"Pablo Neruda fu avvelenato con il botulino". Il nipote del poeta anticipa i risultati dell'inchiesta
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoPablo Neruda è stato avvelenato, non è morto di tumore alla prostata. Qualcuno gli ha somministrato botulino: un batterio, il clostridium botolinum, altamente tossico. Lo afferma all’agenzia spagnola Efe Rodolfo Reyes, nipote del celebre poeta cileno morto in clinica dove era stato portato di corsa mentre si trovava nella sua casa sull’Isla Negra, 100 chilometri a sud di Santiago.
Era il 23 settembre del 1973, dodici giorni dopo il golpe di Augusto Pinochet. Chiuso in casa, afflitto da un cancro che lo tormentava dal 1969, seguiva via radio con ansia le conseguenze del golpe cruento della giunta militare. Sapeva di essere in pericolo. Era un notissimo intellettuale, una delle figure più rilevanti della letteratura latinoamericana del Novecento, voce critica verso il blocco conservatore che tramava per deporre con la forza il presidente democraticamente eletto Salvador Allende. Era iscritto al Partito comunista cileno. Nel 1971 gli avevano c…
Pablo Neruda è stato avvelenato, non è morto di tumore alla prostata. Qualcuno gli ha somministrato botulino: un batterio, il clostridium botolinum, altamente tossico. Lo afferma all’agenzia spagnola Efe Rodolfo Reyes, nipote del celebre poeta cileno morto in clinica dove era stato portato di corsa mentre si trovava nella sua casa sull’Isla Negra, 100 chilometri a sud di Santiago.
Era il 23 settembre del 1973, dodici giorni dopo il golpe di Augusto Pinochet. Chiuso in casa, afflitto da un cancro che lo tormentava dal 1969, seguiva via radio con ansia le conseguenze del golpe cruento della giunta militare. Sapeva di essere in pericolo. Era un notissimo intellettuale, una delle figure più rilevanti della letteratura latinoamericana del Novecento, voce critica verso il blocco conservatore che tramava per deporre con la forza il presidente democraticamente eletto Salvador Allende. Era iscritto al Partito comunista cileno. Nel 1971 gli avevano conferito il Nobel per la Letteratura.
Le sue condizioni peggiorarono e venne trasferito nella clinica Santa María di Santiago. Morì pochi giorni dopo. Il regime dichiarò che lo aveva ucciso il cancro. Un giudizio rimasto intaccato per 40 anni.
Ma nel 2004 Manuel Araya, il fedele autista che seguì per tutta la vita il poeta, svelò i suoi sospetti. Sosteneva che Neruda era stato avvelenato. Qualcuno, mentre era ricoverato, si era infilato nella stanza e gli aveva somministrato qualcosa. La testimonianza venne raccolta dal vertice del Partito Comunista che presentò una denuncia alla magistratura. Il caso fu affidato al giudice Mario Carroza che lo ha tenuto in sospeso per 9 anni. Nel 2013 ordina finalmente la riesumazione del cadavere e incarica un primo gruppo di periti forensi internazionali di verificare se ci fossero tracce di sostanze estranee. Il verdetto confermò che la morte era stata provocata da un tumore metastatico alla prostata. Un secondo esame nel 2017, affidato a un’altra équipe di esperti, scoprì invece qualcosa di anomalo. C’erano tracce di Staphylococcus aureus, ma rilevò anche la presenza del Clostridum Botolinum, sotto un molare. I sospetti andavano chiariti. Bisognava stabilire se fosse di natura endogena o esogena, cioè provocato dallo sviluppo interno del tumore o contagiato dall’esterno. I periti hanno concluso che è stato introdotto da terzi.
“Posso dirlo con certezza perché conosco i rapporti”, assicura Rodolfo Reyes. “Lo dico da avvocato e nipote, con molta responsabilità”, ha aggiunto all’Efe. “Il giudice non può ancora segnalarlo perché deve avere tutte le informazioni. Era la notizia che attendavamo. Il panel del 2017 aveva già trovato l’agente patogeno. Non si sapeva se fosse interno o esterno. E’ stato dimostrato che è stato iniettato o posizionato”.
Il caso Neruda è ancora sottoposto a segreto perché segue il codice di procedura penale dei tempi della dittatura e non quello nuovo varato nel 2005. E questo obbliga i periti alla riservatezza. Sarà solo la giudice Paola Pazza, che ha ereditato il fascicolo, a pronunciare il verdetto dopo aver esaminato tutta la documentazione allegata. Ha tempo fino al 7 marzo, poi il giallo sulla morte di Pablo Neruda dovrebbe essere risolto una volta per tutte.