✕

Tunisia, raffica di arresti eccellenti: dal leader di Ennahda al direttore di radio Mosaique

A Tunisi un uomo legge i quotidiani locali che parlano degli arresti (afp)
L'alto commissario delle Nazioni Unite dei diritti umani denuncia "l’aggravarsi della repressione in Tunisia contro coloro che sono percepiti come oppositori politici e della società civile"
2 minuti di lettura

TUNISI - Radio Mosaique è una delle più ascoltate dai giovani ed è una presenza fissa nei taxi della capitale: un riferimento per la Tunisia democratica del post 2011, frutto della rivoluzione dei gelsomini. Ebbene, lunedì in tarda serata un gruppo di poliziotti è piombato nella casa di Noureddine Boutar, direttore generale di questa radio privata (e libera). Hanno perquisito a fondo il suo domicilio per poi portarlo in caserma, interrogarlo per sei ore di fila e arrestarlo. Non è chiara la ragione dello stato di fermo di questo giornalista, da anni alla guida di Mosaique. Sta di fatto che nei programmi della sua radio sono invitati di continuo esponenti dell’opposizione al presidente Kais Saied e dell’attiva società civile tunisina. 

TUNISI - Radio Mosaique è una delle più ascoltate dai giovani ed è una presenza fissa nei taxi della capitale: un riferimento per la Tunisia democratica del post 2011, frutto della rivoluzione dei gelsomini. Ebbene, lunedì in tarda serata un gruppo di poliziotti è piombato nella casa di Noureddine Boutar, direttore generale di questa radio privata (e libera). Hanno perquisito a fondo il suo domicilio per poi portarlo in caserma, interrogarlo per sei ore di fila e arrestarlo. Non è chiara la ragione dello stato di fermo di questo giornalista, da anni alla guida di Mosaique. Sta di fatto che nei programmi della sua radio sono invitati di continuo esponenti dell’opposizione al presidente Kais Saied e dell’attiva società civile tunisina. 

Boutar non è l’unico avversario dei vertici del Paese a essere finito oltre le sbarre negli ultimi giorni. Da sabato sono almeno nove i personaggi arrestati e che, in un modo o nell’altro, si pongono in contrasto con il sistema dominante. Questa raffica di arresti sembra l’accelerazione di una tendenza avviata già nel luglio 2021, quando Saied bloccò le attività del Parlamento, per poi, l’anno successivo, varare una nuova costituzione iperpresidenzialista, vista da tanti osservatori come lo strumento di una svolta autoritaria. Negli ultimi mesi, però, e soprattutto negli ultimi giorni la situazione sembra degenerare. Saied, già oscuro professore universitario e costituzionalista, era stato eletto a sorpresa nel 2019, con l’immagine del nuovo politico onesto, che avrebbe messo fine alla corruzione, una delle caratteristiche dominanti del sistema democratico (dopo gli scandali vergognosi dell’era di Ben Alì, il dittatore che aveva avuto in mano le redini della Tunisia fino al 2011). 

Lunedì è stato arrestato anche Noureddine Bhiri, dirigente di Ennahdha, il partito degli islamisti moderati. Un centinaio di agenti si è presentato al suo domicilio, per poi portarlo in un carcere non identificato. 64 anni ed ex ministro della Giustizia, Bhiri era rimasto già in prigione per più di due mesi all’inizio del 2022. Aveva cessato di alimentarsi e, a un certo momento, era stato trasferito in ospedale. Più tardi liberato, Bhiri era rimasto comunque indagato per “terrorismo”. Ennahdha ha dominato la vita politica per una decina d’anni fino al 2021, perno di coalizioni al Governo con più partiti. Oggi la formazione appare fortemente screditata presso l’opinione pubblica, anche perché coinvolta in una serie di casi di corruzione. 

Tra gli arrestati degli ultimi giorni vi sono anche Kamel Eltaief, 68 anni, già uomo dell’ombra di Ben Ali e rimasto un lobbista influente e temuto anche con la democrazia, e Khayam Turki, dirigente del partito Eltakattol, alleato di Ennahdha. L’uomo aveva organizzato ultimamente a casa sua una serie d’incontri per coinvolgere più forze politiche in una coalizione contraria a Saied.

Dopo la raffica di arresti, da più parti nel contesto dell’opposizione tunisina sono arrivate denunce di “regolamenti di conto politici” e di un “regime autoritario”. Invece, i simpatizzanti del presidente vedono negli arresti la volontà di Saied a combattere la corruzione. Pure le reazioni sui social appaiono contrastate, riflesso di un Paese diviso intorno al suo presidente, sempre così enigmatico. Preoccupa comunque soprattutto il fermo del direttore di Mosaique, in un Paese che resta, per il momento, la sola democrazia del mondo arabo. Gli arresti sembrano anche il tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dall'incapacità di Saied di affrontare la crisi economica senza precedenti che la Tunisia sta adesso vivendo. Intanto oggi l‘alto commissario delle Nazioni Unite dei diritti umani, Volker Turk, ha denunciato “l’aggravarsi della repressione in Tunisia contro coloro che sono percepiti come oppositori politici e della società civile”.