L’occasione persa dall’Italia assente ai tavoli di Monaco
di Francesca Giovannini , di Francesca GiovanniniAd un anno dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, i Paesi europei si sono ritrovati a Monaco per discutere le conseguenze di una guerra inaspettata e protratta. Insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno aperto i lavori sottolineando la necessita di una forte coesione transatlantica a sostegno dell'Ucraina.
Insieme ai leader di Francia e Germania, la presenza del primo ministro inglese, dei presidenti di Svezia, Finlandia, Danimarca, Moldavia, Estonia e Lituania ha evidenziato come il baricentro politico dell'Europa si sia spostat…
Ad un anno dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, i Paesi europei si sono ritrovati a Monaco per discutere le conseguenze di una guerra inaspettata e protratta. Insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno aperto i lavori sottolineando la necessita di una forte coesione transatlantica a sostegno dell'Ucraina.
Insieme ai leader di Francia e Germania, la presenza del primo ministro inglese, dei presidenti di Svezia, Finlandia, Danimarca, Moldavia, Estonia e Lituania ha evidenziato come il baricentro politico dell'Europa si sia spostato nettamente a favore dei Paesi nordici e baltici. È in un contesto di cambiamenti geopolitici che l'assenza italiana alla Conferenza di Monaco si fa notare. A maggior ragione se si considera che il nostro Paese rimane ad oggi la terza potenza industriale europea e ospita l'arsenale nucleare più esteso della Nato.
La conferenza di Monaco ha infatti evidenziato tre cambiamenti strategici che l'asse franco-tedesco sta guidando oggi con il supporto degli Stati Uniti. Tali cambiamenti erano già in corso prima della guerra in Ucraina, ma l'invasione russa ha generato il necessario consenso politico per una loro accelerazione.
Una nuova alleanza in Europa
Innanzitutto il presidente Macron nel suo intervento ha promosso l'idea di una politica estera europea più ambiziosa e proattiva che vada oltre l'Unione europea che - secondo Macron - rimane uno strumento geopolitico indispensabile ma non sufficiente per influenzare gli equilibri mondiali.
L'idea di un nuovo concerto d'Europa fra grandi potenze militari ed economiche trova supporto in una Germania determinata - come ha ribadito il cancelliere Scholz - a giocare un ruolo di leadership proporzionato al proprio potere economico. L'impegno della Germania di allocare il 2% del Pil a spese militari insieme alla decisione di investire 100 miliardi di euro per rivitalizzare l'industria di difesa tedesca sono indicatori di come la nuova Europa che sta nascendo post Ucraina non intenda più soltanto giocare un ruolo economico o diplomatico.
Insieme all'asse franco-tedesco, la conferenza di Monaco ha poi evidenziato la nascente coalizione fra Paesi nordici e baltici, impegnati a rafforzare la presenza Nato nel Nord-est e determinati ad assicurarsi maggior potere decisionale all'interno degli affari europei. Tale ribilanciamento - se non regolato - andrà a detrimento del blocco meridionale e dell'Italia.
Il boom dell'industria della Difesa
Il secondo fronte riguarda l'innovazione e le relazioni fra industria e difesa. Sul podio, giganti commerciali come Siemens e Deutsche Telekom AG, insieme a funzionari della Nato e dell'Unione europea, hanno discusso del futuro dell'industria della difesa europea e della necessità di sviluppare strategie regionali di lungo termine che consentano più stabilita negli investimenti. Start-up europee (ma non italiane) si sono avvicendate sul palco per descrivere innovazioni tecnologiche che possano - se adottate - aiutare le forze armate a confrontare nuovi scenari di guerre ibride o asimmetriche.
L'assenza di ministri e rappresentanti di industria italiani ha sorpreso molti presenti se si considera il ruolo straordinario che Finmeccanica gioca nella produzione e innovazione di tecnologie navali e aeree e il numero di start up italiane oggi impegnate nel settore della difesa.
Infine, il ritrovato ruolo delle armi nucleari nella sicurezza europea e il futuro del controllo degli armamenti e dei rischi nucleari (regionali e globali) e ancor di più la necessità di trovare nuove strategie per gestire la proliferazione missilistica in Europa e in Medio Oriente sono emersi come priorità strategiche per molti dei Paesi europei presenti a Monaco.
La deterrenza nucleare
Il futuro della deterrenza nucleare europea, il ruolo delle armi atomiche nelle future relazioni con Mosca e l'urgenza di promuovere un dibattito regionale strategico continueranno ad influenzare le relazioni fra Nato ed Unione europea per molto tempo. L'assenza italiana su queste questioni appare come un'opportunità persa per ribilanciare una discussione che oggi include soprattutto i Paesi nordici e baltici ma ha ripercussioni per tutta la regione europea.