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Un ritratto di Olga Kurylo in Polonia, a un anno di distanza dall'inizio della guerra / Foto Macieck Nabrdalik / VII Agency 

L'altro volto di Olena Kurylo, la donna della foto simbolo dell'inizio della guerra: "Voglio tornare in Ucraina e aprire una fondazione per gli orfani"

Fu fotografata a Kharkiv con il viso insanguinato e una benda sull'occhio subito dopo il lancio dei primi missili russi. Poi la fuga in Polonia e le cure a Londra finanziate con una sottoscrizione. Ma ci sono ferite che Olena non è riuscita a far rimarginare. "Non riesco a trovare l’equilibrio. Sono viva, ma mi manca sempre la terra sotto i piedi”
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KATOWICE - Con una certa delicatezza, si può anche sfiorare il volto di Olena Kurylo, e quindi sentire certe punte dure sottopelle, proprio all’attaccatura dei capelli. Sono schegge di vetro, e nessuno potrà mai toglierle da questa faccia, che è poi la faccia dell’Ucraina. E quante donne si sono viste in lei, donna qualunque, ma appena sopravvissuta a un missile (intanto i parà russi entravano a Kharkiv, e venivano fermati dai cadetti dell’Accademia, guidati da un tenente di vent’anni). 

Olga Kurylo a Kharkiv il 24 febbraio 2022 
Il 24 febbraio 2022 lei non aveva notizia di niente, e sapeva solo del "raketa" caduto sul suo condominio. Un fotografo tedesco l’aveva ripresa sulle macerie. Ferita, stravolta, però viva. Per la prima volta vedevamo gli effetti dell’invasione. Non le scie …

KATOWICE - Con una certa delicatezza, si può anche sfiorare il volto di Olena Kurylo, e quindi sentire certe punte dure sottopelle, proprio all’attaccatura dei capelli. Sono schegge di vetro, e nessuno potrà mai toglierle da questa faccia, che è poi la faccia dell’Ucraina. E quante donne si sono viste in lei, donna qualunque, ma appena sopravvissuta a un missile (intanto i parà russi entravano a Kharkiv, e venivano fermati dai cadetti dell’Accademia, guidati da un tenente di vent’anni). 

Olga Kurylo a Kharkiv il 24 febbraio 2022 
Il 24 febbraio 2022 lei non aveva notizia di niente, e sapeva solo del "raketa" caduto sul suo condominio. Un fotografo tedesco l’aveva ripresa sulle macerie. Ferita, stravolta, però viva. Per la prima volta vedevamo gli effetti dell’invasione. Non le scie dei razzi, non i crateri delle bombe, ma un umano insanguinato, con lo sguardo perso, una benda precaria, e così Olena ha incarnato tutta la nostra paura. Sembrava una vecchia, aveva solo 52 anni. Un anno dopo, è seduta sul sofà di una casa in prestito, a Katowice. Fuori c’è la neve ghiacciata e velata di nero perché questa è l’Alta Slesia, zona di miniere di carbone, impianti in attività, torri abbandonate. Su tutto prevale un colore grigio metallico, come in Donbass. E lei, ha due sogni da raccontare.

La Polonia le ha assegnato “un appartamento in campagna, ma è troppo fuori mano, e il riscaldamento non funziona. Non sto ancora bene, ho bisogno di vivere al caldo”. È una profuga fra tanti, il fatto di essere famosa non cambia il suo status disgraziato, non può neanche offrire una tazza di tè. Esce poco, e a Katowice c’è poco da fare. Il posto più famoso e vicino è Auschwitz-Birkenau, ma lei non ci è andata. Non sempre un dolore attenua un altro dolore, lo sa anche lei.

“Per i russi io sono un’attrice. La loro propaganda ha detto che ho recitato, e così il mondo ha dubitato di me. Ma chi mi conosce sa che sono ucraina. Non russa, non filorussa. Sono una maestra ucraina”. Allora, Olena, raccontaci cos’è successo quel giorno. “Ero a casa, a Chuhuiv, che è a 40 chilometri da Kharkiv. La mattina sarei andata al lavoro, all’asilo nido N4, ma alle 5,50 è caduto il primo missile sulla pista dell’aeroporto. Il mio quartiere è vicino, infatti si chiama Aviator. Non mi sono spaventata molto, ma ho cominciato a raccogliere le mie cose”. I documenti, le foto dei giorni felici, “dei miei genitori ormai morti e di me da ragazza”. I gioielli, che erano poi “un paio di orecchini e dei braccialetti d’argento”. Quaranta minuti dopo “è arrivato il secondo, in cortile”. Possiamo risentire il boato, basta guardarla mentre ricorda. I vetri sono esplosi, “una sbarra mi ha colpito qui, sulla bocca. Schegge in faccia e qui, sulla spalla destra”. Apre il cellulare, si vede un mazzo di rose, “la mia casa era piena di piante e di fiori. Stanno pensando se ricostruirla o abbatterla”, ma è ancora troppo presto per decidere, e comunque la abbatteranno.

Un ritratto di Olga Kurylo in Polonia, a un anno di distanza dall'inizio della guerra / Foto Macieck Nabrdalik / VII Agency 
Raccontaci il sogno. “Tre notti prima ho sognato la bomba che cadeva proprio qui. L’ho detto a mio fratello. E lui mi ha risposto che però la politica di Putin è buona, che lui sta facendo un buon lavoro… ‘Sai, sto guardando i canali russi, e loro ragionano giusto. Putin ci darà l’ordine’, così ha detto quel giorno”. Non avevano mai parlato di politica, prima, non l’hanno mai più fatto dopo. “Mi ha richiamata il 9 marzo, dicendo che la tv russa avvisava tutti: ‘gli ucraini stanno liberando oche e piccioni preparati nei laboratori americani, per la guerra batteriologica’. Questa è la propaganda, e agisce sulla gente con la psiche debole”. Mostra le foto che stanno ancora girando sui social russi: “Qui dicono che sarei un ufficiale dell’esercito ucraino, e che ho recitato da vittima. E qui, che sono in un carcere di massima sicurezza, e ho confessato di aver inventato tutto”. Ma lei è a Katowice, e non ha mai neanche fatto la plastica facciale, come qualcuno ha poi malignato. “Sono stata medicata in Ucraina, poi mi hanno mandata in Polonia. I medici hanno ricucito la ferita del sopracciglio destro, e tentato di curare l’occhio destro”. La retina era caduta per il contraccolpo dell’esplosione, Olena è appena tornata da Londra, dove ha subito un quarto intervento. “Il Daily Mail ha fatto una sottoscrizione tra i suoi lettori. Ha raccolto 10mila sterline per pagare il viaggio e l’intervento di un famoso specialista, Tom Williamson”. E cosa ti ha detto il professore? “Spera che la retina si stabilizzi, ma non è sicuro. Al momento vedo tutto come in uno specchio storto, e devo avere pazienza”. E le schegge? “Mi hanno detto che sono difficili da togliere”.

Si esce nel freddo, per andare a mangiare qualcosa. Ma Olena è indecisa, “sai, io non riesco a masticare”. I denti che ha sono una protesi, l’esplosione li ha schiantati alla radice, e però da Zurownia prenderà una minestra, e due focaccine morbide. È una donna sola. Ha avuto un marito, poi un compagno che però l’ha lasciata, “mi ha detto che non poteva sopportare il peso di me in queste condizioni”. Una figlia Ekaterina, che “a Kharkiv ha visto arrivare i ceceni. Ha perso la casa in un bombardamento, adesso vive in macchina con il suo compagno, e tre gatti”. Si spostano sempre, sono zingari a casa loro, vagano per il Paese scansando le bombe. “Vorrebbe venire in Italia. E io pure, ma da turista, non da profuga. La guerra finirà pure”.

Le mani di Olga Kurylo, in Polonia, a un anno di distanza dall'inizio della guerra / Foto Macieck Nabrdalik / VII Agency 
E vuole vivere in Ucraina. “Ci sono tornata una volta sola, per fare delle foto con altre donne sopravvissute. Servivano a raccogliere fondi. E io so di essere una miracolata, perché oltre ai morti ci sono i mutilati, chi ha perso le gambe e le braccia. Non ho mai chiesto niente al mio Paese, che ha ben altri problemi, ma vorrei fare qualcosa per l’Ucraina”. Qui si arriva al secondo sogno, che è “una fondazione per i bambini orfani. Ormai ne abbiamo migliaia, e molte coppie sono rimaste senza figli. Io vorrei farli incontrare. Adesso che sono famosa, vorrei sfruttare questa mia faccia segnata per sempre. Però, non so se saprò trovare i soldi”. I bambini le piacciono, “ho lavorato con loro per 23 anni. Insegnavo la danza, ero coreografa”. Si torna verso casa sulla neve che scricchiola, in una strana luce di cenere, reggendo sottobraccio questa donna magra che non vede dove cammina. La mattina è andata a fare la manicure “dalla mia amica di Kharkiv, anche lei sfollata. Mi ha dipinto la bandiera su un’unghia, guarda che bella”. E poi dalla parrucchiera, altra ucraina profuga, a tingere i capelli ormai bianchi “per la paura di quel giorno”. Avrà sempre paura, “non riesco a trovare l’equilibrio. Sono viva, ma mi manca sempre la terra sotto i piedi”, e certo intende la sua, di terra.