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La Wagner accusa di tradimento i vertici della Difesa e fa appello ai russi: "I nostri soldati muoiono, aiutateci a chiedere le munizioni all'esercito"

Evgenij Prigozhin, capo dei mercenari della Wagner (afp)
Il capo dei mercenari Prigozhin mostra le foto di decine di cadaveri allineati sulla neve nel Donbass: "I miei uomini uccisi come mosche". Duro scontro con il ministero guidato da Shojgu: "Vuole distruggerci"
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KIEV – Tutta la drammaticità della carneficina in corso a Bakhmut è in una sola foto, pubblicata sul canale Telegram del capo dei mercenari della Wagner, Evgenij Prigozhin: mostra decine di cadaveri allineati sulla neve, alcuni sono martoriati, altri completamente nudi. “I miei uomini muoiono come mosche”, urla in un audio accusando i vertici della Difesa russi. È una campagna martellante, da giorni li addita come responsabili di “alto tradimento” per aver lasciato che le sue truppe vengano distrutte al fronte nel Donbass senza il rifornimento delle munizioni con cui combattere, senza cibo né vanghe per scavare le trincee.

Quei corpi nella neve sono un’immagine che Repubblica ha deciso di non pubblicare per la sua efferatezza, ma essendo stata diffusa senza alcun filtro dal canale ufficiale della Wagner sta già facendo il giro della rete. Prigozhin la usa come una clava nella sua sfida alle istituz…

KIEV – Tutta la drammaticità della carneficina in corso a Bakhmut è in una sola foto, pubblicata sul canale Telegram del capo dei mercenari della Wagner, Evgenij Prigozhin: mostra decine di cadaveri allineati sulla neve, alcuni sono martoriati, altri completamente nudi. “I miei uomini muoiono come mosche”, urla in un audio accusando i vertici della Difesa russi. È una campagna martellante, da giorni li addita come responsabili di “alto tradimento” per aver lasciato che le sue truppe vengano distrutte al fronte nel Donbass senza il rifornimento delle munizioni con cui combattere, senza cibo né vanghe per scavare le trincee.

Quei corpi nella neve sono un’immagine che Repubblica ha deciso di non pubblicare per la sua efferatezza, ma essendo stata diffusa senza alcun filtro dal canale ufficiale della Wagner sta già facendo il giro della rete. Prigozhin la usa come una clava nella sua sfida alle istituzioni militari russe, che anche stamattina ha accusato dal suo canale Telegram di avere deliberatamente provocato la morte dei suoi combattenti affamati di munizioni. Secondo Prigozhin non è un caso, non è disorganizzazione né inefficienza: è un tentativo diretto di distruggere la sua compagnia militare privata.

La Wagner, attiva negli scenari di guerra di mezzo mondo dove esporta gli interessi più spregiudicati del Cremlino, è ovviamente un’arma preziosa per il presidente Vladimir Putin, che può usarla senza assumere la responsabilità diretta delle sue azioni. Ma proprio la visibilità e il potere dell’oligarca Prigozhin, il “cuoco di Putin” che ha raccolto enormi ricchezze con la ristorazione reinvestendole in uno dei più potenti eserciti privati al mondo, ha scatenato una tempesta di invidie di fronte agli insuccessi in serie collezionati dall’Armata rossa in Ucraina.

Gli uomini della Wagner stanno combattendo la battaglia per la città di Bakhmut, nel Donbass: da settimane è il fulcro delle operazioni belliche dell’intero fronte russo, l’unica evidenza di un tentativo di avanzata di primavera per ora ancora fantomatico; e sta costando un prezzo devastante in termini di vite umane gettate nel fango e nella neve. La Wagner fa il lavoro sporco, e lo ha fatto buttando sul campo di battaglia migliaia di ex detenuti riconvertiti a soldati senza alcuna formazione e senza alcuna motivazione: quella di uscire dal carcere è azzerata dal livello del rischio che, come mostra l’ultima fotografia pubblicata da Prigozhin, nel Donbass è elevatissimo. 

Ma la fortuna di Prigozhin, alleato informalmente con un altro falco dei campi di battaglia come il leader ceceno Ramzan Kadyrov, è in declino: il Cremlino stesso gli ha revocato il diritto di utilizzare i detenuti in battaglia, e lui accusa la Difesa di manovrare per rubargli il merito degli unici, costosissimi successi pagati con il sangue dei suoi uomini nel Donbass, l’unico scenario del fronte in cui i russi continuano lentamente ad avanzare.

Dunque ieri Prigozhin è sbottato su Telegram: non ci forniscono le munizioni perché “c’è semplicemente un'opposizione diretta in corso, e questo può essere equiparato ad alto tradimento. Il capo di Stato maggiore e il ministro della Difesa stanno dando ordini a destra e a sinistra, non solo di non fornire munizioni alla Wagner PMC, ma di non aiutarla con il trasporto aereo”.

I bastoni tra le ruote, insomma, glieli avrebbero messi nientemeno che il ministro Serghej Shojgu e il capo di Stato maggiore dell’esercito, Valerj Gerasimov. Gli hanno rifiutato, accusa, persino la fornitura richiesta di vanghe speciali per scavare le trincee: “Per loro gli uomini della Wagner devono morire quando conviene a loro”. Senza fare nomi, lunedì aveva accusato i funzionari della Difesa di negargli le forniture necessarie alla Wagner per una questione personale nei suoi confronti, dicendo che gli avevano chiesto di “scusarsi e obbedire” se voleva che le cose si rimettessero sui binari. Un messaggio inviato evidentemente al Cremlino, sperando che intervenga direttamente Putin a sbloccare la situazione. E Putin in qualche modo ha risposto, martedì, chiedendo che si ponesse fine alle lotte intestine: “Dobbiamo sbarazzarci di ogni conflitto tra dipartimenti, formalità, rancore, incomprensione e altre sciocchezze”, ha detto rivolto ai vertici militari.

Ma Prigozhin non si è fermato. Anzi, oggi ha alzato il tiro evocando l’aiuto della gente: “Se ognuno, ciascuno al proprio livello, si limitasse a dire ‘date le munizioni alla Wagner’, come già avviene sui social media, avremmo fatto un passo importante. Li costringeremo a farlo”. Un messaggio affiancato dalla foto terribile di tutti quegli uomini, sdraiati per sempre sulla neve del Donbass.