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A Varsavia la trincea di Biden: “Noi per la libertà, stop al tiranno”

Nella capitale polacca il presidente Usa ribalta le accuse del Cremlino: “Non siamo stati noi ad attaccare, è Putin che ha scelto la guerra”
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VARSAVIA -  Da una parte un tiranno bugiardo, pronto a commettere crimini contro l'umanità pur di soddisfare la sua brama di terra e potere. Dall'altra le persone che amano libertà e democrazia in tutto il mondo, impegnate in una prova epocale per difendere un sistema che esalta e onora la vita, invece di schiacciarla. Joe Biden non sarà un oratore che avrebbe battuto Cicerone, ma il modo in cui pone i termini della sfida in corso per il futuro dell'umanità, durante il discorso a Varsavia per l'anniversario dell'invasione dell'Ucraina, impone a tutti di farsi l'esame di coscienza e scegliere da che parte stare.

Perché questo non è più il tempo delle esitazioni, le incertezze, le furbizie per tenere il piede in due scarpe, sperando di aggrapparsi comunque al carro del vincitore. È un tempo che invece ricorda le scelte a cui furono obbligati i nostri padri, quando il mondo si ritrovò sull…

VARSAVIA -  Da una parte un tiranno bugiardo, pronto a commettere crimini contro l'umanità pur di soddisfare la sua brama di terra e potere. Dall'altra le persone che amano libertà e democrazia in tutto il mondo, impegnate in una prova epocale per difendere un sistema che esalta e onora la vita, invece di schiacciarla. Joe Biden non sarà un oratore che avrebbe battuto Cicerone, ma il modo in cui pone i termini della sfida in corso per il futuro dell'umanità, durante il discorso a Varsavia per l'anniversario dell'invasione dell'Ucraina, impone a tutti di farsi l'esame di coscienza e scegliere da che parte stare.

Perché questo non è più il tempo delle esitazioni, le incertezze, le furbizie per tenere il piede in due scarpe, sperando di aggrapparsi comunque al carro del vincitore. È un tempo che invece ricorda le scelte a cui furono obbligati i nostri padri, quando il mondo si ritrovò sull'orlo dell'abisso aperto dai fascismi. Lo conferma Putin, che indebolito dall'inaspettato fallimento dell'invasione dell'Ucraina invoca la violazione dei trattati sulle armi nucleari, ma anche il cinese Xi, che secondo il Wall Street Journal si prepara ad andare a Mosca, forse per riportare alla ragione il suo alleato, o magari incoraggiarlo a proseguire lungo la strada della distruzione.

Davanti al Castello Reale, nel giardino affollato anche da bambini risparmiati dall'inverno mite, Biden promette che "il nostro supporto per l'Ucraina non vacillerà, la Nato non verrà divisa, e non ci stancheremo. La codarda bramosia di Putin per la terra e il potere fallirà". Risponde al capo del Cremlino, dandogli del bugiardo: "L'Occidente non stava complottando un attacco alla Russia. Questa guerra non è mai stata una necessità, è una tragedia. Putin ha scelto di farla. E ogni giorno che continua è una sua scelta". Ma la differenza tra i due fronti è evidente: "Se Putin smette di combattere, la guerra finisce; se smette Zelensky, l'Ucraina finisce". Biden rilancia le accuse a Mosca sui crimini di guerra: "Ha preso di mira i civili con la morte, ha usato gli stupri come arma, ha rubato i bambini ucraini per togliere il futuro al Paese, ha preso di mira stazioni ferroviarie, ospedali, reparti di maternità, scuole e orfanotrofi. Chiederemo conto ai responsabili dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi".

Davanti a tanta brutalità, il capo della Casa Bianca vede un'unica risposta possibile: "Gli autocrati capiscono solo una parola: no, no, no. Non prenderai il mio Paese, non prenderai la mia libertà". Ma questa fermezza richiede l'impegno di tutti: "L'invasione non ha messo alla prova solo l'Ucraina. Il mondo intero fronteggia un esame epocale. Putin pensava che quando i suoi carri armati hanno varcato il confine ci saremmo arresi. Pensava che gli autocrati sono più forti dei democratici. Ora non lo crede più, ma dubita della nostra fermezza".

Il presidente non si fa illusioni: "Ci sono ancora giorni duri davanti a noi, ma gli Usa e gli alleati non smetteranno di difendere l'Ucraina. Le democrazie del mondo resteranno a guardia della libertà oggi, domani e sempre". Ripete che "difenderemo ogni centimetro di territorio della Nato". Poi fa una promessa che suona come impegno solenne: "Un anno fa il mondo trepidava per la caduta di Kiev: ora posso riportarvi che resiste con forza. La Russia non prevarrà mai". Finisce con i bambini che salgono sul palco sventolando le bandierine di Usa, Polonia e Ucraina, al suono di A Sky Full of Stars dei Coldplay.

Il segretario di Stato Antony Blinken boccia così l'affondo di Putin sul trattato Start: "È profondamente infelice e irresponsabile". L'ultima volta che Mosca si era impegnata in una corsa al riarmo con Washington era implosa l'Urss, e non c'è motivo di pensare che oggi finirebbe diversamente. Un'autorevole fonte della Casa Bianca però dice che in realtà si aspettavano di peggio, perché tre giorni fa Mosca aveva convocato l'ambasciatore Usa per anticipare che Putin avrebbe fatto un grave annuncio. Temevano il ritiro dallo Start, e quindi il semplice passo di sospenderlo viene visto come un segno di debolezza.

La visita di Xi a Mosca preoccupa, ma finirà per indebolirlo, perché gli farà perdere qualsiasi credibilità come mediatore, sommata alle prove in arrivo dei tentativi della Cina di aiutare militarmente la Russia. Quanto all'Ucraina, Washington ritiene che gli F-16 al momento non siano necessari, ma sono diventati un "meme" politico. Magari tra sei mesi Biden li concederà, come ha fatto con i carri armati Abrams, se da essi dipendesse la tenuta dell'alleanza occidentale. Discorso diverso per i missili a lungo raggio, su cui c'è una conversazione aperta, però gli Usa temono che vengano usati per colpire il territorio russo, scatenando la rappresaglia di Putin.

La Crimea è la linea rossa del Cremlino e se Zelensky cercasse di riconquistarla ci sarebbe una reazione, magari anche nucleare. Però ha luce verde per colpire gli obiettivi militari nella penisola, come le basi per i droni, con armi che ha sviluppato da solo. Washington non vede ora alcuno spiraglio per un negoziato di pace, che Putin rifiuta perché pensa ancora di poter vincere, soprattutto grazie al fatto che ha più uomini e nessuno scrupolo a sacrificarli. Però gli ucraini lo hanno capito, sanno che sarà una guerra lunga, e al momento la prospettiva più realistica è lo stallo. Comunque un fallimento, per il tiranno.