Biden a Kiev, una sfida esistenziale per l'Occidente
di Gianni Riotta , di Gianni RiottaL'allarme delle sirene che annunciano i bombardamenti russi, cupa colonna sonora della vita ucraina dal 24 febbraio scorso, è risuonato anche oggi sulla capitale Kiev, giusto mentre il presidente americano Joe Biden arrivava, a sorpresa, a manifestare il sostegno della potenza Usa al presidente Volodymyr Zelensky. Anziano, con un supporto popolare non brillante e il Congresso diviso dalla Camera vinta a novembre dall'opposizione repubblicana, Biden non rinuncia a difendere i valori atlantici e occidentali, cardine della sua vita politica, dalla lontana elezione al Senato nel 1972.
In una dichiarazione rilasciata via Casa Bianca, Biden afferma in modo solenne: "Mentre il mondo si prepara a osservare il primo anniversario della brutale invasione in Ucraina, sono a Kiev per incontrare il presidente Zelensky e ribadire il nostro impegno, assoluto e irriducibile, alla democrazia ucraina, la sua sovranità e integrità territoriale. Quando Puti…
L'allarme delle sirene che annunciano i bombardamenti russi, cupa colonna sonora della vita ucraina dal 24 febbraio scorso, è risuonato anche oggi sulla capitale Kiev, giusto mentre il presidente americano Joe Biden arrivava, a sorpresa, a manifestare il sostegno della potenza Usa al presidente Volodymyr Zelensky. Anziano, con un supporto popolare non brillante e il Congresso diviso dalla Camera vinta a novembre dall'opposizione repubblicana, Biden non rinuncia a difendere i valori atlantici e occidentali, cardine della sua vita politica, dalla lontana elezione al Senato nel 1972.
In una dichiarazione rilasciata via Casa Bianca, Biden afferma in modo solenne: "Mentre il mondo si prepara a osservare il primo anniversario della brutale invasione in Ucraina, sono a Kiev per incontrare il presidente Zelensky e ribadire il nostro impegno, assoluto e irriducibile, alla democrazia ucraina, la sua sovranità e integrità territoriale. Quando Putin ha lanciato l'invasione, un anno fa, ha pensato che l'Ucraina fosse debole e l'Occidente fosse diviso. Ha pensato di poter resistere più di noi. Aveva torto marcio".
Biden smentisce i realisti
Kiev è stata svuotata, il traffico paralizzato, misure di sicurezza imponenti, colpire il leader americano avrebbe portato Mosca sull'orlo di quella guerra nucleare che, in modo gradasso, il Cremlino minaccia da mesi. Biden con la presenza sulla prima linea globale, con il vertice insieme alla squadra di Zelensky e con le sue parole taglia corto col chiacchiericcio, mediatico e diplomatico, che da settimane percorre Washington e Bruxelles, filtrando fino a Roma.
Si vorrebbe lasciar intendere che vada prevalendo ormai alla Casa Bianca il "realismo" ideato dall'ex segretario di Stato repubblicano Henry Kissinger, e plasmato in dottrina dallo studioso John Mearsheimer, vale a dire costringere Kiev a cedere i diritti nazionali sulla Crimea, occupata dai russi nel 2014 in dispregio degli accordi siglati a Budapest dopo la caduta del Muro di Berlino e l'indipendenza ucraina, e su vari centri del Donbass e della costa meridionale. Spacciando per "negoziato" la resa imposta a Zelensky, e ignorando che, dopo Cecenia e Siria, un ulteriore cedimento indurrebbe Putin a nuove scorribande, verso i paesi Baltici e l'Europa dell'Est.
Non a caso, il presidente polacco Andrzej Duda, alla vigilia dell'arrivo di Biden a Varsavia, ha chiesto garanzie precise della Nato a Zelensky, per garantire che, finita la guerra, il Paese resti finalmente libero da ingerenze russe, dopo il secolo di tragedie bene illustrate dai saggi del professor Andrea Graziosi (Laterza) e del suo collega di Harvard Serhii Plokhy (Mondadori).
Putin in un angolo
Biden, passeggiando fra le rovine di Kiev recide ogni ipocrisia e illusione di cedimento, e rimette il carico delle scelte addosso a Putin. Con migliaia di morti, la fuga dei cervelli migliori all'estero, l'arsenale bellico in via di esaurimento, lo scacco al fronte e l'economia che, alla lunga, non potrà riprendersi sotto la pressione delle sanzioni economiche e culturali, Vladimir Vladimirovich Putin ha una sola arma dalla sua, continuare nella guerra di posizione, incurante delle perdite, lanciare una nuova offensiva in primavera reclutando perfino i galeotti tra i mercenari del Gruppo Wagner, e sperare che Kiev e Zelensky si arrendano o che americani ed europei, stanchi di guerra al secondo anno di ostilità, li abbandonino al loro destino, come troppi intellettuali, sulle due coste dell'Atlantico, si ostinano a suggerire melliflui.
Joe Biden conferma da Kiev che la sfida in Donbass è esistenziale e che Usa ed UE restano al fianco degli ucraini. Il suo messaggio vola, oltre Mosca, fino a Pechino, già informata dal Segretario di Stato Anthony Blinken che il sostegno militare al Cremlino porterebbe a peggiori rotture con Washington, dopo lo strappo della sua mancata visita in Cina, per il caso dei palloni spia. Stressato da inflazione e penuria di gas, minacciato da populismi e nazionalismi, accusato di pigrizia e cecità consumista, l'Occidente dei millennials non si arrende, e tocca all'ottuagenario Joe Biden ricordarlo, con un bel gesto, dalla estrema frontiera delle democrazie.
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