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Via della Seta, missione da Pechino per convincere il governo italiano

(ansa)
Wang Yi, il super capo della diplomazia cinese, incontrerà a Roma il ministro degli Esteri Tajani e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In cima all'agenda il Memorandum d'Intesa firmato nel 2019 e che scade nel marzo 2024
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PECHINO - Prima a Parigi da Emmanuel Macron, oggi in Italia per provare a convincere Roma a non uscire dalla Via della Seta, poi a Monaco per la Conferenza sulla sicurezza dove è previsto un incontro col segretario di Stato Usa Blinken per sgonfiare la crisi dei palloni, una tappa in Ungheria e, infine, in Russia, a ridosso dell'anniversario dell'invasione ucraina per preparare il terreno alla prossima visita di Xi Jinping a Mosca. È un tour molto fitto quello di Wang Yi, il super capo della diplomazia cinese, ex ministro degli Esteri e da poco promosso capo della commissione Affari esteri del Pcc.

In cima all'agenda in questa tappa italiana, dove incontrerà il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, c'è proprio il Memorandum d'intesa che il nostro Paese firmò - primo e unico tra quelli del G7 - il 23 marzo 2019 a Roma durante la prima visita ufficiale di Xi. Diciannove accordi ist…

PECHINO - Prima a Parigi da Emmanuel Macron, oggi in Italia per provare a convincere Roma a non uscire dalla Via della Seta, poi a Monaco per la Conferenza sulla sicurezza dove è previsto un incontro col segretario di Stato Usa Blinken per sgonfiare la crisi dei palloni, una tappa in Ungheria e, infine, in Russia, a ridosso dell'anniversario dell'invasione ucraina per preparare il terreno alla prossima visita di Xi Jinping a Mosca. È un tour molto fitto quello di Wang Yi, il super capo della diplomazia cinese, ex ministro degli Esteri e da poco promosso capo della commissione Affari esteri del Pcc.

In cima all'agenda in questa tappa italiana, dove incontrerà il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, c'è proprio il Memorandum d'intesa che il nostro Paese firmò - primo e unico tra quelli del G7 - il 23 marzo 2019 a Roma durante la prima visita ufficiale di Xi. Diciannove accordi istituzionali e dieci commerciali firmati dall'allora vicepremier Luigi Di Maio nel primo governo Conte. Un'intesa che scade nel marzo 2024 ma che si rinnova automaticamente alla fine di quest'anno, se nel frattempo il governo italiano non deciderà di revocarla. Wang sa che potrebbe trovare una certa resistenza vista la "freddezza" già mostrata durante il governo Draghi.

Per Pechino rilanciare quella Belt&Road Initiative avviata dieci anni fa da Xi e che oramai conta 147 Paesi nei quali ha sborsato 923 miliardi di dollari, tra costruzione di infrastrutture e investimenti, è strategico. In questo 2023 Xi ha in mente un terzo forum per ravvivare il suo progetto oggi zoppicante, soprattutto causa pandemia e per le nuove esigenze economiche di Pechino.

"I fatti vincono sulla retorica. Quella tra Italia e Cina sulla Via della Seta è una cooperazione tra partner naturali. Credo che due grandi nazioni come le nostre abbiano le capacità e la saggezza necessarie per intraprendere le scelte giuste assecondando il flusso della storia, in modo che questa via di cooperazione e di amicizia possa diventare sempre più ampia", diceva qualche giorno fa in un'intervista all'Ansa il nuovo ambasciatore cinese in Italia, Jia Guide.

Quella firma quattro anni fa irritò non poco gli altri partner europei e gli Stati Uniti. "Credo che si debba rivalutare il valore di questo accordo. Non posso certo dire se l'Italia debba o meno rinnovarlo, ma penso che lo debba rivedere con grande accuratezza per assicurarsi che porti avanti gli interessi di Roma e non soltanto quelli di Pechino", dice a Radio 1 Eliot Abrams, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale di George W. Bush.

La visita di Wang sarà anche l'occasione per preparare il viaggio della premier Giorgia Meloni, dopo l'invito arrivato da Xi allo scorso G20 di Bali. Gli altri temi da affrontare con Tajani saranno la guerra in Ucraina e Taiwan. Su quest'ultimo punto un messaggio a Pechino il ministro degli Esteri lo ha lanciato pochi giorni fa durante una lectio magistralis alla Luiss: "Nell'Indo-Pacifico deve essere mantenuto lo status quo".