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Ucraina, l’assalto a Bakhmut si arena nel villaggio di Sacco e Vanzetti

La città assediata dai russi allo stremo, ma Kiev non vuole cedere alla vigilia del 24, anniversario dell’invasione
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L'ultimo tentativo russo di allargare l'attacco contro Bakhmut e trasformarlo in un'offensiva su larga scala si è arenato dieci giorni fa in una località ucraina dal nome surreale: Sakko i Vantsetti, ossia Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani condannati a morte negli Stati Uniti. Ai tempi dell'Urss venivano considerati eroi, perseguitati dalla giustizia capitalista, e a loro era stato intitolato un villaggio tra i campi di girasoli. I mercenari della Wagner lo hanno espugnato il 2 febbraio, puntando ad estendere la manovra verso nord. Ma non sono andati oltre: i comandanti si sono resi conto che le forze non bastavano per spingersi in profondità e hanno scelto di concentrarsi su Bakhmut, il tritacarne del Donbass dove si combatte la battaglia più feroce di tutta la guerra. 

Oggi i soldati di Kiev arroccati nelle rovine della città sono veramente allo stremo: l'unica strada che permette di rifornirli viene bersaglia…

L'ultimo tentativo russo di allargare l'attacco contro Bakhmut e trasformarlo in un'offensiva su larga scala si è arenato dieci giorni fa in una località ucraina dal nome surreale: Sakko i Vantsetti, ossia Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani condannati a morte negli Stati Uniti. Ai tempi dell'Urss venivano considerati eroi, perseguitati dalla giustizia capitalista, e a loro era stato intitolato un villaggio tra i campi di girasoli. I mercenari della Wagner lo hanno espugnato il 2 febbraio, puntando ad estendere la manovra verso nord. Ma non sono andati oltre: i comandanti si sono resi conto che le forze non bastavano per spingersi in profondità e hanno scelto di concentrarsi su Bakhmut, il tritacarne del Donbass dove si combatte la battaglia più feroce di tutta la guerra. 

Oggi i soldati di Kiev arroccati nelle rovine della città sono veramente allo stremo: l'unica strada che permette di rifornirli viene bersagliata dai cannoni e resistere si sta trasformando in una missione suicida. Le prossime ore saranno decisive. Dal punto di vista militare, il sacrificio serve a poco: gli ucraini hanno già costruito un'altra catena di trincee alle spalle di Bakhmut e la ritirata non avrebbe conseguenze strategiche. Ma nessuno vuole concedere una vittoria, seppur simbolica, al Cremlino proprio alla vigilia dell'anniversario dell'invasione: la questione è solo politica.

Su tutto il fronte la pressione russa cresce in continuazione. Gli sbarramenti dell'artiglieria sono possenti, con un volume di fuoco che non si registrava da settembre. Dalla regione di Kharkiv al delta del Dnipro, i reparti vanno all'assalto in più punti pagando un prezzo umano altissimo per conquistare poche centinaia di metri. Ci sono almeno sei operazioni in corso, con risultati alterni e nessun vero sfondamento. Ovunque la situazione è identica: si muovono quantità di truppe limitate, insufficienti per scardinare le linee ucraine. Solo nelle foreste di Kreminna, nella regione del Lugansk, la concentrazione di reparti scelti, due brigate di parà accompagnati da moderni tank T-90, può far ipotizzare una spinta più incisiva.

Nulla però di paragonabile alla grande offensiva temuta da giorni. Il baricentro delle iniziative sembra gravitare ancora sul Donbass, ma la strategia del Cremlino resta un enigma. Di sicuro, l'armata ucraina è costretta a fronteggiare una situazione logorante, con l'intera prima linea sotto tiro e la necessità di tenere riserve pronte a intervenire in ogni zona. Quella russa somiglia a una morsa, lenta e inesorabile, avvinghiata sui capisaldi della resistenza e destinata a crescere. Nelle ultime settimane sono stati rimessi in funzione alcuni degli accampamenti a Kursk e Voronezh che erano serviti per l'invasione dello scorso 24 febbraio: si ritiene che adesso ospitino l'ondata di reclute che hanno completato l'addestramento. Le foto dei satelliti mostrano l'allineamento di tende e veicoli che paiono anticipare l'imminente ingresso in campo. Quando, dove e come avverrà non è chiaro. I generali di Mosca hanno trovato un modo per collegare le retrovie senza esporre le colonne dei rifornimenti e i depositi di munizioni ai lanci dei razzi Himars: hanno architettato una rete logistica più fluida e ramificata. Evidentemente, stanno correggendo gli errori della scorsa estate. E faranno di tutto per nascondere i loro spostamenti, cercando di scatenare un colpo a sorpresa.

Kiev potrebbe decidere di anticipare le mosse del nemico, lanciando per prima un'offensiva. I russi stanno dedicando un'insolita attenzione alle arterie che uniscono Odessa al Dnipro, bombardando ponti e ferrovie, come se temessero rapidi spostamenti di rinforzi. Allo stesso modo, spediscono gruppi di tank verso Vuhledar e Zaporizhzhia, possibili trampolini di lancio a disposizione degli ucraini per marciare su Mariupol e Melitopol, le due città chiave sulla strada per la Crimea. A Vuhledar, nel Donetsk, l'azione preventiva si è trasformata in una trappola: i blindati di Mosca si sono mossi attraverso terreni che erano stati bonificati dai genieri, senza sapere che i difensori avevano poi seminato altre mine usando razzi americani. Decine di mezzi sono stati distrutti, obbligando i fanti a proseguire l'assalto senza copertura sotto le cannonate: è stato un massacro. Il Cremlino non sembra preoccuparsi dei caduti: l'ordine è di andare avanti, a qualsiasi costo.