Ucraina, l’assalto a Bakhmut si arena nel villaggio di Sacco e Vanzetti
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoL'ultimo tentativo russo di allargare l'attacco contro Bakhmut e trasformarlo in un'offensiva su larga scala si è arenato dieci giorni fa in una località ucraina dal nome surreale: Sakko i Vantsetti, ossia Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani condannati a morte negli Stati Uniti. Ai tempi dell'Urss venivano considerati eroi, perseguitati dalla giustizia capitalista, e a loro era stato intitolato un villaggio tra i campi di girasoli. I mercenari della Wagner lo hanno espugnato il 2 febbraio, puntando ad estendere la manovra verso nord. Ma non sono andati oltre: i comandanti si sono resi conto che le forze non bastavano per spingersi in profondità e hanno scelto di concentrarsi su Bakhmut, il tritacarne del Donbass dove si combatte la battaglia più feroce di tutta la guerra.
Oggi i soldati di Kiev arroccati nelle rovine della città sono veramente allo stremo: l'unica strada che permette di rifornirli viene bersaglia…
L'ultimo tentativo russo di allargare l'attacco contro Bakhmut e trasformarlo in un'offensiva su larga scala si è arenato dieci giorni fa in una località ucraina dal nome surreale: Sakko i Vantsetti, ossia Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani condannati a morte negli Stati Uniti. Ai tempi dell'Urss venivano considerati eroi, perseguitati dalla giustizia capitalista, e a loro era stato intitolato un villaggio tra i campi di girasoli. I mercenari della Wagner lo hanno espugnato il 2 febbraio, puntando ad estendere la manovra verso nord. Ma non sono andati oltre: i comandanti si sono resi conto che le forze non bastavano per spingersi in profondità e hanno scelto di concentrarsi su Bakhmut, il tritacarne del Donbass dove si combatte la battaglia più feroce di tutta la guerra.
Oggi i soldati di Kiev arroccati nelle rovine della città sono veramente allo stremo: l'unica strada che permette di rifornirli viene bersagliata dai cannoni e resistere si sta trasformando in una missione suicida. Le prossime ore saranno decisive. Dal punto di vista militare, il sacrificio serve a poco: gli ucraini hanno già costruito un'altra catena di trincee alle spalle di Bakhmut e la ritirata non avrebbe conseguenze strategiche. Ma nessuno vuole concedere una vittoria, seppur simbolica, al Cremlino proprio alla vigilia dell'anniversario dell'invasione: la questione è solo politica.
Su tutto il fronte la pressione russa cresce in continuazione. Gli sbarramenti dell'artiglieria sono possenti, con un volume di fuoco che non si registrava da settembre. Dalla regione di Kharkiv al delta del Dnipro, i reparti vanno all'assalto in più punti pagando un prezzo umano altissimo per conquistare poche centinaia di metri. Ci sono almeno sei operazioni in corso, con risultati alterni e nessun vero sfondamento. Ovunque la situazione è identica: si muovono quantità di truppe limitate, insufficienti per scardinare le linee ucraine. Solo nelle foreste di Kreminna, nella regione del Lugansk, la concentrazione di reparti scelti, due brigate di parà accompagnati da moderni tank T-90, può far ipotizzare una spinta più incisiva.