Terremoto in Siria, Aya ora si chiama Afraa ed è stata adottata dallo zio
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoROMA - Aya, Il miracolo, adesso è Afraa. Ha tredici giorni di vita ed è stata affidata agli zii. Era sopravvissuta alla morte della madre, le 4,17 di lunedì 6 febbraio, a Jindires, città del NordOvest Siria. Era rimasta legata con il cordone ombelicale, venuta al mondo probabilmente dopo la scossa che aveva seppellito la mamma e tutta la sua famiglia. Lo zio, Khalil al-Sawadi, il sopravvissuto più vicino per linea familiare, aveva seguito sul posto i soccorsi, la scoperta della bimba con il volto nella polvere, il salvataggio, il trasporto all'ospedale di Afrin.
La storia era diventata così popolare da stimolare una richiesta di adozione in tutto il mondo. I Caschi bianchi siriani, i soccorritori di quell'area controllata dalle forze avverse alla Siria di Bashar al-Assad, avevano raccontato di un tentativo di rapimento da parte di mercanti legati al regime di Damasco, ma non era facile verificare la bontà di quell'ac…
ROMA - Aya, Il miracolo, adesso è Afraa. Ha tredici giorni di vita ed è stata affidata agli zii. Era sopravvissuta alla morte della madre, le 4,17 di lunedì 6 febbraio, a Jindires, città del NordOvest Siria. Era rimasta legata con il cordone ombelicale, venuta al mondo probabilmente dopo la scossa che aveva seppellito la mamma e tutta la sua famiglia. Lo zio, Khalil al-Sawadi, il sopravvissuto più vicino per linea familiare, aveva seguito sul posto i soccorsi, la scoperta della bimba con il volto nella polvere, il salvataggio, il trasporto all'ospedale di Afrin.
La storia era diventata così popolare da stimolare una richiesta di adozione in tutto il mondo. I Caschi bianchi siriani, i soccorritori di quell'area controllata dalle forze avverse alla Siria di Bashar al-Assad, avevano raccontato di un tentativo di rapimento da parte di mercanti legati al regime di Damasco, ma non era facile verificare la bontà di quell'accusa in un territorio dove dodici anni di guerra hanno iniettato odio nel sangue e nelle parole.
Della piccola Aya, battezzata così, "Il miracolo", in ospedale, si era preso cura il pediatra Hani Marouf e la moglie del direttore sanitario, che, già madre di una bambina di quattro mesi, aveva chiesto di poter allattare anche Aya. Lo stesso dottor Marouf aveva avuto problemi nella gestione del reparto Maternità, sottoposto a una forte pressione per il terremoto e anche per la presenza, diventata ingombrante, della bambina salvata a fianco alla madre morta.
Di fronte a questo mulinare di richieste e insidie, l'ospedale ha chiesto allo zio presunto di sottoporsi alla prova del Dna e il risultato è stato che, sì, c'erano affinità consanguinee tra lui e la bambina. Zio Khalil l'ha ribattezzata Afraa e quando le sue condizioni l'hanno permesso - la neonata era arrivata in ospedale in ipotermia, la respirazione rallentata, piena di tagli e lividi - l'ha portata con sé. In una nuova casa. "È una dei miei figli", ha detto all'Associated Press, "non ci sarà alcuna differenza. La bimba rappresenta la memoria dell'intera famiglia che ho perduto".
Anche la casa dello zio Khalil e di sua moglie, Hala, è una delle cinquanta distrutte dal terremoto a Jindires. Tutti, e adesso anche la piccola Afraa, vivono dai cugini. Hala, tra l'altro, ha appena dato al mondo, tre giorni fa, una bimba.