Il presidente iraniano Raisi a Pechino. L'abbraccio di Xi Jinping: "Sostegno contro l'intimidazione"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Di fronte alla complessa situazione causata dai cambiamenti nel mondo, Cina e Iran si sostengono a vicenda, mostrano solidarietà e cooperazione”. Parola di Xi Jinping. Entrambi sotto pressione dall’Occidente, l’obiettivo dei due Paesi era proprio quello di rafforzare il loro rapporto.
Il presidente iraniano Ebrahim Raisi è stato accolto con tutti gli onori dal segretario comunista nella Grande Sala del Popolo che affaccia su Piazza Tienanmen in questa sua prima giornata della tre giorni di visita in Cina.
A mettere le basi di questa visita, Pechino aveva mandato lo scorso dicembre a Teheran il vicepremier Hu Chunhua, proprio per incontrare Raisi, per appianare qualche frizione emersa dopo il viaggio di Xi in Arabia Saudita, l’incontro con i Paesi del Golfo e le dichiarazioni sulle isole contese nello Stretto di Hormuz che all’Iran non erano per niente piaciute.
Per Pechino resta cruciale avere un partner strategico i…
PECHINO - “Di fronte alla complessa situazione causata dai cambiamenti nel mondo, Cina e Iran si sostengono a vicenda, mostrano solidarietà e cooperazione”. Parola di Xi Jinping. Entrambi sotto pressione dall’Occidente, l’obiettivo dei due Paesi era proprio quello di rafforzare il loro rapporto.
Il presidente iraniano Ebrahim Raisi è stato accolto con tutti gli onori dal segretario comunista nella Grande Sala del Popolo che affaccia su Piazza Tienanmen in questa sua prima giornata della tre giorni di visita in Cina.
A mettere le basi di questa visita, Pechino aveva mandato lo scorso dicembre a Teheran il vicepremier Hu Chunhua, proprio per incontrare Raisi, per appianare qualche frizione emersa dopo il viaggio di Xi in Arabia Saudita, l’incontro con i Paesi del Golfo e le dichiarazioni sulle isole contese nello Stretto di Hormuz che all’Iran non erano per niente piaciute.
Per Pechino resta cruciale avere un partner strategico in Medio Oriente soprattutto sul piano energetico (l’Iran è il terzo fornitore di petrolio per la Cina), nonostante gli Stati Uniti che hanno dichiarato di voler aumentare le pressioni sulla Cina affinché smetta di acquistare petrolio iraniano. “Sosteniamo l’Iran nella salvaguardia della sua sovranità nazionale, indipendenza, integrità territoriale e dignità nazionale”, dice Xi. “Lo sosteniamo nel resistere all’unilateralismo, all’intimidazione. Ci opponiamo alle forze esterne che interferiscono negli affari dell’Iran e ne minano la stabilità e la sicurezza”. Riferimento alle sanzioni, al sospetto appoggio alla guerra russa in Ucraina e pure alle proteste che da mesi scuotono la Repubblica islamica: narrazione funzionale per i cinesi a perseguire nel loro pensiero che sono sempre gli Stati Uniti, in fondo, la ragione di ogni instabilità.
Venti i memorandum d’intesa firmati: dal turismo al commercio, dall’agricoltura alla sanità. Folta era, del resto, la delegazione che Raisi si è portato qui. Compreso Ali Bagheri Kani, il capo negoziatore di Teheran per il nucleare. E proprio di nucleare Xi ha parlato, chiedendo una “rapida e corretta soluzione della questione” e affermando che la Cina continuerà a "partecipare in modo costruttivo" ai colloqui per la ripresa dei negoziati sull'attuazione dell’accordo nucleare iraniano. Il riferimento è all’accordo del 2015 che aveva limitato il programma di arricchimento dell'uranio dell'Iran per rendere più difficile a Teheran lo sviluppo di armi nucleari, in cambio della revoca delle sanzioni internazionali. Accordo che però tre anni più tardi è stato abbandonato dagli Usa di Donald Trump, facendo scattare di nuovo le sanzioni per Teheran: mossa di Washington criticata dalla Cina. Nonostante il riavvio di un tavolo negoziale nel 2021, si è ancora ad un punto morto.
Alla vigilia della visita era stato Raisi a scrivere un editoriale sul Quotidiano del Popolo, il giornale del Partito comunista cinese, scagliandosi contro le misure "violente", come l'imposizione di sanzioni "ingiuste", che sono le “principali cause di crisi e insicurezza nel mondo”. Un attacco nemmeno troppo velato a Washington. Proprio qualche giorno prima della visita di Raisi, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a sette iraniani per il loro coinvolgimento nei programmi di Teheran sui droni e sui missili balistici, che secondo Washington sarebbero stati utilizzati dalla Russia per colpire infrastrutture critiche in Ucraina.
Xi e Raisi si erano visti l’ultima volta lo scorso settembre a Samarcanda, al vertice della Shanghai Cooperation Organization, nella quale l’Iran entrerà ufficialmente a far parte quest’anno. Pechino sta cercando di allargare anche l’altra sigla, quella dei Brics: a giugno l’Iran ha fatto domanda per entrarci. Due organizzazioni che non sono prive di punti deboli, tutt'altro. Ma che hanno il grande vantaggio, agli occhi di Pechino e Mosca, di controbilanciare l'egemonia degli Stati Uniti e di avere maggiore influenza sul nuovo ordine internazionale che stanno cercando di costruire.