Israele, Netanyahu sotto assedio non cede sulla giustizia
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinGERUSALEMME - La Knesset vota nella notte sulla prima parte della riforma della giustizia promossa dal governo di Benjamin Netanyahu in una sessione tesissima e se pure si tratta solo della prima delle tre letture parlamentari necessarie, per Israele lo sviluppo segna una svolta profonda, in un Paese lacerato. Solo una settimana fa infatti il presidente Isaac Herzog aveva presentato una proposta di compromesso su cui negoziare, implorando la maggioranza di fermare l'iter parlamentare dell'approvazione della riforma per giungere a una proposta condivisa. Il governo però, pur dichiarando di essere pronto a trattare, ha scelto di tirare dritto, mentre l'opposizione ha ribadito di non essere disposta a sedersi al tavolo con la maggioranza senza che questa fermasse l'approvazione della riforma.
GERUSALEMME - La Knesset vota nella notte sulla prima parte della riforma della giustizia promossa dal governo di Benjamin Netanyahu in una sessione tesissima e se pure si tratta solo della prima delle tre letture parlamentari necessarie, per Israele lo sviluppo segna una svolta profonda, in un Paese lacerato. Solo una settimana fa infatti il presidente Isaac Herzog aveva presentato una proposta di compromesso su cui negoziare, implorando la maggioranza di fermare l'iter parlamentare dell'approvazione della riforma per giungere a una proposta condivisa. Il governo però, pur dichiarando di essere pronto a trattare, ha scelto di tirare dritto, mentre l'opposizione ha ribadito di non essere disposta a sedersi al tavolo con la maggioranza senza che questa fermasse l'approvazione della riforma.
Fuori dalla Knesset intanto si radunano ancora una volta decine di migliaia di manifestanti per dire no alla riforma, mentre in varie zone del Paese si registrano tentativi di bloccare le strade e di impedire ai parlamentari della maggioranza di raggiungere l'aula.
Se Herzog ieri è rimasto in silenzio, a parlare è stato Netanyahu, che ha attaccato i leader della protesta accusandoli di "calpestare la democrazia" e non essere disponibili a rispettare il mandato degli elettori. Allo stesso tempo però, il premier - cui è proibito entrare nei dettagli della riforma per conflitto di interessi alla luce dei processi in cui è imputato - ha garantito che il governo è disponibile a negoziare. "C'è tempo più che sufficiente per cercare di ridurre i divari", ha detto Netanyahu poco prima della seduta in aula. "Oggi votiamo e domani spero che si apra la via del negoziato".
Nel frattempo la Commissione Affari Costituzionali e Giustizia ha proseguito la discussione di ulteriori elementi della riforma, inclusa la necessità dell'unanimità in seno alla Corte Suprema per bocciare anche le leggi ordinarie.