L'inviato di Xi in Europa: per Wang Yi missione in salita su Ucraina, Taiwan e diritti umani. Ma l'obiettivo restano i legami economici
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Forse missione più difficile Xi Jinping non poteva conferire ad uno dei suoi uomini più fidati. Il tour europeo (e russo) del capo della diplomazia del Partito comunista Wang Yi è un esercizio di equilibrismo ai limiti.
Ci sono da ricucire i rapporti con i Paesi europei, sempre più diffidenti nei confronti della Cina. La lista è lunga: le questioni dei diritti umani, le mire su Taiwan e quelle sui mari d’Oriente, la vicinanza alla Russia. Su quest’ultimo punto Wang ha già sfoderato il solito frasario di circostanza martedì sera dal presidente francese Macron, cercando di porre Pechino come attore responsabile in questa guerra in Ucraina, senza sporcarsi le mani: “La Cina è disposta ad esplorare una soluzione politica alla crisi per un cessate il fuoco il prima possibile insieme alla comunità internazionale. Abbiamo adottato un atteggiamento obiettivo e imparziale sulla questione e rimania…
PECHINO - Forse missione più difficile Xi Jinping non poteva conferire ad uno dei suoi uomini più fidati. Il tour europeo (e russo) del capo della diplomazia del Partito comunista Wang Yi è un esercizio di equilibrismo ai limiti.
Ci sono da ricucire i rapporti con i Paesi europei, sempre più diffidenti nei confronti della Cina. La lista è lunga: le questioni dei diritti umani, le mire su Taiwan e quelle sui mari d’Oriente, la vicinanza alla Russia. Su quest’ultimo punto Wang ha già sfoderato il solito frasario di circostanza martedì sera dal presidente francese Macron, cercando di porre Pechino come attore responsabile in questa guerra in Ucraina, senza sporcarsi le mani: “La Cina è disposta ad esplorare una soluzione politica alla crisi per un cessate il fuoco il prima possibile insieme alla comunità internazionale. Abbiamo adottato un atteggiamento obiettivo e imparziale sulla questione e rimaniamo impegnati a promuovere i colloqui di pace”. Parole già dette decine di volte da quando è scoppiata la guerra un anno fa. Parole che ormai suonano un po’ vuote.
“Gli europei ben informati conoscono bene la posizione della Cina nei confronti della Russia e della sua guerra in Ucraina. Continuano a chiedere alla Cina cambiamenti che, in realtà, la Cina non farà”, dice a Repubblica Shi Yinhong, professore di relazioni internazionali all’Università Renmin di Pechino.
“Con la relazione con gli Usa a livelli molto fragili, ripristinare dei legami politici ed economici con i principali partner europei è diventato una priorità”, ci dice Rana Mitter, docente ad Oxford e uno dei massimi esperti di Cina. “Wang cercherà di porre l’accento sull’importanza economica della Cina, il suo grande mercato e il suo potenziale di investimento”. Lo ha fatto nella prima tappa francese ed è quello che è venuto a fare a Roma: provare a convincere l’Italia a non uscire dalla Via della Seta. La Belt&Road Initiative lanciata dieci anni fa da Xi e oggi zoppicante rimane centrale nei piani del leader cinese. Con gli europei Wang dovrebbe spingere anche per resuscitare quell’accordo sugli investimenti arenatosi due anni fa dopo le sanzioni ad alcuni funzionari cinesi per la repressione degli uiguri nel Xinjiang e le relative contro-sanzioni di Pechino.
C’è poi un dialogo da ritrovare con Washington, soprattutto dopo l’ultima crisi. Alla Conferenza per la sicurezza a Monaco Wang dovrebbe vedersi con il segretario di Stato Usa Antony Blinken, dopo il mancato viaggio dell’americano a Pechino rimandato causa pallone (spione). Sia Cina che Usa sanno che bisogna parlarsi, sebbene pubblicamente si accusino su chi avvista più palloni dell’uno nei cieli dell’altro. Ci sono scambi economici da non buttare all’aria. Ma soprattutto ci sono comunicazioni militari da ripristinare se non si vuole che un telefono che squilli a vuoto come è avvenuto nei giorni scorsi rischi di scatenare un incidente in teatri più caldi, un domani, come lo Stretto di Taiwan.
La visita in Ungheria presenterà meno ostacoli: in Orbán Pechino può contare sul leader più pro-Cina di tutta Europa. Sarà quella in Russia, a ridosso dell’anniversario dell’invasione, quella da guardare più attentamente. Servirà a preparare il terreno per la prossima visita di Xi. E continuare a rafforzare la presa su quello che ormai è diventato il socio di minoranza di questa “amicizia senza limiti”: una partnership sempre più asimmetrica. Pechino elogia i “solidi progressi” nella cooperazione con Mosca, il “coordinamento stretto ed efficace” per promuovere la “democratizzazione delle relazioni internazionali”. Musica per il Cremlino che magnifica qualsiasi dichiarazione bilaterale per dare l’impressione di un allineamento maggiore in realtà di quello reale. La Cina si presta volentieri. In un sempre più difficile equilibrio.