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Priolo, ciprioti troppo vicini ai russi: ora gli Usa vogliono lo stop alla vendita della raffineria

L'impianto si trova a soli trenta chilometri dalla base americana di Sigonella. Il ministero: "Verifiche in corso". Ipotesi Golden Power. Goi Energy: "Nessun legame con la Russia"
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ROMA- La partita della vendita della più grande raffineria italiana non è chiusa. Il destino dell'impianto di Priolo, al momento ancora in mano alla Lukoil, mono committente del petrolio di Vladimir Putin e per questo entrato in crisi per le sanzioni, è ancora incerto nonostante l'accordo raggiunto con i ciprioti di Goi Energy. A confermarlo è lo stesso ministro dello Sviluppo economico e del Made in Italy Adolfo Urso, dopo che è stato approvato il decreto che definisce di interesse nazionale il sito avviando la procedura per una possibile utilizzazione da parte del governo Meloni dello scudo della Golden power, che bloccherebbe qualsiasi accordo.

"La procedura è stata comunque attivata, ci esprimeremo al termine dell'istruttoria", dice Urso, lasciando quindi intendere che delle riflessioni sono in corso. Nonostante i manager di Goi abbiano già incontrato lo stesso ministro, il viceministro Valentino Valentini e i…

ROMA- La partita della vendita della più grande raffineria italiana non è chiusa. Il destino dell'impianto di Priolo, al momento ancora in mano alla Lukoil, mono committente del petrolio di Vladimir Putin e per questo entrato in crisi per le sanzioni, è ancora incerto nonostante l'accordo raggiunto con i ciprioti di Goi Energy. A confermarlo è lo stesso ministro dello Sviluppo economico e del Made in Italy Adolfo Urso, dopo che è stato approvato il decreto che definisce di interesse nazionale il sito avviando la procedura per una possibile utilizzazione da parte del governo Meloni dello scudo della Golden power, che bloccherebbe qualsiasi accordo.

"La procedura è stata comunque attivata, ci esprimeremo al termine dell'istruttoria", dice Urso, lasciando quindi intendere che delle riflessioni sono in corso. Nonostante i manager di Goi abbiano già incontrato lo stesso ministro, il viceministro Valentino Valentini e il presidente della Regione siciliana Renato Schifani, il tutto tramite i buoni uffici di Angelino Alfano: oggi l'ex ministro è a capo del settore internazionale dello studio Erede-Bonelli che per i ciprioti di Goi Energy sta facendo da consulente legale per l'acquisto dell'impianto che da solo raffina il venti per cento del greggio che arriva in Italia ed è un tassello fondamentale di un polo che dà lavoro a 12 mila persone tra diretti e indotto.

Ma anche su questi incontri il ministro mette le mani avanti: "Tutti coloro che erano interessati all'acquisto dell'impianto hanno incontrato il Comitato di garanzia che abbiamo istituito e che ha illustrato loro qual era l'intenzione del governo in merito alle prescrizioni della Golden power. Ovviamente le trattative sulla vendita andavano fatte con la proprietà non certo con noi".

Insomma, riflessioni in corso su una operazione che sembrava chiusa. La verità è che dietro questa scelta si sta giocando una seconda partita che non è solo economica ma anche geopolitica. Gli americani sono molto preoccupati per la vendita a una società cipriota, Paese che da sempre è terra di scorribande per investimenti di colossi finanziari e banche russe, di un impianto che si trova ad appena trenta chilometri dalla più importante base militare statunitense nel Mediterraneo, Sigonella. In questi anni dopo l'acquisizione dell'impianto ex Erg da parte della Lukoil e l'arrivo sempre più frequente di navi che partivano con greggio dalla Russia, c'è stato un gran viavai di ingegneri, tecnici e manager di Mosca. Viavai che è continuato anche a guerra in corso. Non a caso, dopo la decisione della Commissione europea di vietare l'arrivo di petrolio dalla Russia anche via mare, mettendo quindi in crisi la raffineria di Priolo, gli americani si erano fatti avanti per acquisire l'impianto attraverso il fondo Crossbridge: un colosso finanziario legato a Postlane Capital Partners con sede a New York.

Gli uomini dell'amministratore delegato Nicholas Myerson avevano avuto anche contatti con il governo Draghi e l'ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che non a caso nel passaggio di consegne con il governo Meloni ne aveva parlato con la presidente del Consiglio, che poi le aveva detto che il dossier sarebbe passato in capo al ministro Urso. Da allora dell'offerta degli americani non si è saputo più nulla. A domanda, se ha incontrato o meno emissari di Crossbridge, il ministro Urso è molto chiaro: "Non so se abbiano presentato una offerta alla Lukoil, ne chi lo abbia fatto. Noi abbiamo preso atto della decisione della proprietà così come annunciata anche in un comunicato ufficiale".

A gennaio Lukoil, nonostante l'interessamento anche di un fondo del Qatar, annuncia l'accordo con Goi Energy e l'amministratore delegato della società cipriota, Michael Bobrov, accompagnato da Angelino Alfano, incontra il 20 gennaio il ministro Urso che gli espone alcuni paletti a partire dalla rassicurazione sul mantenimento occupazionale. Qualche giorno dopo Bobrov incontra il presidente della Regione ed ex compagno di partito di Alfano, Renato Schifani.

Ma Goi Energy e il fondo Argus, coinvolto nell'operazione, come garantiranno l'arrivo di greggio nella raffineria siciliana? Qui salta fuori il nome di un colosso delle materie prime, Trafigura, che ha sede a Ginevra e che ha avuto relazioni strettissime con gli uomini di Putin nelle aziende energetiche russe: non ultimo l'investimento da 6 miliardi di euro in Vostok Oil, azienda gestita dalla compagnia statale russa Rosnfet: un accordo lanciato nel 2020 con la benedizione dello stesso leader di Mosca. Bobrov inoltre è stato responsabile di Trafigura in Israele, altra coincidenza che conferma gli ottimi rapporti del manager con i russi. Uno scenario che preoccupa gli americani, che già sul 5G in Italia temendo la cessione ai cinesi di un asset molto delicato in Europa sono intervenuti con il fondo Kkr. E adesso temono per l'impianto a pochi chilometri da Sigonella.

 

*Aggiornamento del 16 febbraio ore 18,30. Riceviamo e pubblichiamo nota della società Goi Energy  e da Trafigura: "Goi Energy precisa che né la società né il suo amministratore delegato, Michael Bobrov, né i suoi azionisti (diretti e indiretti) e amministratori hanno alcun tipo di collegamento con la Russia, con aziende russe, con istituzioni russe e con altri soggetti comunque riconducibili alla Russia. Goi Energy rappresenta un'azienda solida e in rapida crescita, il cui mix di investitori è composto esclusivamente da interessi commerciali greci, israeliani e ciprioti con una lunga esperienza nel settore energetico".

"Trafigura è uscita dall'investimento in Vostok Oil il 12 luglio 2022"