✕

La Cina "preoccupata" per il conflitto in Ucraina. "Ma certi Paesi la smettano di gettare benzina sul fuoco"

Xi Jinping (afp)
Le parole del ministro degli Esteri Qin Gang a poche ore dall'arrivo a Mosca del capo della diplomazia del Partito Wang Yi. Pechino presenta la sua Iniziativa di Sicurezza Globale lanciata da Xi Jinping lo scorso anno per un ordine internazionale alternativo agli Stati Uniti con al centro il concetto di "sicurezza indivisibile" tanto caro anche a Mosca 
2 minuti di lettura

PECHINO - La Cina invita di nuovo a "promuovere il dialogo" in Ucraina, dicendosi "molto preoccupata" e di temere che il conflitto "possa andare fuori controllo". "Continueremo a promuovere i colloqui di pace - dice questa mattina il ministro degli Esteri Qin Gang, a poche ore dall'arrivo a Mosca del capo della diplomazia del Partito Wang Yi - e lavoreremo con la comunità internazionale per affrontare le preoccupazioni di tutte le parti e perseguire la sicurezza comune". Non mancano stoccate agli Stati Uniti: "Alcuni Paesi la smettano di gettare benzina sul fuoco in questa crisi. Chiediamo ai Paesi interessati di smettere di scaricare la colpa sulla Cina (riferimento alle parole del segretario di Stato Usa Blinken sul fatto che la Cina starebbe prendendo in considerazione la possibilità di fornire "assistenza letale" alla Russia, ndr) e di smettere di ripetere a gran voce oggi Ucraina, domani Taiwan". Taiwan…

PECHINO - La Cina invita di nuovo a "promuovere il dialogo" in Ucraina, dicendosi "molto preoccupata" e di temere che il conflitto "possa andare fuori controllo". "Continueremo a promuovere i colloqui di pace - dice questa mattina il ministro degli Esteri Qin Gang, a poche ore dall'arrivo a Mosca del capo della diplomazia del Partito Wang Yi - e lavoreremo con la comunità internazionale per affrontare le preoccupazioni di tutte le parti e perseguire la sicurezza comune". Non mancano stoccate agli Stati Uniti: "Alcuni Paesi la smettano di gettare benzina sul fuoco in questa crisi. Chiediamo ai Paesi interessati di smettere di scaricare la colpa sulla Cina (riferimento alle parole del segretario di Stato Usa Blinken sul fatto che la Cina starebbe prendendo in considerazione la possibilità di fornire "assistenza letale" alla Russia, ndr) e di smettere di ripetere a gran voce oggi Ucraina, domani Taiwan". Taiwan che, per bocca della sua presidente Tsai Ing-wen, questa mattina ha annunciato di voler rafforzare i legami militari con gli Usa contro "l'espansionismo autoritario".

Pur invocando la pace in Ucraina, la Cina non ha ancora condannato l'invasione della Russia e ha continuamente sottolineato la volontà di approfondire i suoi legami con Mosca. "La visita di Wang Yi in Russia è un'opportunità per promuovere le relazioni bilaterali sul solco della strada tracciata dai due Capi di Stato", aggiunge il ministro.

"Le pressioni e i tentativi di contenerci stanno diventando sempre più forti e rappresentano una seria minaccia alla nostra sovranità e sicurezza", prosegue Qin. Proprio la sicurezza era il tema dell'evento organizzato dal neo-ministro degli Esteri cinese per presentare il report sulla Iniziativa di Sicurezza Globale: il tentativo di Pechino di presentarsi come una grande potenza responsabile e di fornire un'alternativa al modello di alleanze militari degli Stati Uniti.

Un'iniziativa che era stata lanciata lo scorso aprile dal segretario comunista Xi Jinping al Forum di Boao (la "Davos asiatica"). Sei i punti principali del documento: no alle sanzioni e alla guerra; sì al dialogo e ai negoziati; no alla guerra nucleare; promuovere l'uguaglianza, la cooperazione e lo stato di diritto; rispettare sovranità e integrità di tutti gli Stati, attenersi ai principi della Carta dell'Onu. Tutti concetti di buon senso. Centrale, nei piani di Xi, è però il principio della "sicurezza indivisibile", concetto tanto caro anche a Mosca (che lo ha già evocato nei negoziati con Kiev per dimostrare che è stata l'espansione a Est della Nato a spingere la Russia verso la guerra): nessun Paese dovrebbe rafforzare la propria sicurezza a danno di quella altrui. 

Sicurezza globale che è legata a quella nazionale (la parola sicurezza è stata proprio una delle più citate da Xi nel suo discorso al Congresso di ottobre che lo ha incoronato per la terza volta a capo del Partito e per almeno un altro quinquennio alla guida della Cina). Concetti che servono a Pechino anche per creare un contesto narrativo in cui legittimare i propri obiettivi geopolitici (Taiwan: una dichiarazione di indipendenza o una continua interferenza americana sarebbero percepite come una minaccia alla sicurezza, nazionale e globale, e dunque dare adito ad azioni da parte di Pechino). 

L'iniziativa di Xi per la sicurezza globale, pur essendo ancora agli inizi, diventerà probabilmente un test della volontà del Paese di plasmare un ordine di sicurezza globale esistente. "Pechino sta passando da un'agenda negativa - 'non ci piace l'ordine attuale, che è dominato dall'Occidente e ci è stato impostò - al lancio di una visione alternativa", affermava qualche mese fa il Mercator Institute for China Studies di Berlino.

Questo nuovo progetto securitario è da abbinare, nei piani di Xi, alla Via della Seta, per garantirsi l'appoggio di quei Paesi che in tale cornice hanno consolidato i rapporti economici con la Cina. La Via della Seta, che Xi quest'anno deve rilanciare, rimane, ma con le nuove iniziative su sicurezza globale (e sviluppo globale) rafforza il suo messaggio: un ordine internazionale alternativo a quello dell'Occidente.