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L’Italia è il primo paese Ue a mandare aiuti alla Siria di Assad

Quattro medici e altrettante ambulanze sono atterrati a Beirut destinati a Damasco
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L’Italia è il primo paese europeo a inviare aiuti per i terremotati in Siria attraverso il regime del presidente Assad a Damasco – e quindi a entrare in una regione dove aree sotto il controllo di forze militari che si odiano e sono in competizione per gli aiuti internazionali. Da giorni molti paesi arabi, come Algeria, Emirati Arabi Uniti, Iraq e Tunisia, mandano aiuti con grandi aerei che atterrano all’aeroporto di Damasco. Il governo italiano ha invece deciso di farlo con più discrezione e, forse anche per ragioni di sicurezza, sabato ha mandato due aerei militari da trasporto C-130 a Beirut, in Libano, con trenta tonnellate di aiuti che sono stati presi in carico dalla Mezzaluna Rossa siriana e poi portati a Damasco – un viaggio di poco più di un’ora. Ci sono quattro ambulanze, tredici bancali di materiale di soccorso e una squadra di quattro medici. 


Il sisma di una settimana fa ha colpito soprattutto la regione del no…

L’Italia è il primo paese europeo a inviare aiuti per i terremotati in Siria attraverso il regime del presidente Assad a Damasco – e quindi a entrare in una regione dove aree sotto il controllo di forze militari che si odiano e sono in competizione per gli aiuti internazionali. Da giorni molti paesi arabi, come Algeria, Emirati Arabi Uniti, Iraq e Tunisia, mandano aiuti con grandi aerei che atterrano all’aeroporto di Damasco. Il governo italiano ha invece deciso di farlo con più discrezione e, forse anche per ragioni di sicurezza, sabato ha mandato due aerei militari da trasporto C-130 a Beirut, in Libano, con trenta tonnellate di aiuti che sono stati presi in carico dalla Mezzaluna Rossa siriana e poi portati a Damasco – un viaggio di poco più di un’ora. Ci sono quattro ambulanze, tredici bancali di materiale di soccorso e una squadra di quattro medici. 


Il sisma di una settimana fa ha colpito soprattutto la regione del nord-ovest in mano ai gruppi armati ribelli, ma anche città come Aleppo, Latakia, Tartous e Hama che sono controllate dal regime. Il potere assadista in Siria è chiamato “il Sistema” fin da prima dello scoppio della guerra civile per la sua capacità di inglobare tutto e i soccorsi internazionali non fanno eccezione. Negli anni scorsi il Sistema è stato accusato dalle Nazioni Unite di essersi appropriato di una parte degli aiuti destinati alla popolazione e di averne fatto un uso politico. In particolare, di avere negato cibo e medicine alle aree poco ubbidienti. Per questo c’è il timore che il regime di Assad possa sfruttare anche questa crisi.

La richiesta delle Nazioni Unite

L’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite ha già chiesto che gli aiuti che arrivano dall’estero siano consegnati a Damasco e poi sarà il governo a provvedere alla loro distribuzione anche nelle zone che non sono sotto il suo controllo. Tutti i governi dell’Unione europea hanno tagliato i rapporti diplomatici con il regime per i massacri contro i civili. Tuttavia, la linea di Fratelli d’Italia quando era all’opposizione è sempre stata a favore del presidente Assad. L’incaricato d’affari italiano a Damasco, Massimiliano D’Antuono, ieri ha precisato che l’Italia intende mandare aiuti anche alle zone che non sono sotto il controllo di Damasco. 

La Siria è spezzettata in tante aree. In teoria, perché gli aiuti internazionali passino da una regione siriana all’altra dovrebbe funzionare un meccanismo chiamato “cross-line”, che indica il passaggio attraverso la linea all’interno del territorio siriano che separa il regime dai ribelli, oppure dai curdi o ancora dalle milizie filo turche. In pratica secondo la denuncia dell’ong Un Ponte Per il regime vuole trattenere il cinquanta per cento degli aiuti prima di farli passare alle aree ribelli e, scrive Reuters, il gruppo ribelle islamista Hayat Tahrir al Sham avrebbe bloccato almeno un convoglio di aiuti perché “viene dal regime”. 
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