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Ecco i caccia che l'Italia potrebbe fornire a Kiev

Gli Amx 
Gli Amx sono velivoli datati ma robusti e semplici: l’Aeronautica li sta mandando in pensione e si sono dimostrati bombardieri validi. Più complessa la consegna di Tornado o Eurofighter
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L’apertura di Giorgia Meloni alla consegna di aerei da combattimento a Kiev è un gesto di grande rilevanza politica e limitato impatto militare. Si tratterebbe infatti di un numero ridotto di jet che non potrebbero contribuire alla difesa dei cieli contro i raid russi, ma solo alle azioni di sostegno delle forze terrestri.

Tra le ipotesi ventilate a Palazzo Chigi, quella più rapidamente concretizzabile riguarda i cacciabombardieri Amx “Ghibli”, che entro la fine dell’anno l’Aeronautica manderà in pensione. Un velivolo robusto, con manutenzione semplice e comandi tradizionali: caratteristiche che permetterebbero a piloti e tecnici ucraini di imparare rapidamente a usarlo. Nonostante l’età – i primi sono entrati in servizio nel 1989 -, le prestazioni sono di tutto rispetto: la velocità massima è di mille chilometri orari e ha un raggio d’azione di oltre 700 chilometri, che può essere moltip…

L’apertura di Giorgia Meloni alla consegna di aerei da combattimento a Kiev è un gesto di grande rilevanza politica e limitato impatto militare. Si tratterebbe infatti di un numero ridotto di jet che non potrebbero contribuire alla difesa dei cieli contro i raid russi, ma solo alle azioni di sostegno delle forze terrestri.

Tra le ipotesi ventilate a Palazzo Chigi, quella più rapidamente concretizzabile riguarda i cacciabombardieri Amx “Ghibli”, che entro la fine dell’anno l’Aeronautica manderà in pensione. Un velivolo robusto, con manutenzione semplice e comandi tradizionali: caratteristiche che permetterebbero a piloti e tecnici ucraini di imparare rapidamente a usarlo. Nonostante l’età – i primi sono entrati in servizio nel 1989 -, le prestazioni sono di tutto rispetto: la velocità massima è di mille chilometri orari e ha un raggio d’azione di oltre 700 chilometri, che può essere moltiplicato con il rifornimento in volo. Dispone di un cannone da 20 millimetri a canne rotanti con 350 proiettili e impiega missili aria-aria a guida infrarosso Sidewinder, ma solo per l’autodifesa: la sua missione è quella di attacco al suolo, trasportando quasi quattromila chili di ordigni.

 

All’inizio ci sono stati numerosi problemi di messa a punto, soprattutto del motore, e diversi incidenti. Una volta risolti, l’Amx si è dimostrato molto affidabile, con 235 mila ore di volo alle spalle. L’Aeronautica ne ha acquistati 136, con una spesa altissima per gli anni Novanta che ha fruttato all'Amx il nomignolo di "F-32", perché costava il doppio degli F-16 americani. Tra il 2007 e il 2011 ne sono stati aggiornati 52 esemplari, tra cui dieci biposto, con apparati elettronici moderni: questa versione – chiamata Acol – può impiegare bombe a guida gps e laser, che ricevono le coordinate del bersaglio direttamente dal computer dell’aereo. Inoltre può essere dotata di pod da ricognizione che si agganciano sotto le ali e di altri per la designazione laser degli obiettivi, entrambi di produzione israeliana.

Gli Amx hanno partecipato a tutte le operazioni belliche italiane. Hanno esordito in Bosnia dal 1996; poi nel 1999 sono entrati in azione sul Kosovo, con una media di otto sortite al giorno tra bombardamenti e ricognizioni. Sono stati schierati nel 2011 nella campagna sulla Libia in sostegno della rivolta contro Gheddafi, compiendo 258 raid. Quindi in Afghanistan, con 3.300 sortite in gran parte per vigilare sui movimenti talebani, con rare incursioni contro antenne radio e basi dei guerriglieri. L’ultima spedizione è stata in Kuwait, nella missione internazionale per sorvegliare l’Isis con 1.500 voli nei cieli dell’Iraq.

Dal 2014 tutti gli Amx si trovano sull’aeroporto di Istrana, in provincia di Treviso, in attesa della sostituzione con i “caccia invisibili” F-35: entro dicembre 2023 saranno tolti dal servizio e uno è stato già donato all’Istituto tecnico Marignani di Udine, come aula di esercitazione per gli studenti. Almeno una decina sono in condizioni perfette.

L’ipotesi di regalarli all’Ucraina dovrà probabilmente avere il via libera dal Brasile, che ha realizzato il progetto assieme all’Italia: attualmente i brasiliani ne utilizzano 14, destinati a volare fino al 2025. Che utilità avrebbero gli Amx per Kiev? Limitata, appunto, ma allo stesso tempo significativa perché tutti i jet ucraini sono di costruzione sovietica ed è sempre più difficile trovare pezzi di ricambio. La versione biposto dei caccia inoltre potrebbe servire per la formazione dei piloti, pur mantenendo le capacità d’attacco.

Più complicato sarebbe concedere i potenti cacciabombardieri Tornado, costruiti dagli anni Settanta assieme a Gran Bretagna e Germania. I tre Paesi li stanno rimpiazzando con gli F-35 o gli Eurofighter e dovrebbero terminare la vita operativa entro un paio di anni. Si tratta di bimotori con equipaggio di due persone – pilota e navigatore – e una manutenzione molto complessa. Quelli rimasti in linea con il Sesto Stormo di Ghedi (Brescia) sono dotati di strumentazioni da guerra elettronica per disturbare e scoprire le batterie contraeree: apparati classificati che difficilmente verrebbero esposti al rischio di finire in mani russe. Inoltre dispongono dei comandi per usare le bombe atomiche americane B-61, che andrebbero sicuramente smontati. L’invio dei Tornado, infine, dovrebbe essere concordato con Londra e Berlino ma la Germania si è già pronunciata contro la fornitura di aerei da caccia.

Ancora più remota l’eventualità di donare gli Eurofighter – sempre condivisi con tedeschi e britannici – perché sono soprattutto intercettori considerati fondamentali per la protezione dei cieli europei: i tempi per formare piloti e specialisti inoltre sarebbero molto lunghi, incompatibili con le esigenze di Kiev. E i costi per i contribuenti assai pesanti: ogni Eurofighter costa più di cento milioni di euro e si prevede di mantenerli in servizio per almeno due decenni.