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Israele, Netanyahu sotto assedio non cede sulla giustizia

Manifestanti davanti alla Knesset, Gerusalemme (ansa)
Il Paese paralizzato dalle proteste, ma la Knesset approvain prima lettura la riforma anti-giudici
2 minuti di lettura

GERUSALEMME - La Knesset vota nella notte sulla prima parte della riforma della giustizia promossa dal governo di Benjamin Netanyahu in una sessione tesissima e se pure si tratta solo della prima delle tre letture parlamentari necessarie, per Israele lo sviluppo segna una svolta profonda, in un Paese lacerato. Solo una settimana fa infatti il presidente Isaac Herzog aveva presentato una proposta di compromesso su cui negoziare, implorando la maggioranza di fermare l'iter parlamentare dell'approvazione della riforma per giungere a una proposta condivisa. Il governo però, pur dichiarando di essere pronto a trattare, ha scelto di tirare dritto, mentre l'opposizione ha ribadito di non essere disposta a sedersi al tavolo con la maggioranza senza che questa fermasse l'approvazione della riforma. 

GERUSALEMME - La Knesset vota nella notte sulla prima parte della riforma della giustizia promossa dal governo di Benjamin Netanyahu in una sessione tesissima e se pure si tratta solo della prima delle tre letture parlamentari necessarie, per Israele lo sviluppo segna una svolta profonda, in un Paese lacerato. Solo una settimana fa infatti il presidente Isaac Herzog aveva presentato una proposta di compromesso su cui negoziare, implorando la maggioranza di fermare l'iter parlamentare dell'approvazione della riforma per giungere a una proposta condivisa. Il governo però, pur dichiarando di essere pronto a trattare, ha scelto di tirare dritto, mentre l'opposizione ha ribadito di non essere disposta a sedersi al tavolo con la maggioranza senza che questa fermasse l'approvazione della riforma. 

"Il governo sta portando al voto due leggi per annullare la democrazia in Israele", il commento del leader di Yesh Atid, Yair Lapid. "Ogni sforzo per realizzare il dialogo, quelli del presidente Herzog, dell'opposizione, della società civile, persino degli americani, è stato accolto con un rifiuto totale".

Fuori dalla Knesset intanto si radunano ancora una volta decine di migliaia di manifestanti per dire no alla riforma, mentre in varie zone del Paese si registrano tentativi di bloccare le strade e di impedire ai parlamentari della maggioranza di raggiungere l'aula.

Se Herzog ieri è rimasto in silenzio, a parlare è stato Netanyahu, che ha attaccato i leader della protesta accusandoli di "calpestare la democrazia" e non essere disponibili a rispettare il mandato degli elettori. Allo stesso tempo però, il premier - cui è proibito entrare nei dettagli della riforma per conflitto di interessi alla luce dei processi in cui è imputato - ha garantito che il governo è disponibile a negoziare. "C'è tempo più che sufficiente per cercare di ridurre i divari", ha detto Netanyahu poco prima della seduta in aula. "Oggi votiamo e domani spero che si apra la via del negoziato".

I due disegni di legge votati dalla Knesset contengono alcuni degli elementi cruciali della riforma: la modifica della composizione della commissione incaricata di selezionare i giudici di ogni livello per conferire la maggioranza dei suoi membri alle forze di governo e l'azzeramento del potere la Corte Suprema di bocciare il passaggio di nuove Leggi Fondamentali perché in contrasto con le precedenti Leggi Fondamentali (Israele infatti non ha una carta formale, ma negli anni ha approvato un certo numero di leggi dichiarate "basilari" che hanno assunto rango semi-costituzionale). 

Nel frattempo la Commissione Affari Costituzionali e Giustizia ha proseguito la discussione di ulteriori elementi della riforma, inclusa la necessità dell'unanimità in seno alla Corte Suprema per bocciare anche le leggi ordinarie.

Secondo gli analisti, le possibilità che maggioranza e opposizione si ritrovino a negoziare prima che il Parlamento approvi la nuova legislazione in via definitiva sono scarse, con entrambe le parti che non paiono essere disponibili ad abbandonare la propria posizione. E tuttavia la maggioranza potrebbe aprire un'interlocuzione con attori diversi - per esempio esperti del mondo accademico - per riformulare almeno parzialmente gli aspetti più controversi della riforma in un senso maggiormente condiviso. Mentre il capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, lancia l'allarme, paventando il rischio che la spaccatura in seno alla società israeliana possa sfociare in violenza.