Ora Kiev abbatte i palloni esca russi ma c’è il rischio di finire le munizioni
di Daniele Raineri e dal nostro inviato Fabio Tonacci , di Daniele Raineri e dal nostro inviato Fabio TonacciKiev - Fino a esaurimento scorte. Realizzato che la strategia di ridurre al freddo e al buio le città ucraine non sta portando al collasso del fronte interno, il Cremlino la sta mettendo su un piano ancora più basico: costringere il Paese che ha invaso a sparare tutto quel che ha, fino al punto di non avere più niente da mettere nei mortai, niente con cui caricare i lanciamissili, niente per armare la contraerea. Obiettivo che i comandi russi perseguono intensificando i combattimenti nei tre quadranti più caldi della linea del fronte (Kreminna, Bakhmut, Vuhledar) e producendosi in azioni di disturbo. Come quella di gonfiare dei palloni, appendervi dei riflettori radar e farli soffiare dal vento nello spazio aereo ucraino, provocando l'attivazione delle sirene e l'impegno dei sistemi di difesa.
Il caso dei palloni
Ieri ne hanno abbattuto uno altro sopra Kiev, ed è il sesto pallone che buttano giù negli ultimi quattro giorni. Un …
Kiev - Fino a esaurimento scorte. Realizzato che la strategia di ridurre al freddo e al buio le città ucraine non sta portando al collasso del fronte interno, il Cremlino la sta mettendo su un piano ancora più basico: costringere il Paese che ha invaso a sparare tutto quel che ha, fino al punto di non avere più niente da mettere nei mortai, niente con cui caricare i lanciamissili, niente per armare la contraerea. Obiettivo che i comandi russi perseguono intensificando i combattimenti nei tre quadranti più caldi della linea del fronte (Kreminna, Bakhmut, Vuhledar) e producendosi in azioni di disturbo. Come quella di gonfiare dei palloni, appendervi dei riflettori radar e farli soffiare dal vento nello spazio aereo ucraino, provocando l'attivazione delle sirene e l'impegno dei sistemi di difesa.
Il caso dei palloni
Ieri ne hanno abbattuto uno altro sopra Kiev, ed è il sesto pallone che buttano giù negli ultimi quattro giorni. Un pallone dello stesso tipo è stato avvistato anche su Dnipro il 12 febbraio. Hanno un metro e mezzo di diametro e trasportano riflettori radar, che sono dei pezzi di metallo assemblati con un angolatura tale da annullare le onde radar. Sono spinti dalle correnti di alta quota e sono simili a quelli trovati nel cielo degli Stati Uniti, per capirci. C'è il sospetto che montino anche apparecchiature per lo spionaggio ma su questo il ministero della Difesa ucraino è rimasto vago.
La logica diabolica dei palloni, se lanciati anche con l'obiettivo di costringere la contraerea a sprecare un colpo, è la stessa dei droni kamikaze iraniani, che costano a Mosca 20mila dollari l'uno, volano grazie a dei piccoli motori a scoppio simili a quelli degli scooter, e quando puntano sui palazzi gli ucraini sono costretti ad abbatterli con razzi che costano venti volte di più. "Sono solo palloni, non utilizziamo certo le armi più potenti che abbiamo per distruggerli", spiega Yuri Ignat, il portavoce dell'aviazione militare. Consapevole, anche lui, che non è proprio il momento adatto per sprecare razzi e risorse.
La preoccupazione della Nato sulle scorte
Nelle stanze della Nato dove si prendono le decisioni, come ha detto il segretario generale Jens Stoltenberg due giorni fa a Bruxelles, il pensiero fisso è proprio l'esaurimento delle scorte. In particolare il colpo da 155 millimetri, il mulo tuttofare dell'artiglieria, che gli ucraini consumano al ritmo di novantamila al mese anche ora che ogni proiettile è contato. Nei mesi precedenti sono arrivati a toccare quota duecentomila colpi ogni trenta giorni per far fronte all'artiglieria russa - che comunque ha depositi più forniti e ne spara di più. Il problema delle munizioni è aritmetica: la produzione corrente di proiettili da 155 mm di Europa e Stati Uniti messi insieme arriva al massimo alla metà della quantità utilizzata sul fronte, dunque è ovvio che prima o poi il fuoco potrebbe fermarsi. Per evitare questo scenario, che equivarrebbe a spalancare le porte alle divisioni di Mosca lungo tutto il fronte, gli alleati stanno ricorrendo a ogni genere di manovra.
A gennaio l'amministrazione Biden ha preso una riserva strategica da trecentomila proiettili piazzata da molti anni in Israele e l'ha trasferita d'urgenza in Ucraina: mossa per niente apprezzata a Gerusalemme. Nel frattempo, ha investito 522 milioni di dollari in due aziende che hanno il compito di aumentare la produzione per far arrivare, già a marzo, nuovi stock sul campo di battaglia. Francia e Australia, due partner che di recente avevano litigato per altre questioni militari, si sono accordate per produrre in fretta altre centinaia di migliaia di colpi: la francese Nexter ci mette gli involucri di metallo, gli australiani si occupano dell'esplosivo. Lo sforzo per trasferire armi all'Ucraina passa un po' dappertutto: secondo il Wall Street Journal, Washington pensa di spolverare le migliaia di fucili d'assalto e di missili anticarro sequestrati in questi anni sulle barche in navigazione davanti allo Yemen, carichi di contrabbando organizzati dall'Iran per aiutare i guerriglieri Houthi, e di mandare tutto a Kiev. Il problema è che sono sequestri eseguiti sotto il mandato delle Nazioni Uniti e quindi gli americani non possono disporne come vogliono: hanno l'obbligo di distruggerli. Gli analisti dicono che Mosca ha lo stesso problema: trovare le munizioni per continuare una guerra che si è prolungata più del previsto e per alimentare la temuta grande offensiva. Che Kiev, in realtà, ritiene già in atto.
"L'intensificazione dei combattimenti nel Donbass ne è la prova", spiega a Repubblica Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Zelensky. "Non hanno la forza di fare un'altra operazione su larga scala come un anno fa e, contrariamente a quanto ho letto sui giornali, non riteniamo che abbiano raggruppato velivoli da combattimento al confine con l'Ucraina per lanciare l'attacco dei cieli. Vediamo invece che stanno concentrando mezzi, armi e soldati nelle tre regioni occupate di Donetsk, Lugansk e Zaporizhzhia, a una distanza di 100-150 chilometri dalla linea del fronte. Quindi fuori dalla portata dei missili a nostra disposizione attualmente". Le rivelazioni del Financial Times, che citava fonti di intelligence americana, non sono confermate neanche dal portavoce dello stato maggiore dell'aviazione ucraina. "Se l'Occidente ci aiuterà a completare il nostro sistema di difesa dei cieli", chiosa Podolyak, "La Russia non riuscirà a sfruttare la sua flotta".
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