul terreno cresce. In campo non ci sono più soltanto i mercenari di Wagner, ma anche forze regolari. La mobilitazione procede benché "nell'ombra". Ci si prepara alla nuova prossima offensiva, anche se è impossibile legarla a "una data concreta" perché tutto dipenderà "dal meteo e dalla conseguente manovrabilità delle forze del terreno". Quel che è certo è che si concentrerà sul Sud e sull'Est dell'Ucraina. Movimenti su Kiev dalla Bielorussia sono da escludere perché, come constatato un anno fa, la linea del fronte si allungherebbe troppo e difenderla non sarebbe sostenibile. Ciò non vuol dire che l'alleanza con il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko vacilli. Le forze russe hanno totale libertà di movimento sul suo territorio e, "se tutto andrà secondo i piani, entro massimo dieci anni, la Bielorussia diventerà un nuovo oblast (regione) della Federazione Russa".
Allusioni al negoziato e minacce nucleari
A distanza di un anno, per concludere, gli obiettivi strategici di Putin non sono cambiati. Il leader del Cremlino crede ancora che il tempo sia dalla sua parte e che prima o poi il sostegno dell'Occidente a Kiev vacillerà. Le allusioni al negoziato sono meri tentativi di guadagnare tempo, testare la compattezza dell'Occidente, fare pressione su Kiev e ingannare il resto del mondo.
Mentre le minacce nucleari - unite a un'intensa opera di propaganda di ambasciate, think tank, ambienti accademici e della stessa Chiesa Russa Ortodossa - al momento servono solo a fare pressioni sull'Occidente perché non mandi ulteriori rinforzi militari a Kiev.
Surovikin-Gerasimov, il perché del cambio ai vertici
Non mancano i chiaroscuri. Il morale tra i diplomatici è basso. Non vengono pagati perché le sanzioni impediscono alle ambasciate di accedere ai loro conti bancari, ma sono costretti a ripetere a pappagallo gli argomenti chiave della propaganda senza però vedere risultati.
La vera nota dolente è, dice Rosin, che in Russia "la volontà politica è molto più forte della realtà militare sul terreno" tanto che una seconda grande mobilitazione è molto probabile, ma non sarà "sincronizzata" con la nuova offensiva. È così che si spiega anche il cambio al vertice dell'operazione militare speciale.
Il generale Serghej Surovikin voleva "stabilizzare il fronte, raccogliere risorse e addestrare adeguatamente le nuove leve" prima di lanciare una nuova grande offensiva. "Un piano non soddisfacente" per Putin "voleva risultati più immediati" da qui l'avvicendamento col il capo di stato maggiore delle forze armate russe Valerij Gerasimov.
A dispetto di tutto, Rosin resta ottimista. L’Ucraina vincerà, a patto che l’Occidente continui ad armare e ad addestrare le sue forze. Se mai Putin dovesse raggiungere il suo scopo, invece, la probabilità di un conflitto diretto con la Nato aumenterebbe e il primo "punto di contatto" sarebbero proprio i Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania).