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Turchia, violenza e saccheggi sugli aiuti. Tragedia senza fine: 40mila i morti

(afp)
I soccorsi avanzano tra le difficoltà. Ma a 150 ore dai crolli dalle macerie vengono ancora estratte persone in vita
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ADANA (Turchia) - I cimiteri turchi sono pieni, a partire da quello di Adana, città base dei soccorsi nel Sud-Est devastato. Nella provincia turca di Hatay le vittime, come nel '99, vengono seppellite in fosse comuni: un campo di cotone è diventato il camposanto dei terremotati, i numeri sulla terra indicano dove riposano i corpi. Bisogna fare così anche questa volta, il rischio di diffusione del colera è al livello massimo: i soccorritori più organizzati, per prevenire il contagio, estraggono i cadaveri dalle macerie e su quei corpi stendono un gel disinfettante. 

Sotto muri portanti e solai, e sembra impossibile, le squadre di cinquantaquattro Paesi del mondo continuano a tirar fuori vivi. Dopo quasi sette giorni al buio, giorno e notte, una donna di 55 anni ha trovato la forza di battere un sasso contro una parete crollata e di far sentire la sua presenza da uno strumento di ricerca. Non si sa se e come abbia potuto bere nelle 160 or…

ADANA (Turchia) - I cimiteri turchi sono pieni, a partire da quello di Adana, città base dei soccorsi nel Sud-Est devastato. Nella provincia turca di Hatay le vittime, come nel '99, vengono seppellite in fosse comuni: un campo di cotone è diventato il camposanto dei terremotati, i numeri sulla terra indicano dove riposano i corpi. Bisogna fare così anche questa volta, il rischio di diffusione del colera è al livello massimo: i soccorritori più organizzati, per prevenire il contagio, estraggono i cadaveri dalle macerie e su quei corpi stendono un gel disinfettante. 

Sotto muri portanti e solai, e sembra impossibile, le squadre di cinquantaquattro Paesi del mondo continuano a tirar fuori vivi. Dopo quasi sette giorni al buio, giorno e notte, una donna di 55 anni ha trovato la forza di battere un sasso contro una parete crollata e di far sentire la sua presenza da uno strumento di ricerca. Non si sa se e come abbia potuto bere nelle 160 ore trascorse, ma ha voluto stringere le mani di chi l'aveva salvata alla luce delle torce. 

Nel distretto di Antiochia, la mattina di sabato, è stato tratto in salvo un piccolo di sette mesi, a 140 ore dal sisma principe. E così una donna di 88 anni è riemersa da una casa di Kirikhan, stessa provincia massacrata, grazie a una squadra di turchi e tedeschi. Molto debole, fratturata, l'anziana era ancora consapevole. 

Centoquarantasette ore in vita sotto i cumuli di rovine, 149 ore, 159. E in tutte le città dell'Est ci sono ancora persone vive da recuperare. Molti turchi stanno inviando al profilo Twitter di Babala Tv i loro bisogni e c'è chi ha richiesto, per esempio, forze preparate per ritrovare "l'insegnante di Economia di Marmara Ya??z Günde?". Sarebbe sotterrato ad Adiyaman, ad oriente: "Non ci sono abbastanza equipaggi, si prega di inviare un numero sufficiente di squadre", chiede il governatore distrettuale offrendo indirizzo e appartamento dove cercare. A Kahramanmaras, si legge sempre negli appelli, gli strumenti hanno captato calore a 19 gradi in alcune stanze, segno della presenza di corpi vitali: "L'attrezzatura è disponibile, ma è necessaria una squadra di ricerca e soccorso professionale". Potrebbero essere in tre, nascosti dai detriti: padre, madre e figlia.

Questi messaggi lanciati nella bottiglia di Twitter raccontano bene come molti luoghi del disastro non siano stati ancora raggiunti, e sono passati sette giorni. A nord di Ankara "otto famiglie vivono in una casa, venticinque persone in totale. Tra loro ci sono uno zio, una zia disabile e molti bambini e adulti, collegati al tubo di respirazione dell'anziano. Hanno bisogno di legumi, concentrato di pomodoro, olio, uovo e pannolini taglia 5-6. Una famiglia di nove persone con diversi bambini chiede una tenda per allargarla in una scuola elementare di ?skenderun. 
Salgono a 38.905 i morti contati dalle autorità: 29.605 in Turchia e 9.300 in Siria, "dove il numero delle vittime continuerà a crescere man mano che avremo accesso alle aree colpite", ha detto Rick Brennam, responsabile regionale delle emergenze dell'Organizzazione mondiale della sanità. 

La mancanza di tutto ha fatto esplodere la violenza. Saccheggi sono stati registrati proprio a Iskenderun, la città portuale. "Gli sfollati, affamati, attaccano i camion degli aiuti", ha raccontato a Repubblica Monsignor Paolo Bizzeti. Antiochia, a sua volta, è fuori controllo. Ci si strappa il cibo dalle mani e gli sciacalli sorpresi, o solo sospettati, vengono massacrati di botte. Il gruppo di soccorso e ricerche israeliano, United Hatzalah, ha lasciato la Turchia dopo sei giorni di attività per "una significativa minaccia per la sicurezza". I responsabili hanno ricevuto notizie di intelligence relative a una minaccia "concreta e immediata" contro la delegazione israeliana". Antiochia, vicina al confine siriano, è una delle aree più ostili a Israele. Sabato si erano fermati i gruppi di Germania e Austria per "spari nell'area", ma gli austriaci avevano ripreso. Sono rientrati, ma saranno sostituiti, i due gruppi dei vigili del fuoco italiani. Hanno salvato due giovani e recuperato sedici corpi senza vita, tra cui sette bambini. Su incarico dell'Onu, guideranno dodici Paesi, compresi Cina e Gran Bretagna, negli interventi in città. 

Dopo aver poggiato parte del suo consenso politico sui costruttori, ora il presidente Recep Tayyip Erdogan alimenta una giustizia sommaria nei confronti di questi palazzinari che avrebbero tradito il Paese: 131 sono i denunciati dopo un'indagine lampo, di cui 113 con mandati d'arresto. Su 170mila edifici, 24.921 sono crollati o sono stati pesantemente danneggiati, uno ogni sette.