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La commissaria per i diritti dei bambini di Mosca adotta un 15enne ucraino di Mariupol: "Ringrazio Vladimir Putin"

(ansa)
Maria Lvova-Belova, devota religiosa e già madre di 22 bambini, ha dato personalmente la notizia al leader russo. Il programma di deportazione e rieducazione dei minori ucraini in Russia è tra le pagine più oscure del conflitto
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La commissaria per la protezione dei diritti dei bambini nominata dal Cremlino ha informato oggi il presidente Vladimir Putin della sua decisione di adottare un bambino di Mariupol. Nel corso di un colloquio con il leader di Mosca, Maria Lvova-Belova, camicia bianca e voce commossa, ha spiegato che si tratta di un ragazzo di 15 anni della città meridionale conquistata dai russi la scorsa estate dopo mesi di durissimi scontri. Ha detto che l’adozione è avvenuta “grazie a Vladimir Putin”.

"Ora so cosa significa essere madre di un bambino del Donbass. È difficile, ma sicuramente ci amiamo. Penso che potremo affrontare qualsiasi cosa", ha detto Lvova-Belova in risposta a una domanda che Putin le ha fatto durante un incontro nella sua residenza di Novo-Ogaryovo vicino a Mosca.

La commissaria per la protezione dei diritti dei bambini nominata dal Cremlino ha informato oggi il presidente Vladimir Putin della sua decisione di adottare un bambino di Mariupol. Nel corso di un colloquio con il leader di Mosca, Maria Lvova-Belova, camicia bianca e voce commossa, ha spiegato che si tratta di un ragazzo di 15 anni della città meridionale conquistata dai russi la scorsa estate dopo mesi di durissimi scontri. Ha detto che l’adozione è avvenuta “grazie a Vladimir Putin”.

"Ora so cosa significa essere madre di un bambino del Donbass. È difficile, ma sicuramente ci amiamo. Penso che potremo affrontare qualsiasi cosa", ha detto Lvova-Belova in risposta a una domanda che Putin le ha fatto durante un incontro nella sua residenza di Novo-Ogaryovo vicino a Mosca.

La videoregistrazione del colloquio è stata trasmessa con orgoglio dai media russi, ma la rivelazione è destinata a causare indignazione: Lvova-Belova è infatti la figura centrale di un programma di rieducazione che prevede la deportazione e l’indottrinamento di migliaia di bambini provenienti dai territori occupati dalla Russia.


È di questa settimana la denuncia dell’Università di Yale che ha presentato un rapporto che documenta la deportazione di 6mila bambini a 43 strutture rieducative sparse su tutto il territorio russo. Il destino di migliaia di bambini e adolescenti ucraini evacuati senza il consenso dei genitori, spesso con l’inganno, è tra le pagine più buie del conflitto. I russi sostengono di averli inseriti in un progetto di assistenza e di averli salvati dalla guerra.

Dall'inizio della guerra il governo di Kiev stima di aver perso centinaia di migliaia di bambini in quello che considera un tentativo deliberato di Mosca di cancellare la sua identità nazionale agendo sulle nuove generazioni. Children of war, un sito del governo ucraino, aggiorna quotidianamente le cifre sulla base delle segnalazioni registrate dalle autorità.

Il commissario ucraino dei diritti umani, Dmytro Lubinets, ha denunciato in più occasioni che questo fa parte del "genocidio contro l'Ucraina" della Russia, che ha accusato di cercare di cancellare l'identità ucraina.

Lvova-Belova, che è stata sanzionata da molteplici Paesi occidentali proprio per il suo supporto incondizionato all’invasione dell’Ucraina, è una religiosa devota e madre e tutrice legale di 22 bambini, perlopiù adottati. Nel 2021 è stata nominata commissaria per la protezione dei diritti dei bambini. È esponente di spicco del partito Russia Unita di Putin, che detiene un'ampia maggioranza nel Parlamento.