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Ucraina, il viceministro della Difesa britannico: “La crisi di Wagner? La Russia è disperata”

Per le strade di Bakhmut (reuters)
Parla James Heappey: "La guerra continuerà finché ce ne sarà bisogno". Ma chiude alla cessione dei jet a Kiev
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LONDRA - “La guerra continuerà finché ce ne sarà bisogno”, la “crisi dei Wagner dimostra quanto sia disperato l’esercito di Vladimir Putin nella guerra in Ucraina”, “le offensive russe stanno fallendo”. E poi il no dei jet per Kiev “anche perché necessiterebbero militari alleati in Ucraina" e un avvertimento alla Cina. In un briefing al Ministero della Difesa a Londra con alcuni rappresentanti della stampa straniera, parla James Heappey, 42 anni, viceministro della Difesa britannica con delega alle Forze Armate. Il Regno Unito, massimo sostenitore di Kiev in Europa, ha speso oltre 2,5 miliardi l’anno scorso in aiuti militari e umanitari per l’Ucraina e farà lo stesso nel 2023.

Viceministro Heappey, quanto dovrà aspettare Kiev per avere i jet che chiede Zelensky?

“In teoria non ci vuole niente a dare l’ok. Ma la realtà è ch…

LONDRA - “La guerra continuerà finché ce ne sarà bisogno”, la “crisi dei Wagner dimostra quanto sia disperato l’esercito di Vladimir Putin nella guerra in Ucraina”, “le offensive russe stanno fallendo”. E poi il no dei jet per Kiev “anche perché necessiterebbero militari alleati in Ucraina" e un avvertimento alla Cina. In un briefing al Ministero della Difesa a Londra con alcuni rappresentanti della stampa straniera, parla James Heappey, 42 anni, viceministro della Difesa britannica con delega alle Forze Armate. Il Regno Unito, massimo sostenitore di Kiev in Europa, ha speso oltre 2,5 miliardi l’anno scorso in aiuti militari e umanitari per l’Ucraina e farà lo stesso nel 2023.

Viceministro Heappey, quanto dovrà aspettare Kiev per avere i jet che chiede Zelensky?

“In teoria non ci vuole niente a dare l’ok. Ma la realtà è che si tratterebbe di un impegno colossale in termini di logistica, aviazione, missione. Tutte queste cose richiedono uno sforzo enorme e forze sul campo per addestrare rapidamente i piloti locali. Ciò significherebbe avere militari alleati sul territorio dell'Ucraina: donare jet di quarta o quinta generazione significa trasferire anche proprio soldati sul campo. In ogni caso, addestreremo piloti di caccia ucraini qui nel Regno Unito, ma si tratta di una cosa diversa: ciò si riferisce all’addestramento in vista del dopoguerra. Le due cose non vanno confuse. In ogni caso, come ha ripetuto il primo ministro britannico Rishi Sunak, “nulla è escluso” per il futuro. Il primo Paese che farà questo passo incoraggerà sicuramente altri”.

Ci sono state trattative con l’Italia per la eventuale fornitura di aerei all'Ucraina in futuro, in particolare i cacciabombardieri Tornado (prodotti da Regno Unito, Italia e Germania) o Eurofighter della prima serie?

“Assolutamente no, e con nessun altro governo. Addestrare i piloti non significa una fornitura di jet nell’immediato all'Ucraina. Non c’è alcun segnale da parte anche di altri governi al momento”.

Quando parla di offensiva di successo degli ucraini nel 2023, a cosa si riferisce? Anche alla riconquista della Crimea?

“Non parlo di obiettivi geografici, perché sarebbe controproducente. L’anno scorso gli ucraini hanno resistito in maniera eccezionale e ora bisogna sfruttare il momento. Sono sicuro che nel 2023 Kiev riguadagnerà altro terreno, mostrando come la Russia sia incapace di rifornirsi e di prendere decisioni efficaci”.

Che cosa ne pensa dell’annuncio di Putin di uscire dal trattato anti nucleare “New Start"?

“Ovviamente dichiarazioni simili destano allarme perché mettono in discussione la stabilità e la sicurezza internazionale post Guerra Fredda. Ma ciò non ci deve distrarre dal fatto che l’Ucraina deve sfruttare il momento favorevole, mentre Putin cita il nucleare soprattutto quando è in grossa difficoltà”.

Quanto siete preoccupati che la Cina possa fornire aiuti militari alla Russia?

“Il presidente americano Biden l’ha detto chiaramente: Pechino non dovrebbe mettersi in una simile situazione di fornire aiuti letali a Mosca. Sarebbe un errore”.

Che informazioni ha sul gruppo Wagner, i mercenari di Putin che ora sembrano in grossa difficoltà? 

“Ci sono tre Wagner: gli ex caporali russi falliti che combattono come mercenari nell’Africa subsahariana, come quinta colonna della politica estera della Russia in quelle zone che desta preoccupazione in molti Paesi europei; poi ci sono i combattenti reclutati in Siria che sono stati collocati in Libia e che sono molto destabilizzanti nella regione; infine, ci sono i galeotti che Mosca utilizza in Ucraina, impreparati e disarmati: dimostrano come sia disperata la Russia sul campo di battaglia”.