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Ucraina, la mossa Usa per costringere Putin a trattare

Come sarà il secondo anno di guerra? Così la strategia di Washington può portare il leader russo a un tavolo di trattativa, almeno secondo Washington
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New York - Accelerare le forniture militari all’Ucraina ora, per costringere Putin ad accettare il negoziato entro la fine dell’anno. È la strategia che si sta consolidando a Washington, anche in considerazione delle prospettive per la tenuta della coalizione degli alleati di Kiev.

Dopo la fortunata controffensiva lanciata da Zelensky alla fine dell’anno passato, alcuni analisti come Charles Kupchan avevano suggerito di dichiarare vittoria e sedersi al tavolo delle trattive. I problemi però erano due: primo, Putin non aveva alcuna intenzione di negoziare, a parte la resa incondizionata; e l’Ucraina non aveva riconquistato abbastanza territori per trattare da una posizione di forza.

New York - Accelerare le forniture militari all’Ucraina ora, per costringere Putin ad accettare il negoziato entro la fine dell’anno. È la strategia che si sta consolidando a Washington, anche in considerazione delle prospettive per la tenuta della coalizione degli alleati di Kiev.

Dopo la fortunata controffensiva lanciata da Zelensky alla fine dell’anno passato, alcuni analisti come Charles Kupchan avevano suggerito di dichiarare vittoria e sedersi al tavolo delle trattive. I problemi però erano due: primo, Putin non aveva alcuna intenzione di negoziare, a parte la resa incondizionata; e l’Ucraina non aveva riconquistato abbastanza territori per trattare da una posizione di forza.

Da allora ad oggi sono accadute due cose, una politica e l’altra militare. La prima è stata la vittoria dei repubblicani alle elezioni midterm, che pur essendo molto ridotta e limitata solo alla Camera, li mette in condizione di ostacolare i finanziamenti per gli aiuti economici e militari a Kiev. Biden pensa che comunque alla fine troverà una maggioranza di deputati responsabili in entrambi i partiti disposti ad approvarli, ma sarà più difficile. Perciò ha fatto capire in privato a Zelensky che l’assistenza occidentale ha dei limiti, nonostante in pubblico prometta di restargli al fianco per tutto il tempo necessario. La seconda cosa è l’escalation di Putin, che invece di rassegnarsi alla soluzione diplomatica, ha reclutato altri 300.000 soldati e ordinato la nuova offensiva in corso.

Tenendo conto di questi due sviluppi, Washington ha accelerato le forniture militari, spingendo i tedeschi a concedere i carri armati Leopard e ragionando ora sull’ipotesi di dare anche i caccia F-16. Lo scopo è rafforzare il più possibile Zelensky, affinché riesca a respingere la nuova offensiva russa, e magari a riconquistare altri territori, nel Donbass e nel sud del paese, per spezzare il ponte terrestre che Mosca ha creato dai suoi confini alla Crimea. Se questa operazione riuscisse, Putin potrebbe finalmente convincersi che un vero negoziato sia l’unica via d’uscita rimasta per salvarsi.

Il Cremlino resta convinto che il tempo giochi a suo favore, perché ha più uomini, più risorse, e più volontà di non mollare rispetto all’Occidente. Non è certo però che abbia ragione. Il suo progetto di usare l’energia come arma per scardinare la coalizione occidentale è fallito, anche grazie ad un inverno più mite del previsto.

I prezzi di petrolio e gas sono scesi, aprendo un buco nel deficit di bilancio, mentre l’economista di Ucla Oleg Itskhoi ha scritto che nel 2022 il suo paese ha evitato il collasso economico grazie all’aumento dei costi dell’energia e la riduzione delle importazioni, ma nel 2023 questo non basterà più a salvarlo. Se a ciò si aggiungesse qualche successo militare ucraino, con crescenti perdite umane russe, la determinazione di Mosca potrebbe non durare abbastanza a lungo per prevalere.