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Usa-Cina, che cos'è la "linea rossa" per risolvere le crisi tra i due Paesi e perché nel caso dei palloni-spia non ha funzionato

(reuters)
Il telefono per la comunicazione diretta è attivo dal 2007. Ma Pechino è da sempre riluttante a prendere le chiamate d'emergenza. Di sicuro in questa occasione la richiesta di contatto avanzata dal Segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin all'omologo Wei Fenghe non è stata raccolta
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NEW YORK - Nelle ore in cui un F-22 dell’aviazione militare americana abbatteva il pallone spia cinese che aveva attraversato gli Stati Uniti, il segretario alla Difesa Lloyd Austin aveva chiamato il suo omologo cinese usando la "linea rossa" per le situazioni di crisi. Ma dall’altra parte del filo non ha risposto nessuno. Un telefono delle emergenze che squilla a vuoto, come se fosse quello di un normale ufficio nel weekend, non è rassicurante per nessuno, soprattutto se ai capi del filo dovrebbero esserci i due Paesi più potenti al mondo. Il Pentagono ha confermato che Austin ha chiamato a lungo Pechino, ma il ministro della difesa cinese Wei Fenghe non ha risposto.

NEW YORK - Nelle ore in cui un F-22 dell’aviazione militare americana abbatteva il pallone spia cinese che aveva attraversato gli Stati Uniti, il segretario alla Difesa Lloyd Austin aveva chiamato il suo omologo cinese usando la "linea rossa" per le situazioni di crisi. Ma dall’altra parte del filo non ha risposto nessuno. Un telefono delle emergenze che squilla a vuoto, come se fosse quello di un normale ufficio nel weekend, non è rassicurante per nessuno, soprattutto se ai capi del filo dovrebbero esserci i due Paesi più potenti al mondo. Il Pentagono ha confermato che Austin ha chiamato a lungo Pechino, ma il ministro della difesa cinese Wei Fenghe non ha risposto.

Il motivo, è la versione di Washington, è che a Pechino abbiano deciso di non rispondere in segno di protesta perché gli Stati Uniti “non avevano creato l’atmosfera giusta” per il dialogo. Ieri, dopo l’annuncio dell’abbattimento di un secondo “oggetto d'alta quota”, intercettato a più di 12 mila metri d’altezza nel nord dell'Alaska, è stato chiesto al Pentagono se Austin avesse chiamato di nuovo Pechino. La risposta del portavoce, generale Pat Ryder, è stata “no” Ma lo squillo a vuoto sulla “linea rossa” ha riportato in superficie un tema vecchio di decenni: la frustrazione americana nel comunicare con i cinesi. Quel telefono delle grandi emergenze che aveva funzionato bene, negli anni 80, tra Stati Uniti e Unione Sovietica, sembra quasi inutile con Pechino. Questo silenzio, è la posizione del Pentagono, può provocare un pericoloso cortocircuito internazionale: senza comunicazione diretta, anche un piccolo incidente o una notizia falsa possono provocare scontri e innescare spirali pericolose.

Non è un problema tecnico, ma di filosofia, ha spiegato Bonnie Glaser, analista del think tank German Marshall Fund, al Washington Post . La differenza è nel modo di considerare la “linea rossa” da parte dei due Paesi. Gli americani lo vedono come punto di contatto da usare sempre, ogni volta si è davanti a un potenziale incidente. Per i cinesi bisogna essere nello spirito giusto. A Pechino vedono da sempre la “linea rossa” come un modo per garantire agli Stati Uniti un metodo per giustificarsi davanti a ogni provocazione, anche se questa volta la violazione degli accordi internazionali e della sovranità territoriale è stata cinese: il pallone spia è entrato in Usa, passando dal Canada, ha sorvolato alcune aree del Montana, sede di basi missilistiche nucleari, poi è sceso lungo la direttrice centrale per uscire verso l’Atlantico, all’altezza della Carolina del Sud. Qui, dove non c’era rischio che i detriti potessero colpire persone, il pallone è stato abbattuto.

Questa mancanza di contatti ufficiali avrebbe spinto, nei mesi scorsi, sia il presidente Joe Biden sia i suoi consiglieri a cercare altre “vie” per stabilire un contatto immediato e diretto con il presidente cinese Xi Jinping e la sua cerchia di stretti collaboratori. Una telefonata può arrivare in vista del’atteso viaggio dello speaker della Camera, Kevin McCarthy, a Taiwan, oppure nel caso di un incidente militare, come quello del 2001 che vide la collisione tra un caccia cinese e un aereo spia americano sopra il mar del Sud della Cina. Senza i vertici in grado di parlarsi, ogni incidente può innescare un conflitto più grande. La “linea rossa” tra Washington e Pechino, ufficializzata nel 2008, esiste dal novembre 2007. Un anno prima ne avevano discusso l’allora presidente George W. Bush e l’omologo cinese Hu Jintao. Fino ad allora la Cina si era sempre opposta alla creazione di un contatto diretto.

Rispetto a quella tra Washington e Mosca, nata dopo la crisi missilistica di Cuba, nel ’62, questa prevede discrezionalità: uno dei due Paesi, invia una richiesta di contatto attraverso linee decriptate dirette. L’altra parte può rispondere in due modi: per telefono o in videocall, e ha tempo 48 ore. Scaduto il termine, si considera la chiamata “non raccolta”. Otto anni fa, con Xi Jinping e Barack Obama, il telefono d’emergenza è stato rinforzato per ridurre l’escalation, ma alla prova dei fatti non è andata bene. Nel maggio del 2021, Kurt Campbell, coordinatore della politica americana per l’Indo-Pacifico, confessò quanto riluttante fosse la Cina a rispondere. “Abbiamo chiamato un paio di volte - aveva raccontato - ma il risultato è stato un continuo squillare, come se la loro stanza fosse vuota”. Il suo disuso ha finito per intaccare quell’aura mitologica della ‘hot line’, chiamata comunemente ‘telefono rosso’ perché di quel colore era l’apparecchio usato per i colloqui diretti tra Washingto e Mosca.

L’apparecchio, di un rosso smalato, con cornetta messa in orizzontale sopra la cassa dell'apparecchio, era simile a quella presente nelle case di milioni di persone. Unica differenza: non aveva il classico disco con i numeri. Un esemplare si trova esposto alla Jimmy Carter Library  di Atlanta, Georgia. Se la più famosa è quella tra Usa e Unione Sovietica, e la meno utilizzata tra Usa e Cina, sono molti i “telefoni rossi” installati fin dal secolo scorso. Quello tra Washington e Londra venne creato durante la Seconda guerra mondiale. Dagli anni 90 ce n’è una tra Mosca e Pechino. Nel 66, durante una visita in Unione Sovietica, il presidente francese Charles de Gaulle aveva annunciato l’istituzione di una ‘hotline’ telex tra Parigi e Mosca, nell’89 passata al fax. Contatti diretti sono previsti tra Russia e Regno Unito, India e Pakistan, Cina e India, Cina e Giappone, tra la Corea del Nord e del Sud, e tra India e Usa.